analisidoppia sfida: sanitaria ed economica

L'arrivo dei vaccini riuscirà a far ripartire l'economia?

La partita va giocata su due versanti: la velocità e l'efficacia. Se questi due elementi agiranno in contemporanea, la campagna di vaccinazione potrà avere effetti positivi sul ripristino del clima di fiducia già nel primo semestre del 2021

di Dino Pesole

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4' di lettura

La partita va giocata su due versanti entrambi decisivi: la velocità e l'efficacia. Se questi due elementi agiranno in contemporanea, la campagna di vaccinazione di massa potrà avere effetti positivi sul ripristino del clima di fiducia e dunque sull'economia già nel primo semestre del 2021. Poi a partire dall'autunno, se si riuscirà a immunizzare almeno il 70-80% della popolazione (com'è nelle aspettative del Governo) il ritorno alla normalità potrà favorire il consolidamento della ripresa. In caso contrario, se dovessero verificarsi ritardi e intoppi di vario tipo nella più imponente campagna di vaccinazione di massa mai realizzata finora, l'impatto sulla ripresa sarebbe decisamente più modesto. Il tutto nella consapevolezza che il ritorno ai livelli di crescita pre-Covid potrà avvenire non prima del 2022/2023. Per recuperare terreno dopo la profonda recessione del 2020 con il Pil in caduta del 9%, occorreranno infatti diversi trimestri consecutivi di crescita sostenuta. E da questo punto di vista saranno decisive altre due variabili connesse tra loro: l'evolvere della situazione politica (lo strappo annunciato di Italia Viva sul tema della governance del Recovery plan è ancora tutt'altro che superato) e la puntuale definizione e realizzazione dei progetti che verranno presentati a Bruxelles per ottenere i 209 miliardi del Recovery fund assegnati al nostro paese.

La distribuzione dei vaccini

La tabella di marcia prevede al momento l'arrivo di 470mila dosi di vaccino Pfizer a settimana. Il 4 gennaio è previsto il verdetto dell'Ema sul vaccino Moderna, cui potrebbero aggiungersene altri. Le polemiche che si stanno sviluppando in queste ore sulla decisione della Germania di aumentare le sue dosi di vaccino oltre il livello fissato dall'accordo Ue, dopo l'avvio simbolico e simultaneo il 27 dicembre della campagna di vaccinazione, non sono un buon segnale. Di tutto vi è bisogno in questo momento che di attivare una sorta di competizione tra i paesi europei ad accaparrarsi il maggior numero di dosi. Poi naturalmente occorre chiamare in causa la capacità tutta di casa nostra di sapere gestire un'operazione di tale portata. Da questo punto di vista al momento non si può che sospendere il giudizio in attesa che la campagna vaccinale cominci a entrare nel vivo. Quanto all'impatto sull'economia, è evidente la strettissima correlazione che intercorre tra la capacità di affrontare con efficacia e tempestività (anche in termini di comunicazione all'opinione pubblica) la campagna vaccinale e le prospettive di crescita nel breve e medio periodo.

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L'effetto “chiusure” andrà ad esaurirsi solo con il calo dei contagi

Sull'andamento dell'economia nell'anno che sta per chiudersi un effetto determinante lo hanno avuto prima il lockdown generalizzato della scorsa primavera, poi le chiusure di interi settori produttivi determinate dalla nuova impennata dei contagi da ottobre in poi. Solo in presenza di un sensibile abbassamento della curva dei contagi, si potrà evitare il ricorso a nuovi provvedimenti restrittivi. È una situazione di incertezza destinata a perdurare ancora per qualche mese. Nell'immediato non si può che registrare la frenata del Pil nell'ultimo trimestre dell'anno, con annesso il suo “trascinamento” negativo sui primi mesi del nuovo anno. Al momento è arduo ipotizzare che si possa realizzare nel 2021 l'atteso “rimbalzo” del 6% previsto dalla Nadef di settembre. Se effettivamente la campagna vaccinale seguirà senza intoppi il timing prefissato (e anzi potrà essere ulteriormente rafforzata dall'arrivo di nuovi vaccini), è possibile che si possa conseguire nel prossimo anno un tasso di crescita decisamente più sostenuto rispetto allo “scenario più avverso” previsto a livello di ipotesi dallo stesso Governo: 1,8%, con un impatto non da poco sui conti pubblici: deficit all'11,5% nel 2020 e al 7,8% nel 2021, e debito che sia pur in discesa rispetto al picco del 158% atteso nel 2020 (in aumento di 23,4 punti su base annua) , risulterebbe di oltre 4 punti percentuali in aumento rispetto all'andamento tendenziale. La stessa previsione di un debito in discesa al 155,6% nel 2021 si basa su un “denominatore” (il Pil appunto) in aumento del 6%.

Stime in ribasso

Come osserva l'Ufficio parlamentare di Bilancio nel suo ultimo Rapporto sulla politica di bilancio, il peggioramento congiunturale aggrava le prospettive sul 2021. “Anche prefigurando un rapido recupero ciclico a partire dalla primavera, grazie anche al miglioramento del clima economico a seguito dell'avvio della campagna vaccinale, appare difficile realizzare laprevisione programmatica del Governo di una crescita del Pil del 6 per cento. Stima, quest'ultima, che incorpora l'incremento pari all'1% rispetto allo scenario tendenziale atteso dalle misure “espansive” contenute nella legge di Bilancio e dai primi effetti del Recovery Fund europeo. Con riferimento alle stime relative alla crescita 2021, la Banca d'Italia non si spinge oltre il 3,5%, contro il 4,3% dell'Ocse e il 4,1% della Commissione europea. Nelle diverse previsioni si pone in luce come nella seconda metà del prossimo anno la spinta più rilevante alla crescita dovrebbe essere garantita proprio dalle prime tranche del Next Generation EU nella componente delle sovvenzioni che dovrebbe consentire – osserva l'Upb - di incrementare notevolmente gli investimenti materiali e immateriali della PA, aumentare la spesa per ricerca, istruzione e formazione, nonché stimolare maggiori investimenti privati, senza che ciò comporti indebitamento aggiuntivo. Si tratta evidentemente di una scommessa, che si intreccia a filo diretto con l'avvio e la successiva, graduale implementazione della campagna vaccinale. Il margine ulteriore di incertezza si concentra sull'evoluzione della pandemia. Se, come è certamente auspicabile, le restrizioni tenderanno nei prossimi mesi a esaurirsi proprio grazie alla progressiva diffusione dei vaccini, il beneficio per le attività produttive e per l'economia reale in generale non tarderà a manifestarsi. Altro scenario si aprirebbe qualora i tempi per raggiungere l'immunità di massa si mostrassero più lunghi del previsto.


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