il mercato cinese

L’art weekend di Pechino diventa sempre più internazionale

di Nicola Zanella


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Taikang Art Space

4' di lettura

Pechino, ha 22 milioni di abitanti, un’estensione geografica pari a metà del Belgio e di conseguenza un'estrema dispersione spazio-temporale, gioco forza, queste condizioni hanno portato allo sviluppo di due distretti artistici, il 798 Art District e il Caochangdi District, non distanti uno dall'altro, in cui hanno sede la maggior parte delle più importanti gallerie di arte contemporanea della città, oltre che a fondazioni, collezioni corporate e spazi indipendenti. In questi due distretti, più vicini all'aeroporto che a piazza Tienanmen, molto ben delimitati e con tanto di sbarra d'entrata si sono concentrati la quasi totalità degli eventi e delle attrazioni del Gallery Weekend Beijing, alla sua terza edizione, in cui si contano 27 realtà coinvolte. La novità di quest'anno è la partnership con lo Zurich Art Weekend , che ha portato vari scambi ed iniziative con la manifestazione svizzera. Due delle principali gallerie di Zurigo Eva Presenhuber e Mai 36 hanno aperto degli avamposti temporanei all'interno del 798 Art District, la prima con una mostra della pittrice americana Shara Huges (Atalanta, 1981), il secondo con una presentazione di opere pittoriche dell'artista cubano Michèl Perez Pollo (Manzanillo, 1981). Le quotazioni di Huges raggiungono i 30-45mila dollari per opere di medio-grandi dimensioni, le opere di Pollo sono in vendita con un range di prezzo dai 40 ai 60mila dollari. Markus Richgasser direttore della galleria Presenhuber, soddisfatto per le vendite fin dai primi giorni di apertura, motiva la partecipazione al Beijing Art Weekend con il tentativo di incontrare nuovi collezionisti di Pechino e ricevere una buona visibilità che sia d'aiuto nell'imminente Art Basel Hong Kong . Terza galleria svizzera, ma che a Pechino ha una sede permanente è Urs Meile , che per l'occasione mette in scene una mostra personale Wang Xingwei (Shenyang, 1969), artista ironico e spesso polemico con il potere, i dipinti, raggiungono quotazioni alte fino a sfiorare il milione di dollari per una serie di quattro dipinti che raffigurano in maniera grottesca alcuni politici recentemente arrestati per corruzione, in questo caso le opere esposte non potevano essere fotografate, insomma massima libertà d'espressione purché ben confinata. Ottimo il riscontro commerciale.

Altra forza propulsiva dell'incontro Pechino-Zurigo, pare essere Uli Sigg, ampiamente pubblicizzato come il più importante collezionista occidentale di arte contemporanea cinese svolge ora un ruolo di ambasciatore della stessa nel mondo.
Tra le altre gallerie presenti nel distretto, Galleria Continua, prima galleria occidentale ad aprire all'interno del 798 Art District e che sicuramente ne ha segnato l'evoluzione, ha presentato il solo show “Ya Rayah” dell'artista franco-marocchina Leila Alaoui (Parigi, 1982) con opere fotografiche di dimensioni mastodontiche. PIFO gallery , galleria cinese che per prima ha iniziato ad esporre artisti occidentali enstablished, per l'occasione presenta Franz Ackermann con opere pittoriche e wall-drawing, prezzi dai 35mila ai 280mila euro, il fondatore è Xinyou Wang, noto imprenditore e collezionista riconvertito a gallerista. Nel Caochangdi district una delle mostre più rilevanti era il solo show di Li Jin (Tianjin, 1958) alla galleria INK Studio , presentate sia opere recenti che storicizzate, Li Jing è uno degli artisti contemporanei più presenti nelle collezioni cinesi, in bilico tra l'astratto e una figurazione naif difficilmente incontrerebbe il gusto di collezionisti internazionali, ma in un paese di un miliardo di abitanti con l'economia in crescita il concetto di internazionale è di importanza relativa. Le opere con prezzi dai 10mila ai 200mila dollari, andranno facilmente vendute e il gallerista si può permettere il lusso di concederle a soli collezionisti a lui noti per evitare la dispersione dei lavori in caso di successive retrospettive.
Tra gli spazi no profit vi era di valore la mostra personale di Doug Aitken (California, 1968) organizzata dalla Faurschou Foundation , fondazione privata danese con sede permanente anche a Pechino dal 2015, in mostra installazioni luminose e video futuristici che riflettono sull'evoluzione della società in un futuro governato dall'intelligenza artificiale, l'artista fa parte della scuderia di Eva Presenhuber. Infine una overview sugli artisti cinesi emergenti nel progetto «Hic Sunt Loenes» curato da Lu Mingjun organizzato direttamente dal Gallery Weekend nel settore Up&Coming, era una sorta di riassunto sugli artisti cinesi di ricerca e più innovativi, di cui seguire l'evoluzione, anche a livello di mercato. Molti i video presenti in mostra come quelli emozionali di Shen Xin (1990) o i dipinti figurativi e sottilmente drammatici di Tang Dayao (1984).

L’arte a Pechino

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I partner. A livello economico il Gallery Weekend è stato sostenuto come sponsor principale da Taikang , compagnia di assicurazione e di servizi finanziari con un fatturato di 24 miliardi di dollari, fondata da Chen Dongsheng, uno dei maggiori collezionisti cinesi. Taikang ha inoltre creato nel 798 district uno spazio espositivo permanente, il Taikang Space in cui sono esposte le opere della collezione corporate, quasi tutte di artisti cinesi. Come noto Taikang possiede il 13,5% della casa d'asta Sotheby's , un ritorno non solo di immagine. A livello di media, invece, il partner principale era la rivista Frieze , e visto che Frieze, la fiera, ancora non ha un avamposto asiatico, il Gallery weekend di Pechino diventa importante per tenere il passo di Art Basel e nel frattempo fare incetta di inserzionisti pubblicitari per il ramo editoriale.
Il Beijing Art Weekend è quindi un complesso puzzle di interessi contrapposti ma in armonia, l'apertura verso l'estero sembra più dettata dalla ricerca di prestigio che di capitali: così Pechino vuole competere con Shangai e Hong Kong anche a livello di arte contemporanea e quindi di percezione generale del brand-città. Qui i collezionisti sono numerosi quanto o forse più di quelli delle città costiere, ma considerati più tradizionalisti. Spazi commerciali e no profit coesistono perfettamente e comunque entrambi fanno sold out. Lo Yin e lo Yang, ossia l'armonia degli opposti, non per nulla sono elementi cardine della cultura cinese.

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