nuovi modelli culturali

L’Art Weekend stimola il rinnovamento dell’arte a Zurigo

In tempi di Covid il formato del Gallery Weekend vince sulle fiere. Da Zurigo a Berlino passando per Monaco e Vienna le gallerie inaugurano mostre e accolgono i visitatori, evitando assembramenti e risparmiando sui costi

di Silvia Anna Barrilà

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Marc Bauer presso Peter Kilchmann Zurigo, Courtesy Peter Kilchmann Zurigo

6' di lettura

Con le fiere al palo l'alternativa sembra essere il Gallery Weekend. Dopo quello di Vienna di inizio settembre, lo scorso fine settimana si sono svolti contemporaneamente quello di Berlino, dove è in corso anche l'11ª edizione della Biennale , quello di Monaco di Baviera, intitolato Various Others , e quello di Zurigo , che aveva spostato le date da giugno a settembre per coincidere con Art Basel e, invece, adesso si è svolto autonomamente. Questa settimana è la volta della stessa Basilea con Kunsttage Basel (17-20 settembre). Per l'occasione Gagosian apre a Basilea uno spazio permanente (finora è stato un pop-up durante Art Basel).

I vantaggi del Gallery Weekend
D'altro canto, il formato del Gallery Weekend ha alcuni vantaggi innegabili rispetto alle fiere: si evitano gli assembramenti in un luogo chiuso, per le gallerie è un bel risparmio in termini di affitto degli stand e spese di trasporto, si può apprezzare meglio l'opera contestualizzata negli spazi della galleria, e anche per la città significa turismo culturale e l'occasione per vivacizzare la propria offerta. Si è visto a Zurigo, dove attualmente, secondo molti, la scena artistica si è un po' adagiata, diventando alquanto autoreferenziale e ferma sugli stessi schemi. Zurich Art Weekend ha offerto l'occasione per lanciare nuove iniziative e cercare un rinnovamento all'interno di quelle già esistenti.

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Art weekend nelle gallerie di Zurigo

Art weekend nelle gallerie di Zurigo

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Nuovi spazi a Zurigo
Tra le novità, un nuovo programma che nasce dall'iniziativa di tre italiani: Marco Mucci, Matteo Pomati e Francesco Tenaglia. Si tratta di Sgomento , una realtà editoriale già esistente, che adesso attiva una serie di iniziative a Zurigo fino all'estate 2021, con l'intento di mostrare artisti estranei al circuito locale, in cui le scelte ricadono spesso sui nomi svizzeri, e di proporre nuovi formati. La prima iniziativa è una mostra con opere di David Horvitz, artista già ben noto in Italia rappresentato da Chert Lüdde, Vera Lutz, artista tedesca, allieva di Jutta Koether, con cui il gallerista viennese Felix Gaudlitz ha inaugurato la sua galleria due anni fa, e Susan Howe, classe 1937, protagonista della poesia concreta newyorkese negli anni 70.

Alla ricerca di formati innovativi anche i nuovi curatori della Shedhalle , un'istituzione storica di Zurigo, che quest'anno festeggia 40 anni di attività, e che ora tenta il rilancio sotto la direzione di Thea Reifler e Philipp Bergmann. I due, attenti soprattutto alle tematiche del femminismo e della performance, intendono trasformare l'istituzione in un contenitore in continua evoluzione, in cui le esposizioni non sono qualcosa di statico, ma in divenire, “come una mostra che apre mentre è ancora in fase di allestimento” spiegano. Anche l'opera con cui hanno inaugurato il loro percorso è un lavoro in divenire, “Remain Calm” del giapponese Nile Koetting, già mostrata al Palais de Tokyo e al Centre Pompidou x West Bund Museum a Shanghai.

Nuovo è anche lo spazio Vera Wessells, una singola vetrina su strada che nasce su iniziativa di Olga Generalova e Benedikt Bock per offrire una piattaforma espositiva agli artisti emergenti svizzeri e internazionali. La prima invitata a partecipare è Johanna Kotlaris, svizzera, classe 1988, che presenta un wall drawing dalla serie “The Distance Between”, che riflette su una serie di distanze fisiche e concettuali.

La giovane galleria Suns.Works di Lorenzo Bernet, invece, ha aperto a dicembre 2019 con un approccio multidisciplinare che avvicina arte e musica. Durante l'Art Weekend ha allestito un dialogo tra la giovane francese Marie Matiusz, classe 1994, e il tedesco Matthias Schaufler, 30 anni più anziano, attivo nella scena di Colonia degli anni 90 (prezzi per Marie Matiusz da 1.200 e per Matthias Schaufler da 25.500 franchi).

Gallerie in espansione
Anche la nota galleria Tel Aviv Sommer Contemporary Art , la più importante per l'arte contemporanea in Israele, ha aperto di recente un pop up a Zurigo all'interno di un appartamento in pieno centro. Un ambiente domestico in cui sono perfettamente inserite le sculture di Nina Beier, danese, classe 1975: dei lavandini anni 70 che richiamano delle voluttuose forme femminili. Il riferimento è amplificato dalla presenza di due performer: due donne incinte in cappotto color cammello sedute sul divano a guardare un punto definito nell'infinito (prezzi per le sculture tra 6.000 e 12.000 euro). Un'altra galleria top, Karma International , ha inaugurato un nuovo spazio di fronte alla propria sede con una collettiva di artisti della galleria. All'interno della sede principale, invece, sono in mostra i collage di Elisabeth Wild, scomparsa all'inizio di quest'anno all'età di 98 anni. Una mostra molto apprezzata dal pubblico e dai collezionisti, curata da Adam Szymczyk, che è un suo sostenitore. È stato lui a scoprirla ed esporre i suoi lavori – collage con figure geometriche ritagliate dalle riviste patinate da 7.000-10.000 franchi – a partire dal 2011 fino a Documenta nel 2014, insieme a quelli della figlia dell'artista, Vivian Suter, ora anche lei nota al pubblico internazionale.

La qualità dell'offerta
Elevata anche la qualità delle altre gallerie note di Zurigo. Da Gregor Staiger , che attualmente ha uno spazio espositivo a Milano, è allestita la quarta mostra in galleria di Vittorio Brodmann, nato nel 1987 a Basilea, un artista con cui la galleria ha iniziato a lavorare subito dopo il completamento dell'accademia e che si è sempre distinto per formati atipici e per la sua originalità. Nonostante il successo, infatti, Brodmann continua a rinnovare il proprio stile, anzi le conferme del mercato sono per lui uno stimolo ad interrogarsi sulla propria arte (prezzi da 5.000 a 25.000 franchi). “Siamo soddisfatti della risposta dei collezionisti sia in questa occasione, che nei confronti della mostra a Milano” spiega Gregor Staiger. “Siamo ottimisti sul futuro”. Sempre all'interno del Löwenbräu-Areal, un complesso ex-industriale adibito a spazio per l'arte che, però, ha perso un po' della sua vivacità, è presente la mega-galleria Hauser & Wirth con due mostre di nuovi lavori di Rita Ackermann (55.000-350.000 dollari) e Matthew Day Jackson (5.000-175.000 dollari). In un'altra zona ex-industriale, la galleria Peter Kilchmann ha inaugurato tre personali: quella dell'americano Paul Mpagi Sepuya, un nuovo ingresso nella scuderia della galleria, che indaga l'identità queer e la rappresentazione del corpo nero attraverso la fotografia concettuale e l'autoritratto (4.000-20.000 franchi); quella di John Coplans, che Kilchmann ha mostrato già negli anni ’90 e che costituisce un contrappunto sul tema della rappresentazione del corpo maschile attraverso la fotografia (15-45.000 dollari); e quella dello svizzero Marc Bauer, un artista che ha appena ricevuto il prestigioso premio svizzero Prix Meret Oppenheim 2020 attualmente in mostra alla Berlinische Galerie in seguito alla vincita del Gasag Art Prize 2020 (10.000-20.000 franchi). Al piano di sotto, un'altra galleria storica di Zurigo, Eva Presenhuber , mostra sculture monumentali di Ugo Rondinone di una serie che contemporaneamente è in mostra anche da Esther Schipper a Berlino e da Gavin Brown a Roma.

Nell'edificio di Mai 36 Galerie , non lontano dalla Kunsthaus Zürich , due piani sono dedicati ad una retrospettiva di 50 anni di carriera di Matt Mullican (prezzi 5.000-110.000 franchi), mentre un altro piano è occupato da una mostra che mette in dialogo tre artisti il cui lascito è trattato dalla galleria: l'italiano Luigi Ghirri, Christian Lindow e Daan Von Golden.

Come funziona
Giunto alla terza edizione, il l' Art Weekend di Zurigo si sostiene in parte con le quote di partecipazione (non rivelate dall'organizzazione, secondo indiscrezioni non confermate intorno ai 500 euro per gli spazi non-profit e 2.000 euro per le gallerie), il resto viene finanziato dalla città di Zurigo e dalla banca private Mirabaud . A causa del Covid, altri possibili sponsor sono saltati. Il numero dei partecipanti è rimasto più o meno invariato rispetto al 2019: dieci istituzioni, 24 gallerie e 11 spazi non-profit, ai quali quest'anno si sono aggiunti tre editori. L'organizzazione è, infatti, attenta a mantenere la qualità: c'è una commissione accademica per gli spazi istituzionali e una commissione selezionatrice per le gallerie e gli spazi non-profit. Ne fanno parte i membri fondatori: Victor Gisler della galleria Mai 36, Marie Lusa e Gregor Staiger della galleria Gregor Staiger, Eva Presenhuber dell'omonima galleria e Scipio Schneider dello spazio non-profit Acrush . La direttrice è Charlotte von Stotzingen. Un accento particolare viene posto sia sulla multidisciplinarietà dell'evento – quest'anno sono stati organizzati una serie di incontri, trasmessi anche online, sul tema arte e scienza in collaborazione con la prestigiosa università ETH – sia sull'aspetto multiculturale. Infatti il weekend collabora con il Gallery Weekend di Pechino , con il quale organizza talk e visite reciproche (quest'anno, chiaramente, saltate). La prossima edizione dovrebbe essere a giugno. Chissà se, come gli altri anni, sarà preludio ad Art Basel , oppure confermerà la propria autonomia sulle fiere.

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