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L’arte africana contemporanea da Londra a Milano

Cresciuti fino al 200% i prezzi degli artisti del continente e della diaspora. A Londra Kara Walker protagonista alla Tate, inaugurata la prima sede di Goodman Gallery e le proposte della fiera 1:54. Prossimamente la’sta di Sotheby’s mentre a Milano Lorenzelli Arte inaugura mostra di Serge Attukwei Clottey

di Silvia Anna Barrilà


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Serge Attukwei Clottey, Courtesy Lorenzelli Arte Milano, ©Nii Odzenma

5' di lettura

L'opera monumentale di Kara Walker installata nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra è stata uno degli highlight della settimana di Frieze . In mostra fino al 5 aprile 2020, è una scultura pubblica di grandi dimensioni sotto forma di fontana, che sovverte la normale funzione celebrativa del monumento, in particolare di quello dedicato alla Regina Vittoria davanti a Buckingham Palace. Invece di celebrare l'impero britannico, la nota artista afroamericana, classe 1969 (rappresentata da Sikkema Jenkins & Co di New York), critica la storia coloniale inglese e usa il tema dell'acqua della fontana, solitamente giocoso, per fare riferimento al commercio transatlantico degli schiavi e ai destini tragici di milioni di neri. Un tema quantomai attuale. I gruppi scultorei all'interno dell'opera riprendono motivi dell'arte inglese da Turner a Hirst, mentre la dea della Vittoria in cima al monumento è sostituita da una sacerdotessa caraibica che sprizza acqua in un atto di celebrazione, gioia e liberazione.

Londra vetrina dell'arte africana. Non è l'unica espressione dell'arte contemporanea africana e della diaspora a Londra in questo inizio ottobre. Nonostante l'imminente Brexit, infatti, ha aperto nella capitale inglese il 3 ottobre la prima sede al di fuori del continente africano di Goodman Gallery , un punto di riferimento per l'arte africana dal 1966. “L'idea di aprire uno spazio a Londra ha fatto parte della mia visione sin da quando ha acquisito la proprietà della Goodman Gallery nel 2008” ha dichiarato ad Arteconomy24 Liza Essers, proprietaria e direttrice della galleria. “Londra è e rimane un importante centro dell'arte internazionale sia in termini di mercato che di contenuti. La galleria, sin dalla sua fondazione durante l'apartheid, ha una missione di cambiamento sociale, che proseguirà a Londra. Arrivando nel Regno Unito in questo momento turbolento, credo che la galleria e i suoi artisti abbiano ancora di più da offrire al pubblico locale ed europeo in un contesto come quello attuale, in cui assistiamo a divisioni sociali e disordini crescenti. La mostra inaugurale sul tema della guarigione sociale affronta direttamente alcuni di questi problemi attraverso l'importante lavoro di artisti dall'Africa, dalla Diaspora e dal Sud globale”.

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Gli artisti emergenti da seguire. La galleria era anche presente a Frieze con uno stand che ogni giorno è stato cambiato per mettere in dialogo due artisti di diverse generazioni (prezzi da 10.000 a 450.000 euro). Lavori di nomi ben noti come William Kentridge, Yinka Shonibare CBE e Sue Williamson sono stati esposti accanto a emergenti come Kapwani Kiwanga, classe 1978, nata in Canada e di base a Parigi, vincitrice di premi come il Sobey Art Award e il Frieze Artist Award 2018, che indaga fatti storici per rivelare il loro impatto sulla comunità (prezzi 5.500-180.000 euro), oppure Misheck Masamvu, classe 1980, pittore che commenta la situazione socio-politica dello Zimbabwe post-indipendenza (prezzi 9-60.000 dollari), o ancora Tabita Rezaire, classe 1989, della Guyana francese, che affronta la guarigione post-coloniale attraverso la tecnologia contemporanea (prezzi 4.500-60.000 dollari).

La fiera 1:54. Un'altra occasione per scoprire l'arte contemporanea africana è stata, sempre a Londra dal 3 al 6 ottobre, la fiera 1:54 , giunta alla settima edizione, con 45 gallerie che esponevano opere di 140 artisti africani a partire da 1.000 fino a 125.000 sterline per un'opera di Yinka Shonibare, di cui il gallerista James Cohan ha subito venduto, il primo giorno, opere da 16.000 e 85.000 dollari. Anche altri galleristi sono rimasti soddisfatti registrando il tutto esaurito, per esempio Smith di Città del Capo, mentre Vigo Gallery di Londra ha venduto per 56 piccoli disegni di Ibrahim El-Salahi che l'artista novantenne realizza come antidoto contro il suo mal di schiena, oltre a diverse sue tele. La fiera, visitata da 18.000 persone, è certamente un luogo di scoperta di una scena poco nota e di nomi nuovi, anche se rimane molto caratterizzata da un'estetica prevalente - legata all'uso di materiali di recupero, al tessuto, così come al ritratto fotografico -, che la rende piuttosto simile di edizione in edizione.
“Da quando abbiamo iniziato la fiera abbiamo visto un'enorme crescita dell'interesse per l'arte africana da parte di musei e privati” ha dichiarato ad Arteconomy24 Touria El Glaoui, fondatrice e direttrice della fiera. “Gli artisti hanno maggiore visibilità a livello istituzionale e ciò si riflette sui loro prezzi che in alcuni casi sono cresciuti del 200%. C'è da dire, però, che partivano da livelli molto bassi, per cui si è trattato di un aggiustamento del mercato su valori corretti. Non è stata una crescita improvvisa, ma meritata”. Alcuni esempi in questo senso sono JP Mika dal Congo, famoso per i suoi ritratti su sfondi colorati e floreali, o Moffat Takadiwa dallo Zimbabwe, che usa materiali di scarto come le tastiere dei computer (in Italia lo ha esposto Primo Marella due anni fa). “Non solo. Oltre che in fiera, anche sul mercato secondario sono stati confermati i nuovi valori - aggiunge Touria El Glaoui -, ulteriore riconoscimento del significato di questi artisti”. Altri nomi ora in crescita che la direttrice della fiera suggerisce sono Louisa Marajo (dalla Martinique, alcuni suoi piccoli dipinti astratti sono in vendita su Artsper a cifre tra 500 e 2.000 euro), Godfried Donkor (artista ghanese che vive a Londra che esplora la storia delle relazioni tra Africa e Europa) e Chourouk Hriech (marocchina, realizza disegni di luoghi surreali in bianco e nero).

I prossimi appuntamenti tra Londra e Milano. Ma gli appuntamenti con l'arte africana non sono finiti. Il prossimo evento, sempre a Londra, è l'asta di Sotheby's del 15 ottobre dedicata all'arte moderna africana con un ritratto giovanile riscoperto del maestro nigeriano Ben Enwonwu, rimasto dal 1971 nelle mani della famiglia della donna rappresentata, l'amica dell'artista Christine (stima 100-150.000 sterline).
A Milano, invece, la galleria Lorenzelli Arte riapre la stagione espositiva con l'artista ghanese Serge Attukwei Clottey, giovane ma con una carriera avviata a livello internazionale, anche in musei e istituzioni. In mostra dal 12 ottobre al 31 dicembre ci saranno i suoi enormi arazzi, di cui uno monumentale di 15 metri sulla facciata del palazzo della galleria su Corso Buenos Aires (in modo simile a quanto ha fatto Ibrahim Mahama qualche mese fa in Porta Venezia, sempre a Milano), costituiti da tessere di plastica gialla unite fra loro da fili di rame, realizzati utilizzando le taniche gialle che l'artista, insieme al suo collettivo, ha raccolto per le strade e le spiagge di Accra. Questi contenitori, i “gallons”, furono portati dall'Europa durante l'era coloniale e costituiscono un immenso problema ecologico in Ghana, dove esistono poche iniziative per lo smaltimento e il riciclaggio. Conosciuti come galloni “Kufuor” - da John Kufuor, il secondo presidente della Quarta Repubblica del Ghana - queste taniche sono storicamente legate a gravi carenze idriche ad Accra (prezzi a partire da 8.000 fino a 40.000 euro per quelli monumentali). Anche nei prossimi mesi continueremo a vedere artisti africani esposti in Italia. Da Primo Marella è stata inaugurata a fine settembre la mostra in tre capitoli “Africa Universe”, che si svolgeranno sino a dicembre, con giovani artisti in ascesa quali Januario Jano e Ifeoma U. Anyaeji. A Roma alla Fondazione Giuliani apre il 25 ottobre la mostra personale di Ibrahim Mahama, mentre a Brescia al MoCA ci sarà una collettiva sull'arte africana intitolata “Africa Now”, dal 15 novembre 2019 al 6 gennaio 2020.

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