Arte e Finanza

L’arte in bilancio ha un benchmark

Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha riallineato le informazioni e aggiornato la raccolta al fair value

di Marilena Pirrelli

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Hydria (kalpis) attica a figure rosse Pittore di Leningrado 470-460 a.C., h max 32,2 cm Collezione Intesa Sanpaolo   (Courtesy Collezione Intesa Sanpaolo)

Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha riallineato le informazioni e aggiornato la raccolta al fair value


3' di lettura

Un lavoro lungo ma che diverrà il benchmark per molte aziende che vorranno portare a bilancio l’art collection. Il progetto di re-design ed efficientamento dei processi di tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico del Gruppo Intesa Sanpaolo è raccontato nel libro bianco pubblicato da Aragno Editore a firma di Michele Coppola e Fabrizio Dabbene, rispettivamente Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici ed Executive Director Amministrazione e Fiscale. Il patrimonio storico-artistico della banca, che oggi supera largamente le 30.000 unità è l’esito collaterale del processo di aggregazione – non ancora conclusosi – che nel corso di due decadi ha registrato più di cento operazioni di acquisto, fusione e incorporazione di istituti con le relative collezioni storico-artistiche, gestite con criteri amministrativi e bilancistici differenti.

La banca accanto alle opere possedute gestisce anche altre raccolte come quella di Luigi e Peppino Agrati valutata oltre 250 milioni, opere in comodato come quella della Fondazione Cariplo assicurata per 40 milioni. Insomma accanto a migliaia di dipinti, sculture, disegni, incisioni, stampe e litografie, si trovano reperti archeologici (la storica collezione Caputi di 522 vasi attici e magnogreci), libri antichi e codici miniati, raccolte numismatiche e arazzi fiamminghi, 424 icone russe e foto di Magnum, senza trascurare arredi di ogni periodo. Il re-design è partito dall’aggiornamento delle tre basi di dati esistenti: il Libro Cespiti della banca con i valori economici delle singole opere iscritte a patrimonio; il Data Base catalografico, con tutte le informazioni storico-artistiche e tecniche sulle opere e il Repertorio archivistico delle Perizie assicurative ed economiche. I dati delle collezioni portate in dote dalle banche aggregate scontavano una diversità di catalogazione e d’iscrizioni bilancistiche. Dopo il confronto con 25 collezioni bancarie internazionali si è individuato il percorso. Nell’ottobre 2017 è stato implementato il progetto d’integrazione e aggiornamento delle fonti informative, propedeutico alla rideterminazione a fair value del patrimonio storico-artistico del gruppo, sino ad allora valutato sul principio contabile IAS 16 secondo il criterio del costo storico. Dopo aver implementato un software gestionale integrato è stata avviata la raccolta delle informazioni disponibili, integrando quelle mancanti e omogeneizzando i criteri di catalogazione delle tre fonti esistenti al fine di aggiornarle per gestire il patrimonio (movimentazione, restauro, ecc..) e rideterminarne il fair value.

IL VALORE IN BILANCIO DELLA COLLEZIONE INTESA SANPAOLO Aggiornamento secondo il criterio del fair value
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Cosa era già noto alla banca? Risultavano 16.911 iscrizioni a Libro Cespiti, di cui il 75% contabilizzato a meno di 1.000 € e il 27% per valori minori o uguali a 1 €; la maggioranza dei beni (15.154 su 16.911) era iscritta nel Libro Cespiti tra gli anni ’70 e ’90 con valori mai aggiornati; il Data Base catalografico riportava 19.570 record unici; i record del Libro Cespiti periziati nel Repertorio Perizie erano 5.410 (il 27% del Data Base catalografico); il 14% dei beni del Data Base catalografico non era iscritto nel Libro Cespiti; i tre data set (Libro Cespiti, Data Base catalografico, Repertorio Perizie) non dialogavano tra loro o avevano informazioni disallineate. Dopo una riclassificazione del patrimonio su 16.911 cespiti iscritti a bilancio sono state fatte le perizie e individuate le “opere artistiche di pregio”, che possedevano requisiti di valenza storico-critica e artistica, in buono stato di conservazione e di rilevanza economica. Sono state individuate 3.500 opere, di cui circa la metà notificate, in cima alla lista il «Martirio di Sant’Orsola» di Caravaggio, il «Concetto spaziale: la Luna a Venezia» del 1961 di Fontana, le «Tre donne» di Boccioni e il vaso di «Hydria». Dopo una verifica della correttezza contabile d parte del comitato controllo della banca, della società di consulenza strategia B2G, del revisore KPMG, dell’advisor Partners e di Banca d’Italia il valore del solo patrimonio artistico di pregio è stato quantificato in 270,5 milioni di euro. Il confronto tra i valori di carico a costi storici e quelli rideterminati secondo il fair value ha evidenziato una plusvalenza netta (inclusa la minusvalenza di 7.969.674 euro) di 207.297.153 euro.

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