analisi

L’arte come arma di protesta

Da Roma a Bristol passando da Theran, Hong Kong, Beirut e Santiago: sui muri stencil e murales raccontano la lotta per la libertà e l'uguaglianza

di Giuditta Giardini

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Giulio Regeni che abbraccia Patrick George Zacky dicendogli “stavolta andrà tutto bene”, nel murale di Laika

Da Roma a Bristol passando da Theran, Hong Kong, Beirut e Santiago: sui muri stencil e murales raccontano la lotta per la libertà e l'uguaglianza


5' di lettura

Una ragazzina, fionda e un cuore o un mazzo di fiori che esplode in uno splash rosso vivo sono le immagini dell'ultima opera di Banksy, ignoto street artist britannico, che ha fatto dell'arte politica la sua firma. L'opera comparsa nella notte del 13 febbraio a Bristol è stata rivendicata la notte successiva, quella di San Valentino, sulla pagina Instagram dell'artista. Banksy mancava sulla scena da dicembre quando presentò il suo presepe, “La Cicatrice di Betlemme”, una natività assediata da un muro in cemento come quello che dal 2002 fende il territorio tra Gerusalemme e Betlemme come una lama.
Anche in Italia, qualche giorno fa, sono comparsi sulla Salaria a Roma gli stickers di Laika con Giulio Regeni che abbraccia Patrick George Zacky dicendogli “stavolta andrà tutto bene”, prontamente rimossi. Da chi? Zacky è il giovane studente egiziano immatricolato presso l'Università di Bologna, che è stato arrestato all’aereoporto del Cairo tra il 6 e il 7 febbraio e torturato dalla polizia egiziana. Non solo in Europa l'arte prende forti posizioni politiche, ma in tutto il mondo le proteste attive si fanno sempre più culturali. E l’arte fa paura a qualcuno...

Il lanciatore di fiori di Banksy (Palestina)

In Iran
Dopo l'assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani, bersaglio dal raid americano del 3 gennaio scorso, il celebre pittore iraniano Hassan Ruholamin, l'ha raffigurato come un martire tra le braccia dell'Imam Hussein, terzo Imam sciita della storia dell'Islam. L'opera, denominata “Il Compagno Apocalittico di Aba Abdillah”, è stata pubblicata su khamenei.ir, il sito ufficiale del leader della Rivoluzione Islamica, lo Ayatollah Seyyed Ali Khamenei. Il “tiro alla fune internazionale” tra Iran e Stati Uniti va avanti dagli anni '50, la spoglia del generale era ancora calda quando il popolo iraniano ha assediato l'ambasciata statunitense e i missili di Theran facevano saltare in aria due basi americane. Arte e beni d'arte sembrano essere al centro della polemica sin da inizio gennaio, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un tweet, subito smentito dal Segretario della Difesa, Mark T. Esper davanti al Pentagono, ha minacciato di attaccare i siti culturali iraniani senza curarsi dei vincoli del diritto della guerra ed in particolare della Convenzione dell'Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato di cui entrambi gli stati, Usa e Iran, sono parte. Sempre del 5 gennaio è il lancio da parte del direttore del Visual Arts Office dell'Art Bureau, Masud Shojaei-Tabatabai, di un bando per opere d'arte che celebrino il martirio del generale. Alla call hanno risposto circa una trentina di artisti, pittori, grafic designer, scultori, tra cui gli artisti iraniani Mehdi Farrokhi, Ahmad Qolizadeh, Kamiar Sadeqi, Shahram Shirzadi, Abbas Ganji, Nasser Seifi e Malek-Dadyar Garusian.


In Asia
A Hong Kong le proteste contro il disegno di legge per l'estradizione dei latitanti verso paesi privi di accordi e contro l'influenza della giurisdizione dei tribunali cinesi proseguono ininterrottamente da più di otto mesi, a giocarsi è il futuro del porto profumato. Lo scorso autunno, dopo il ferimento all'occhio di una donna da parte della polizia, i manifestanti hanno raccolto più di 25.000 $ per costruire una statua in suo onore alta quattro metri. L'hanno chiamata Lady Liberty e l'hanno paragonata alla statua della libertà americana. La sterzata democratica ha interessato anche street art e grafic design che si aprono ad una produzione artistica a sostegno della causa indipendentista, veloce, economica e commerciata per pochi dollari su siti web come Reddit. Altre opere sono sparse per la città, come i poster pop art-style calpestabili dai passanti con la faccia di Carrie Lam, capo esecutivo hongkonghese dal 1º luglio 2017, o Winnie the Pooh nei panni del leader cinese Xi Jinping, per la somiglianza con il cartone Disney. “L'idea è quella di calpestare quei volti fino a quando scompaiano del tutto” spiegano i ribelli. Anche i muri sono protagonisti della lotta popolare, molti di essi sono chiamati Lennon Walls a ricordo di quello di Praga dove i giovani negli anni ‘80 lasciavano messaggi contro il regime comunista cecoslovacco, su altri muri si affollano le immagini di manifestanti con mascherine per celare l'identità o a volto scoperto, come Chan Yi-chun, arrestato lo scorso mese dalla polizia. A partire da gennaio 2020, il mercato delle opere realizzate come arma per le proteste inizia a consolidarsi, artisti come Ontugc, Baudicao, Three Hands Monkeys, Lafeill e Harcourt Romanticist illustrano le proteste ed in parallelo vendono le loro opere online.

Stazione della metro ora Lennon Wall

In Medio Oriente
In Libano le proteste per corruzione e spropositate imposizioni fiscali (come la WhatsApp tax) che vanno avanti dal 17 ottobre 2019 – da cui il nome “rivoluzione di ottobre” - non si sono fermate con le dimissioni del primo ministro Saad Hariri, il popolo ha dichiarato di voler deporre uno ad uno i ministri e gli alti funzionari. Contemporaneamente nella Piazza dei Martiri, gli street artist lasciano murales ed immagini simboliche per raccontare quello che stanno vivendo da mesi. Ad organizzare i muri per i giovani artisti sono associazioni come Art of Change, che fornisce supporto alla protesta libanese facilitando la creazione di murales. Nelle strade di Beirut si vedono stendardi e bandiere che sembrano usciti dalla hall del Whitney Museum : sullo sfondo della bandiera libanese una croce ed una mezza luna convergono a mezzo di due mani che si uniscono al grido di “il resto del mondo deve capire che per la prima volta nella storia il popolo libanese si è unito! Indipendentemente dalla fede professata, il popolo si è unito contro la corruzione de governo!”.

Proteste in piazza a Beirut, Libano

Sud America
È dichiaratamente “culturale” la rivolta popolare cilena, partita il 18 ottobre 2019 dalla capitale Santiago, contro il governo di Sebastain Piñera (Rinnovamento nazionale) ed è in poco tempo dilagata all'estero tra New York, Parigi, Londra, Madrid e Berlino al grido di “Chile no esta solo”. La miccia che ha fatto scoppiare l'insurrezione è stato l'ennesimo aumento dei biglietti della metropolitana che porta al lavoro la maggioranza della popolazione, ma la vera ragione delle proteste sono la cattiva sanità, il rinnovato sistema pensionistico, l'insoddisfacente educazione, nonché l'imperante ineguaglianza. La rivoluzione ha una piega culturale perché i manifestanti sin dall'inizio hanno cercato di contrastare il fuoco e i carrarmati dell'esercito con performance in piazze, concerti, manifesti e street art. La prolungata passività di Piñera, la violenza della polizia e il coprifuoco su Santiago hanno acceso le folle. Accompagna marce e roghi, “El Derecho de Vivir en Paz”, vero inno della protesta, registrata ad inizio novembre 2019 dai maggiori cantanti cileni, si rifà allo storico pezzo di Victor Jara contro la dittatura di Augusto Pinochet. Le rivendicazioni cilene sono sulla bocca dei ribelli e sui muri delle maggiori città, da novembre è comparsa nelle opere di street art la richiesta per una “nueva costituciòn”, la modifica della carta costituzionale sembra era l'obbiettivo principale del popolo cileno, raggiunto a mezzo dell'indizione di un primo referendum per la prossima primavera.

Gli anonimi artisti delle proteste che lasciano le loro opere nelle fermate delle metropolitane, nelle strade e sui muri non hanno tempo per fermarsi a riflettere sul valore dell'arte prodotta che per ora viene esclusivamente asservita ad una causa più grande e nobile della semplice ragione di mercato. Tuttavia, è chiaro fin da subito, che nel lungo termine gli eventi di questi giorni avranno un grande impatto sui contenuti delle giovani schiere di artisti che oggi combattono in prima linea ad Hong Kong, in Cile, in Libano e in ogni altra parte del mondo dove si lotta per la libertà e l'uguaglianza. Interessante sarà anche scoprire quale artista, tra i tanti, si affermerà e verrà battezzato quale portavoce del delicato momento storico nazionale.

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