Serie Tv

L’arte dell’insulto praticata dai magnati

Succession. Giunta alla terza stagione, la saga dei Roy, vagamente ispirata ai Murdoch, racconta di una famiglia ricca, rozza e supponente. La genialità della serie sta nel mescolare magistralmente sitcom, soap opera e tragedia

di Gianluigi Rossini

Al centro, il patriarca Logan Roy (Brian Cox)

2' di lettura

A due anni quasi esatti dalla bomba lanciata nel finale della seconda stagione, dopo vari rinvii dovuti alla pandemia di Covid-19, torna finalmente la miglior serie in circolazione: la terza Succession inizia oggi su HBO e arriverà da noi su Sky e NOW il 29 novembre.

Per chi non la conoscesse, Succession racconta le vicende della famiglia di ultra-ricchi che gestisce la gigantesca multinazionale creata dal patriarca Logan Roy (Brian Cox). I Roy sono vagamente ispirati alla famiglia Murdoch: sono tendenzialmente di destra, hanno forti legami con la politica e hanno costruito il loro potere a partire da un canale tv dai toni aggressivi, simile a Fox News. Ma, come ha spesso detto il creatore Jesse Armstrong, la serie non è affatto un ritratto dei Murdoch, che d’altra parte sono solo una tra le varie dinastie spietate e bellicose che gestiscono un impero mediale.

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Succession, infatti, va letta innanzitutto come una ruvida satira degli appartenenti all’élite dell’1%, persone che hanno completamente interiorizzato l’idea di essere superiori ai comuni mortali, che maneggiano soldi e potere come giocattoli ma allo stesso tempo sono rozzi, incompetenti, scarsamente consapevoli di sé stessi e della realtà che li circonda.

Logan è l’unico con una qualche autorevolezza, il suo sguardo accigliato incute paura a chiunque lo circondi, ma è anche un uomo pronto a gettare suo figlio in pasto agli sciacalli pur di non cedere potere, è un concentrato di collera e insulti gratuiti, convinto di poter mandare a farsi fottere anche l’FBI. L’arte dell’insulto è una delle cose più divertenti di Succession, ma la sua assoluta genialità deriva dall’essere allo stesso tempo, cioè in ogni singola scena, una sitcom acidissima, una soap opera e una tragedia shakespeariana.

Non mi dilungo sulla trama per evitare spoiler, basti sapere che la terza stagione riprende le fila lì dove si era conclusa la seconda, con la battaglia tra padre e figlio maggiore che raggiunge il suo culmine. Nonostante le difficoltà che la produzione ha dovuto superare, Succession è ancora la stessa e non potevamo chiedere di più.

Succession Jesse Armstrong Sky e NOW dal 29 novembre

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