cultura

L’arte nel denaro e il denaro nell’arte

L’installazione tra arte e cinema “Cash Cash Money Money” ha trasformato la Iulm Exhibition Hall in un tempio del profano

di Stefano Biolchini


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(Fotogramma)

2' di lettura

Luminarie e dorati brillii, tintinnii di monete e svolazzi di dollari reinventati, i “Simboli della vanità” di David Bailly o “Amore venale di coppie malassortite” di Lucas Cranach come immagini iconiche e novelle predelle di una cattedrale a “mammona”: l’installazione tra arte e cinema
Cash Cash Money Money – L'arte nel denaro e il denaro nell'arte ” ha trasformato la IULM Exhibition Hall in un tempio del profano, giusta l’occasione della Giornata Mondiale del Risparmio. Ideata e curata da Sergio Pappalettera con la collaborazione di alcuni studenti del Corso di Laurea triennale in Arti, Spettacolo, Eventi culturali e del Corso di Laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media dell'Università IULM e fino al 13 dicembre sarà visibile gratuitamente.

Alla Iulm il denaro diventa arte

Alla Iulm il denaro diventa arte

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“Ho ricreato un luogo sacro per raccontare il denaro come un simbolo astratto ed enfatizzare il potere simbolico che emana, spiega Pappalettera. E prosegue: “Ho immaginato un luogo sacro che diventa dissacrante e che mostra gli aspetti più divertenti e spettacolari del denaro”.

“Il denaro – racconta il Rettore Gianni Canova– da sempre illude, eccita, turba, inganna: esattamente come gli spettacoli di illusioni ottiche fantasmagoriche prodotte con la lanterna magica a partire dal Settecento. L'installazione dà corpo e sostanza proprio alla natura fantasmatica del denaro, alla sua caleidoscopica fluidità, al suo essere in perenne e spesso anche caotico movimento”.

Le luminarie segnano il perimetro delle navate e un grande led centrale rappresenta l'abside della cattedrale e il punto di fuga dello spazio. Perché con l'installazione “Cash Cash Money Money” si consacra uno spazio che celebra il denaro in ogni sua più artistica forma. Alle pareti le grandi interpretazioni che da Bruegel a Caravaggio e fino ai giorni nostri; nel cinema, da “Wall Street” a “Diabolik”; nei volantini delle offerte speciali e dei prezzi stracciati: al visitatore di questo tempio profano non resta che farsi trascinare in una grande messa in scena parodistica, pop e barocca insieme, dove luce e buio, suoni, colori sono i protagonisti di una mistificazione perenne.

Scacciati dal tempio i mercanti si sono appropriati di tutti gli spazi possibili e questa celebrazione pagana del denaro vuol essere una sapientemente ironica interpretazione del dominatore delle nostre vite. In sospeso, in questa cattedrale che non profuma di incenso, il perenne “memento mori” certamente non è fiaccato né corrotto dal re degli idoli contemporanei e non solo, ma lo sguardo a tratti distaccato che Pappalettera suggerisce oltre i luccichii festanti di questa celebrazione gioiosa produce uno scarto inevitabile. I biglietti di dollari, contemporanei idoli calpestati sul pavimento, non sono soltanto dei falsi, ma pura carta e soltanto carta. La regina fra le monete giace indifesa sull’impiantito: Sic transit gloria mundi!

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