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L’arte dinamica di Giacomo Balla

di Nicol Degli Innocenti

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2' di lettura

LONDRA - Un'arte totalizzante e universale, che esce dalla tela, invade gli oggetti quotidiani e trasforma la vita di ogni giorno: questa era la visione di Giacomo Balla, uno dei grandi artisti italiani del Ventesimo secolo, firmatario del Manifesto Futurista nel 1910.

Una mostra alla Estorick Collection di Londra permette ora al pubblico inglese di conoscere meglio Balla offrendo una panoramica completa della sua arte in oltre cinquanta anni di attività, dai primi quadri figurativi in stile divisionista nei primissimi anni del Novecento alla “conversione” futurista e la scelta dell'astrazione. Si conclude poi con il ritorno all'arte figurativa negli anni Trenta e Quaranta ma con un approccio diverso e temi che, come sottolinea Fabio Benzi, direttore della mostra, «anticipano la Pop Art, trent'anni prima di Lichtenstein».

A dominare però è la straordinaria creatività del periodo futurista. Balla, che si era trasferito a Roma da Torino, era già un pittore affermato quando con grande coraggio e convinzione decise di aderire al movimento. Quadri come Autospalla del 1903 dimostrano la sua abilità. A convincerlo a cambiare direzione fu il suo allievo Umberto Boccioni.

Balla trovò la sua ispirazione nel dinamismo futurista. Nel 1918 scrisse categoricamente che «data l'esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione pittorica del vero non interessa, né può interessare più a nessuno». L'arte serve ad altro, e lui fu il primo futurista a scegliere l'astrazione.

La prima sala della mostra è dedicata ai quadri, la seconda all'arte applicata e la terza ai disegni. La seconda sala rivela fino a che punto l'arte di Balla fosse totalizzante: invece di limitarla alla tela lui creò disegni per mobili, lampadari, vestiti, gilet, sciarpe, ventagli, tappeti, perfino grucce per abiti. La sua modernità colpisce ancora oggi. I disegni di abiti per uomo potrebbero essere Versace, i mobili potrebbero essere Sottsass.

Era un'arte profondamente sentita e quotidianamente vissuta. Nella casa/studio di Balla ogni superficie e oggetto era dipinto in un turbinìo di colori, come dimostra la porta originale del suo studio in mostra. Decise di dare alle sue due figlie i nomi futuristi di Elica e Luce, creando per loro abiti, accessori e mobili e rendendole protagoniste e testimoni della sua arte cinetica da indossare e vivere.

La sede della mostra non potrebbe essere più adatta: la Estorick Collection non solo è il “tempio” de Futurismo italiano a Londra ma possiede quello che molti considerano il capolavoro assoluto di Balla, Le mani del violinista del 1912, che incorpora elementi del fotodinamismo e della cronofotografia per creare una straordinaria rappresentazione pittorica del movimento e delle vibrazioni della musica.

Le 116 opere in mostra provengono tutte dalla Fondazione Biagiotti Cigna, fondata dalla stilista Laura Biagiotti con il marito Gianni Cigna, una delle più grandi collezioni di Balla con oltre 300 opere che vengono spesso concesse in prestito per mostre in Italia e all'estero.

«Ci interessa condividere e far conoscere l'opera di questo grande artista italiano - spiega Lavinia Biagiotti Cigna, vicepresidente –. La sua arte possiede un'energia che passa dalla tela alla vita».

Giacomo Balla: Designing the Future, 5 aprile-25 giugno 2017, Estorick Collection, Londra - www.estorickcollection.com

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