aste italiane

L’arte del Dopoguerra conquista i collezionisti

di Stefano Cosenz


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Finarte, Giosetta Fioroni, “Senza titolo, Per Paola” del 1965, tecnica mista su tela, venduta a 35mila euro

6' di lettura

A maggio e giugno si sono tenute in Italia alcune importanti aste di arte moderna e contemporanea da parte di case nazionali, in particolare da Finarte (ben due, una a Roma e una a Milano) e da Il Ponte. Massima attenzione con “white gloves” per la collezione di opere della Galleria storica romana La Tartaruga dispersa a maggio da Finarte, mentre un sorprendente fatturato di 8,3 milioni di euro, con una partecipazione del 60% di buyers stranieri, è stata goduta dalla vendita de Il Ponte l'11 e 12 giugno, tale da far dichiarare a Freddy Battino, direttore del dipartimento: “è stata l'asta perfetta, con un catalogo internazionale che ha dimostrato l'ambizione di promuovere ed esportare l'arte italiana all'estero”.
L'asta romana del 14 e 15 maggio di Finarte è di rilevante importanza storica, con un grande successo di vendita e di pubblico. Il suo contenuto, ovvero le Opere della Collezione della Galleria La Tartaruga che rappresenta un pezzo di storia dell'arte romana e italiana degli anni '50. La Galleria fu luogo di ritrovo di artisti, letterati, critici, galleristi e intellettuali provenienti da tutto il mondo, importante luogo di scambio per le idee e la cultura, soprattutto, tra gli anni ’50 e ’70; fu la prima galleria a introdurre nella capitale, all'inizio degli anni ’600, l'arte contemporanea americana. Sempre all'inizio di quel decennio la Galleria si trasferì a Piazza del Popolo dove divenne punto di riferimento per quel gruppo di giovani artisti, che fu in seguito definito Scuola di Piazza del Popolo. Nel 1968 fu proprio Giosetta Fioroni a inaugurare il Teatro delle mostre, ciclo di mostre che rese la Galleria una sorta di laboratorio permanente per la sperimentazione di un rapporto differente tra il pubblico e l'arte, in linea con le nuove forme creative che andavano sviluppandosi negli stessi anni. Dalla fine degli anni settanta La Tartaruga divenne punto di riferimento per gli artisti definiti in seguito “Anacronisti” fino alla chiusura della galleria avvenuta nel 1984. L'attività di Plinio de Martiis proseguì a livello editoriale e come curatore di mostre fino al 1995 quando inaugurò a Castelluccio di Pienza una nuova sede espositiva. L'archivio della galleria è conservato presso l'Archivio di Stato di Latina. Fu dichiarato di notevole interesse storico da parte della Sovrintendenza archivistica per il Lazio nell'agosto 2003. L'asta, comprensiva della prima sessione dedicata a questa storica Galleria, ha goduto di oltre 1 milione di euro di aggiudicato. Vendute tutte le opere, i memorabilia, i manifesti e le brochure di Cy Twombly, nessuno escluso, tra cui “Colosseo Roma 58”, un inchiostro su cartoncino dell'artista, che da una stima di 10-15mila euro, è stato aggiudicato per 26.250. Giosetta Fioroni, presente in sala, ha visto battere e salire tutte le sue opere proposte, tra cui la splendida “Senza titolo, Per Paola” del 1965, tecnica mista su tela, venduta a 35mila euro. Anche tutte le opere di Sergio Lombardo sono state aggiudicate, tra cui quella utilizzata sulla copertina del catalogo, “Ritratto di Plinio” del 1965, stimata 10-15mila euro e aggiudicata per 21.250 euro. Eccezionale realizzo per il volume di fotografie di Gerhard Richter inviato a Plinio de Martiis per la sua prima mostra personale italiana del 1965 stimata 30-40mila euro e aggiudicata dopo continui rialzi per 61.250 euro. Foto “cult” formato cartolina è quella spedita da Alighiero Boetti a Plinio de Martiis, “I gemelli” del 1968, stimata 3.500-5mila euro e volata a 32.00 euro.
Nella seconda tornata del 15 maggio, svetta Igor Mitoraj che con la sua scultura “Helios” del 1988, multiplo 633 su 1.000 esemplari, realizza 28.750 euro. Continua l'ascesa di Maria Lai che vede venduti quasi tutti i lotti proposti, tra cui “Pagina scritta n°4” stimata 5-7mila euro e aggiudicata a 17.500 euro. Continua l'ascesa di un'altra donna, Bice Lazzari, la cui “Composizione” del 1968, tecnica mista su carta, è stata aggiudicata per 10mila euro contro una stima di 1.000-1.500 euro.

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Oltre 2,5milioni di euro di fatturato, col 90% di aggiudicato sul valore di stima, è il risultato dell'asta Finarte del 4 giugno, la prima del settore che la casa ha tenuto nei prestigiosi spazi della nuova sede milanese. Un olio su tela di Osvaldo Licini, “Volare”, è stato aggiudicato per 52.500 euro. Dopo diversi rilanci, un'opera iconica di Giorgio de Chirico, “Il Trovatore”, degli anni '60 è stata venduta per 189mila euro. Interessante performance per una coppia di sculture in bronzo di Lucio Fontana “Natura 1967” aggiudicata per 123mila euro, e tra le opere straniere, si rileva la gara al rialzo per una tela storica di Asger Jorn del 1959 “Trois personnages qui regardent la lune” venduta per 171mila euro e per “Les Espoirde un Avenir”, olio su tela del 1970 di Wilfredo Lam, venduta per 183mila euro.

L'asta di arte moderna e contemporanea dell'11 e 12 giugno de Il Ponte ha totalizzato 8,3 milioni di euro col 235% sul battuto. Esemplari i risultati della rima giornata con 99 lotti venduti su 100 e il nuovo record price mondiale per Enrico Baj, “Grande Spettacolo” del 1956, venduto per 162.500 euro. La selezione dei lotti è stata, soprattutto, apprezzata oltre confine con oltre il 60% delle opere, in paesi non solo occidentali, ma anche Arabia Saudita, Brasile, Singapore, Hong Kong, Cina, Russia, Suad Africa, Indonesia. Protagoniste ancora una volta le ceramiche di Lucio Fontana: “Ballerina”, “Crocifissione” e “Madonna col Bambino” hanno totalizzato oltre 1 milione di euro. Forti segnali dall'estero per la scultura, sempre più apprezzata e battagliata: “Forma-Luce-Spazio” di Carmelo Cappello è la prima opera dell'artista aggiudicata in America, mentre “Colonne Pringtemps” di Augustin Càrdenas vola a 312.500 euro superando di oltre 10 volte la stima in catalogo e segnando il secondo prezzo mondiale mai realizzato. Tra gli artisti internazionali, Victor Vasarely con “GIZEH-K”, acrilico su tela 142x137 cm del 1957-72, venduto per 300mila euro e “T1958-7”, olio su tavola 45x34,3 cm di Hans Hartung venduto per 137.500 euro. “Vincente la strategia di ripartire dai prezzi di cinque anni fa per gli artisti oggetto di speculazione, quali Paolo Scheggi, aggiudicato all'estero a 150mila euro, gli autori della pittura monocroma italiana e del Gruppo Zero”, è il commento di Freddy Battino. Ottime performance per l'Arte Concreta: “Weissaus Blaus und Gelb” di Max Bill è stato venduto per 93.750 euro, mentre i tre monocromi di Antonio Calderara hanno raggiunto oltre 100mila euro di battuto. Alta l'attenzione per le opere su carta, tra i quali una piccola matita su carta “Natura morta” di Giorgio Morandi, 23 x 30 cm, venduto per 102.500 euro.

Altre due importanti aste nel settore si sono tenute in Italia nel periodo.
Il 30 maggio a Milano Art-Rite Auction House , casa sorta un anno fa, ha fatturato 477mila euro, col 64% di lotti battuti in asta. Come ha commentato Attilio Meoli, fondatore e amministratore unico della società: “la percentuale di lotti venduti è sostanzialmente allineata alle performance medie del mercato in Italia. È pleonastico sottolineare come l'incertezza della situazione economico-politica, a livello nazionale e internazionale, influenzi le dinamiche del mercato dell'arte. La stagione delle aste è in via di conclusione: bisognerà valutare, al termine del periodo estivo, l'evoluzione delle condizioni dell'economia italiana e globale alla ripresa delle attività in autunno per avere chiarezza sul possibile trend di mercato. In merito alla provenienza dei collezionisti, segnaliamo che le attività di raccolta delle opere d'arte sono concentrate nel centro nord e da collezionisti privati, mentre gli acquirenti, nella maggior parte dei casi sempre soggetti privati, sono sia collezionisti nazionali, sia internazionali, questi ultimi con una percentuale minoritaria rispetto ai nostri connazionali”. In fatto di vendite, posto che i più importanti lotti in catalogo (di Schifano e Mathieu) sono stati ritirati in corso d'asta su richiesta del mandante, l'asta ha avuto il suo apice nella vendita dell'opera di Nunzio Di Stefano, “Senza titolo 1992”, combustione su legno 193x100x12 cm, aggiudicata per 49.260 euro, contro una stima di 40-60mila euro e dell'opera di Giulio Turcato, “Composizione con tranquillanti” del 1961, olio e blisters con pasticche incollate su tela, 90 x 127 cm, stimata 30-40mila euro, e aggiudicata a 28.350 euro. Un'opera di Fortunato Depero, “Pupazzi” del 1928, tempera e olio su tela, 90 x 70 cm, stimata 20-30mila euro, è stata aggiudicata per 22.200.

Il 10 giugno è stata la volta di Pandolfini a Milano con un battuto di 1.230.000 euro, il 110% delle stime e il 67% dei lotti venduti. L'interessante e storica opera di Emilio Isgrò del 1971, “Dichiaro di non essere Emilio Isgrò”, composta da sette pannelli su tela emulsionata in teca di legno ed esposta nel 2016 a Palazzo Reale, è stata acquistata da un collezionista italiano per 234.800 euro. Getulio Alviani, con l'opera in acciaio degli anni '62-'65, “Rilievo speculare e elementi ricurvi” ha chiuso una bella gara tra collezionisti collegati al telefono a 173.800 euro, mentre ha corso fino a 137.300 euro, più che raddoppiando la stima di partenza, l'opera di grande qualità di Pier Paolo Calzolari, “Senza titolo”. Tutti i Boetti offerti in asta sono stati venduti, a partire da “Giocare”, una penna blu su carta applicata su tela del 1978, aggiudicata per 143.300 euro. Continua la richiesta da parte dei collezionisti di Renato Mambor: “Figure”, grande tela ad acrilico del 1966, è stata contesa fino a 36.250 euro. Tra le “carte” si segnala un interessante disegno di Osvaldo Licini del 1952, “L'Amalassunta”, raro per la dedica sul retro fatta dall'artista ad un amore segreto che lo accompagnò tutta la vita, venduto per 13.750 euro.

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