Fuori dagli schemi

L’arte esce da musei e gallerie per raggiungere il pubblico

Dopo mesi di chiusure forzate, si cercano nuove strategie espositive: ritorno all'arte pubblica, vetrine dei negozi vuoti espongono installazioni e gli artisti entrano nelle case

di Silvia Anna Barrilà

Linder, Bower of Bliss, 2021. Installazione presso Liverpool ONE. Fotografia di Mark McNulty, Courtesy Liverpool Biennial

4' di lettura

Con i musei e le gallerie chiusi oramai da un anno e, finalmente, in procinto di riaprire in zona gialla, l'arte ha cercato in queste settimane nuovi modi di raggiungere il pubblico e uscire dai luoghi espositivi tradizionali. Il gesto più eclatante è stato quello di JR con il suo squarcio della facciata di Palazzo Strozzi. Lo street artist francese di grande successo, rappresentato in Italia da Galleria Continua, in Francia da Perrotin e da altre potenti gallerie internazionali come l'americana Pace e la brasiliana Nara Roesler, ha aperto sulla facciata del palazzo rinascimentale fiorentino una ferita immaginaria rivelando gli ambienti interni, per far riflettere il pubblico sull'accessibilità a tutti i luoghi della cultura nell'epoca del Covid-19.

Il ritorno dell'arte pubblica

C'è un ritorno all'arte pubblica, che occupa le piazze e permette il godimento dell'arte all'aperto, nel rispetto delle regole anti-Covid. Sul Lago di Iseo è stato inaugurato lo scorso sabato «Mirad'Or», una costruzione che mira ad essere un contenitore di cultura sulle acque del lago, fruibile di giorno e di notte da tutti coloro che passeggiano sul lungolago o navigano le sue acque. La prima installazione è firmata da un artista d'eccezione, Daniel Buren, invitato dal gallerista Massimo Minini a mostrare le sue «Fibres Optiques», opere luminose che si sono accese alle ore 19,30 di sabato 24 aprile e rimarranno visibili fino alla fine di settembre. Un progetto sponsorizzato da Iseo serrature per celebrare i 50 anni di attività.
Agevolati anche dalla bella stagione, musei, festival e biennali sfruttano tutti gli spazi a loro disposizione: oltre a quello istituzionale, anche quello esterno, integrando nei loro programmi iniziative outdoor e, naturalmente, lo spazio digitale, canale che da tempo è entrato nella nostra quotidianità e nei nostri consumi, adesso anche quelli culturali. La Biennale di Liverpool, per esempio, già prima del Covid prevedeva un maggiore coinvolgimento della città attraverso l'arte pubblica, rispetto alle altre edizioni che erano principalmente esperienze di tipo museale, ma con l'arrivo del Covid questo aspetto è stato ulteriormente accentuato: la manifestazione è stata divisa in due capitoli, il primo, all'esterno, composto da installazioni all'aperto e opere sonore e digitali, ha potuto inaugurare già il 20 marzo, nonostante le restrizioni, con artisti come la femminista Linder, con una serie di cartelloni pubblicitari che denunciano la mercificazione del corpo femminile; la spagnola Teresa Solar, classe 1985, che ha realizzato una scultura fatta di canoe che crea un parallelismo tra la storia di Liverpool come porto d'accesso all'Europa e il corpo umano (un tema che caratterizza tutta la Biennale); oppure Larry Achiampong, che presenta una serie di bandiere in giro per Liverpool che si rifanno a ideali di solidarietà panafricana. Il secondo capitolo della biennale aprirà il 19 maggio anche indoor.

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L'arte dove non te l'aspetti

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L'arte entra nelle case

Lo strumento della bandiera è stato già utilizzato l'anno scorso dal Centro Pecci, che ha coinvolto diversi artisti italiani come Flavio Favelli, Marcello Maloberti, Marzia Migliora, Marinella Senatore a ideare una bandiera da issare davanti al museo chiuso come segnale fisico di vitalità e resistenza. Anche Nico Vascellari ha distribuito tramite il suo sito le bandiere “In Dark Times We Must Dream With Open Eyes” come inno a combattere per un mondo migliore. Di recente l'artista ha organizzato una serie di concerti nelle case di decine di italiani, portando l'arte e la performance direttamente nelle abitazioni. Già durante il primo lockdown, alcuni artisti hanno concepito modi innovativi per raggiungere il pubblico nelle case, per esempio attraverso le mostre consegnate con il delivery da Gallery.Delivery, oppure sotto forma di opere rappresentate sui cartoni della pizza, idea realizzata dall'artista di base a Roma Giulia Crispiani e inserita nella Quadriennale di Roma.

Ora si ricorre anche alla tecnologia

Il museo MACRO di Roma presenta dal 12 aprile al 31 luglio “Bootlicker Suite”, una mostra in realtà aumentata per dispositivi mobili che si compone di 11 sculture dell'artista americano Darren Bader che possono essere attivate dal pubblico tramite dei codici QR posizionati su appositi poster disposti in vari luoghi delle città partecipanti. Partendo da Roma il 12 aprile, la mostra gira per l'Italia dal 19 aprile, espandendosi in collaborazione con Galleria Franco Noero a Torino, i project space MEGA a Milano e bruno a Venezia, e la Fondazione Morra Greco a Napoli.

Arte in vetrina

Mentre le gallerie gradualmente riaprono con il cambio dei colori delle regioni e si attendono le riaperture dei musei, nascono anche iniziative come quella di Art Takes Over, un progetto promosso dall'architetto e collezionista Nicole Saikalis Bay. Per l'occasione, alcune vetrine di ️via della Spiga di Milano sono state prestate all'arte contemporanea per mostrare opere di Monica Bonvicini e Ariel Schlesinger in collaborazione con le rispettive gallerie, Raffaella Cortese e Francesca Minini, rifacendosi così al passato artistico e intellettuale di questa via, che nel corso dell'Ottocento e Novecento ha ospitato gallerie, artisti (il Bar Merlo era luogo di ritrovo degli Scapigliati Arrigo Boito e Igino Ugo Tarchetti) e persino patrioti. Dagli anni 70 la via è diventata sinonimo di moda e lusso, ma negli ultimi tempi, e anche in seguito alla pandemia, le vetrine si sono svuotate. L'arte, ora, è vista come un'occasione di rinascita e rivalutazione, come è già accaduto in altre città internazionali. A New York, per esempio, è nato a febbraio 2021 il progetto Rebound NYC, promosso dall'organizzazione EcoArt Project per allestire installazioni di artisti e designer nelle vetrine vuote. Un modo per mantenere vivi e attraenti i locali su strada, per creare passaggio, per offrire occasioni di lavoro ad artisti e professionisti dell'arte e, in generale, per creare un cambiamento positivo sul lungo periodo. Sempre a Milano, è nato un nuovo project space chiamato Co-Atto, che si articola in 18 vetrine della galleria della stazione del Passante ferroviario di Porta Garibaldi, dedicate alla sperimentazione interdisciplinare. Dal 19 marzo al 7 maggio è in corso la prima mostra, che ha coinvolto 24 creativi, invitandoli a realizzare una propria strategia di resistenza culturale in risposta alla precarietà del momento storico e a tutte quelle possibilità mancate a causa della situazione di chiusura.

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