Storie d’estate

L’arte finanziata da un profumo: così nacque il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle

Come raccogliere fondi per dar vita a un sogno creativo? Questa è la storia di un’artista e di una fragranza speciale fra la Toscana e New York degli anni Ottanta

di Chiara Beghelli

4' di lettura

Se quest’estate la Maremma è nella vostra lista di viaggio, aggiungete una voce e poi cerchiatela con l’evidenziatore: il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle si trova proprio fra le colline di Garavicchio, località nel comune di Capalbio, esplosione di colori, forme e creatività che irrompe nella dolcezza della campagna toscana e negli occhi di chi si addentra in quel labirinto di 22 sculture/installazioni disposte secondo un preciso disegno filosofico ed esoterico, iniziato nel 1979. Era il 1998 quando l’artista francese, ma naturalizzata statunitense, esponente del movimento del Nouveau Réalisme, inaugurò il suo parco delle meraviglie, dove l’eco di Gaudì si sente intensa, come quella del Parco dei Mostri di Bomarzo, ma viene arricchita e superata da una precisa visione dell'esistenza umana, di cui i Tarocchi, appunto, sono complessi interpreti.

Mentre visiterete il parco, potreste ritrovarvi a domandarvi, pragmaticamente: come ha fatto a costruire tutto questo? Certo, il terreno le venne donato dai Caracciolo, che possiedono molti ettari in quella zona di Maremma, dopo un fortunato incontro fra Niki e Marella Caracciolo Agnelli nel 1974 a St Moritz. Ma le spese per il cemento, le tessere di mosaico, gli specchi, la manutenzione, Niki le coprì anche grazie a un profumo.

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«Il Giardino dei Tarocchi era il mio sposo, il mio amore, era tutto per me. Nessun sacrificio era troppo grande per lui», disse l’artista, che coinvolse anche il secondo marito, lo scultore Jean Tiguely, nella realizzazione del suo sogno. Nel 1982, l’idea: Niki decise di autofinanziarsi firmando una fragranza. Il patto con la Jacqueline Cochran, azienda americana che a quel tempo produceva anche profumi iconici del decennio come Nina Ricci, Carven e Pierre Cardin, era però di mantenere del tutto il controllo sulla composizione del jus e sullo stile della boccetta, che doveva essere anch’essa una piccola opera d’arte.

Il risultato fu un profumo che era un «mix di fiori fantastici, un po’ di sole, la meraviglia dei serpenti, la mistica della luna e delle stelle, e un pizzico d’amore», come lei stessa come descrisse al New York Times. Dentro c’erano le note dell’artemisia, della menta, garofano, patchouli, radice di iris, gelsomino, ylang-ylang, cedro e rosa. Nel fondo cuoio, legno di sandalo, ambra, muschio e muschio di quercia. Fuori, la boccetta era in cristallo blu, per l’artista il colore del sogno e della buona fortuna, sormontata da due serpenti intrecciati, elemento ricorrente nel Giardino dei Tarocchi. Quello dorato rappresentava la parte maschile dell’essere, quello colorato la femminile.

Per presentarlo venne organizzata una festa memorabile a New York: la 32esima strada venne chiusa per organizzare una sorta di fiera di strada con serpenti vivi e performance di artisti. La festa si spostò poi al ristorante La Coupole, di Park Avenue, uno degli indirizzi più amati dalle star dell’epoca (anche Valentino accoglieva lì i suoi amici americani), una serata organizzata da Andy Warhol, dove Niki si presentò vestita con un abito di Marc Bohan per Dior, arricchito da decorazioni di piccoli serpenti. A volere tutto ciò fu Carlo Bilotti, mangaer italiano e presidente fin dal 1973 di Jacqueline Cochran, che avrebbe acquisito anche La Prairie (si dice che il blu della linea Skin Caviar sia stato ispirato proprio dal colore del flacone del profumo di Niki). Le vendite, almeno nei primi anni, furono un successo e consentirono all’artista di realizzare i suoi desideri in Toscana.

Niki de Saint Phalle, Il Giardino del Tarocchi, litografia, 1991. Copyright: Niki Charitable Foundation. Photo: Ed Kessler

Nel 1981, un anno prima del lancio della fragranza, Warhol ritrasse Carlo e la moglie Tina, a suggello della passione per l’arte del manager, che lo avrebbe condotto direttamente a Niki de Saint Phalle e a rendere accessibile al pubblico la sua collezione nel Museo dell’Aranciera di Villa Borghese, a Roma, che oggi porta infatti il suo nome. È stato aperto nel 2006, anno della sua morte, che ha seguito di quattro anni la scomparsa di Niki de Saint Phalle.

L’arte è dunque un filo rosso che collega passato e presente della fragranza: di recente al MoMA PS1 di New York è stata inaugurata la più importante mostra mai dedicata negli Stati Uniti a Niki de Saint Phalle, sponsorizzata proprio da La Prairie. In contemporanea e molto più facilmente raggiungibile soprattutto in questo periodo, un’altra bella mostra sull’artista è stata inaugurata in vari indirizzi di Capalbio, dove resterà aperta fino al 3 novembre. D’estate o d’autunno, non perdete l’occasione di seguire il percorso artistico ed esistenziale del Giardino dei Tarocchi, magari accompagnati dal profumo, che è ancora prodotto, anche se riformulato, ha un nuovo flacone e soprattutto è molto difficile da trovare in commercio. Le bottiglie originarie, anche vuote, possono toccare diverse migliaia di euro nei siti di collezionismo.

I lavori nel Giardino vennero interrrotti alla sua morte, come lei stessa aveva stabilito, nel 2002: «Se la vita è come un gioco di carte, noi siamo nati senza conoscerne le regole - scrisse - e dobbiamo dunque accontentarci di quello che abbiamo in mano e fare il nostro gioco».

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