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L’arte non è un gioco! O forse sì: il gaming entra nei musei

Atene, Napoli, Firenze, Parigi: la nuova frontiera della gamification parla un linguaggio diverso e amplia l'offerta museale ben oltre lo spazio fisico, orientando le nuove strategie per il cultural heritage

di Donata Marrazzo

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Atene, Napoli, Firenze, Parigi: la nuova frontiera della gamification parla un linguaggio diverso e amplia l'offerta museale ben oltre lo spazio fisico, orientando le nuove strategie per il cultural heritage


4' di lettura

Cosa accadeva ad Eleusi durante la celebrazione dei riti misterici che si svolgeva nel tempio di Demetra e Persefone? Come si elevava l'anima degli iniziati verso forme più alte di conoscenza? Dai testi non è chiaro, non c'erano libri di culto che descrivessero le liturgie. Ma oggi lo racconta un videogame che trasforma il sobborgo di Atene (30mila abitanti) e il suo grande museo archeologico in uno spazio virtuale, in cui si ripercorrono, lungo l'antica Via Sacra, le tappe dei misteri eleusini. Senza, però svelarne tutto il senso e l'arcano. Del resto la parola mistero deriva dal verbo greco myo, serro le labbra: era ciò che gli iniziati promettevano, per mantenere il segreto dei riti.

MyEleusis è il nome del progetto (finanziato con fondi statali ed europei), realizzato dall'agenzia Mentor, che promuove il patrimonio culturale e il turismo esperienziale attraverso l'innovazione tecnologica, in collaborazione con la Soprintendenza alle antichità dell'Attica Occidentale, il Centro ricerche Athena e il gruppo Cite - Communication and Information Technology Experts.

«Serius gam e, digital storytelling e realtà aumentata, ma anche percorsi ludici digitali per bambini, propongono per la prima volta in Grecia un approccio interattivo e olistico alle aree archeologiche, così come l'hanno concepito i giovani ricercatori delle università – spiega Alberto Cotrona, che ad Atene si occupa di progettazione culturale – Tutto il centro dell'antica Elefsina, che sarà capitale europea della cultura per il 2021, è costellato da testimonianze del passato che risalgono fino all'età del ferro. E da interessanti insediamenti industriali, raffinerie e acciaierie, anch'essi inglobati nel percorso turistico».

Scaricando la App sui dispositivi digitali, la visita al museo diffuso di Eleusi è un'esperienza che resta. Il museo diventa ludico, accessibile, dinamico, democratico. Il visitatore, protagonista. Lo storytelling, storydoing. La nuova frontiera della gamification parla un linguaggio diverso e amplia l'offerta museale ben oltre lo spazio fisico, orientando le nuove strategie per il cultural heritage verso le emozioni e i sentimenti suscitati dal gioco.

In questo processo di innovazione e rinnovamento l'Italia è in prima fila: dal Mann di Napoli al Marta di Taranto, dal teatro Regio di Parma agli Uffizi, il gaming diventa un'opportunità. Calibrato in base ai pubblici di riferimento, propone al visitatore di farsi attore dell'esperienza culturale. Nel 2017, il Mann, fra i più importanti siti d'arte al mondo, diretto da Paolo Giulierini, ha scelto per primo di portare il museo fuori dal museo, con il videogame Father and Son, storia di un padre che sul punto di morire scrive al figlio e si confessa, rivelandogli che troverà tutti i suoi appunti in ufficio, dentro il Museo archeologico di Napoli. Il gioco, rilasciato in italiano, inglese, portoghese, francese, russo, cinese e spagnolo, ora è disponibile anche in dialetto napoletano, proprio per rafforzare questa nuova concezione del patrimonio culturale che si mantiene in contatto stretto con il territorio, ma attraverso il digitale si apre al mondo. Un approccio che in questi anni ha dimostrato tutta la sua efficacia: più di 4 milioni i download del videogioco del Mann scaricati in tutti i continenti.

«Da qui è partito un nuovo filone di ricerca legato al connubio tra gaming e cultura, tra educazione e intrattenimento», spiega Fabio Viola, founder di TuoMuseo, il collettivo che ha realizzato l'opera digitale per il museo di Napoli. E, in collaborazione con il Mibact, anche quella per il Marta, Past for future, gioco 2D che esplora i sentimenti umani connessi con il nostro presente e il nostro passato, per decifrare il futuro. Protagonista è William, con cui si viaggia da Londra a Taranto alla ricerca di una donna scomparsa.

«Il gaming ci consente di avvicinare pubblici lontani, come i giovani, abituati ad apprendere per livelli, seguendo proprio lo schema del videogioco – afferma Anna Cipparrone, componente della commissione per il Sistema museale nazionale e direttrice del museo digitale Consentia Itinera di Villa Rendano a Cosenza – Fa sì che ogni utente senta propri i luoghi della cultura, tanto da desiderare di visitarli. Comincia, infatti, a svilupparsi il turismo del gaming».

Fabio Viola, founder di TuoMuseo, il collettivo che ha realizzato l'opera digitale per il museo di Napoli

Anche il Centre Pompidou, da qualche settimana, coinvolge virtualmente i suoi visitatori: protagoniste di Prisma7, le opere d'arte del museo, Le Rhinocéros di Xavier Veilhan, New York City di Piet Mondrian, Big Electric Chair di Andy Warhol, che diventano la collezione del giocatore. Il videogioco è un eccezionale esempio di game designer, alla scoperta dell'arte moderna e contemporanea. Lo hanno realizzato Olivier Mauco di Game in society e Abdel Bounane di Bright, con il sostegno dei ministero dell'Educazione nazionale e della gioventù.

Tutta l'industria del videogioco fa grandi numeri: nel 2019, a livello mondiale, ha raggiunto un fatturato di circa 150 miliardi di dollari, 1,7 miliardi di euro quello italiano. E non risente nemmeno della crisi: i dati sono in aumento anche in questi ultimi mesi di emergenza sanitaria. «Questo ci è utile a comprendere le potenzialità del gaming anche in un ambito, come quello museale e culturale, che ha bisogno di nuove azioni di valorizzazione», sottolinea ancora Viola.

Da poco ha lanciato A life in music, primo mobile game al mondo realizzato da un teatro d'opera, quello Regio di Parma: 19 tracce musicali originali, 9 arie verdiane registrate dal vivo, disegni sulla vita di Giuseppe Verdi dipinti a mano per oltre 100 scene e più di 300 animazioni.
Ha il suo gioco digitale anche il British Museum di Londra, destinato a ragazzi dai 9 ai 14 anni, mentre al Moma di New York trionfa la cultura pop degli anni '80 con display e consolle: 14 videogame sono entrati nella collezione del museo, da Pac Man a Tetris.

Così, anche il game developer si spinge ormai verso la dimensione dell'arte: «Per realizzare un videogioco non servono solo programmatori, ma musicisti, designer, narratori, animatori, e di volta in volta gli esperti, dagli storici dell'arte agli archeologi. Un game può richiedere fino a 8 mesi di lavorazione», conclude Viola. E poi, anche il coding ha la sua eleganza.

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