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L’arte ora si compra anche nel design store

Nell'arredo di alta gamma molte aziende ospitano nei propri monomarca opere di artisti e accessori esclusivi, per ricreare spazi domestici sofisticati

di Giovanna Mancini


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Lo showroom milanese di Cassina con due tele

3' di lettura

Tra arte e design il confine è spesso sottile. Frutto di ingegno e creatività in entrambi i casi, le loro opere sono accomunate anche dal tipo di cliente a cui si rivolgono. Almeno nel caso dei brand più blasonati del design made in Italy, che si rivolgono a un target di fascia elevata.

«Idealmente, si tratta di persone sofisticate e culturalmente “equipaggiate” – osserva Caroline Corbetta, curatrice d’arte chiamata dal gruppo Molteni a selezionare alcune opere di giovani artisti italiani per i flagship store di New York e Londra –. Mi immagino che queste persone, per la propria casa, non facciano la scelta un po’ scontata di acquistare opere già note, ma vogliano distinguersi e investire sulla cultura contemporanea, magari partecipando alla crescita di giovani talenti».

Lo store Molteni&C e Dada di Londra, che ospita le opere di sei artisti italiani della galleria Operativa di Roma, selezionati da Caroline Corbetta

Nasce attorno a questo concetto – più di un anno fa – il progetto di Molteni per lanciare una nuova idea di negozio e insieme sostenere l’arte contemporanea. «Il primo passo è stato selezionare le opere per lo stand del Salone del Mobile 2018, allestito da Vincent Van Duysen – spiega Corbetta – che riproduceva l’interno di una villa italiana, un vero e proprio spazio domestico. Il passo successivo è stato ripetere il progetto nel nuovo store di Manhattan». Più che uno store, un «Lifestyle store», come spiega Giulia Molteni, responsabile comunicazione dell’azienda: «Vogliamo riprodurre nei nostri punti vendita, e suggerire ai nostri clienti, un concetto di casa, che non presenti soltanto i prodotti dei nostri marchi, ma uno stile di vita affine ai valori e allo stile della nostra azienda».

l Fornasetti Store di Milano ospita alcuni oggetti d'arte scelti da Barnaba Fornasetti, tra cui due bottiglie in vetro soffiato di Nason e Moretti (Murano, 1960 circa)

La decorazione del negozio, da elemento accessorio, diventa parte integrante di un’offerta stilistica, con tanto di opere d’arte in vendita. L’esperimento – che ha visto in esposizione i lavori di alcuni artisti italiani 40enni provenienti dalla Frutta Gallery di Roma – ha funzionato ed è stato replicato, con nuove gallerie e nuovi artisti, a gennaio di quest’anno nello store di Londra e a maggio in quello newyorchese.

Il “Lifestyle store” è l’ultima evoluzione di una tendenza in atto già da un po’ di tempo nei negozi dell’arredo-design di alta gamma: completare la propria offerta con arredi di altri brand complementari ai propri, ma anche con accessori, tessuti, rivestimenti, oggetti, pezzi di artigianato o appunto opere d’arte, per presentare al pubblico un intero mondo, un’idea dell’abitare che vada oltre il singolo elemento. Si muove sul confine tra arte e design anche il Fornasetti Store di Milano, che propone oggetti di produttori terzi scelti dallo stesso Barnaba Fornasetti secondo un criterio infallibile: il suo gusto personale. «Vorrei che il tema dominante dell’esperienza del visitatore continuasse a essere un invito alla poesia senza distinzioni disciplinari – spiega il direttore artistico dell’azienda-atelier fondata dal padre Piero –. La presenza di opere d’arte è una manifestazione naturale di quella che è la nostra radice: mio padre è stato prima di ogni cosa un artista e Fornasetti porta dentro di sé lo stesso approccio ideale che mira alla valorizzazione di immaginazione e fantasia». Le opere esposte (e acquistabili) nel punto vendita sono prevalentemente in vetro e ceramica, create da una selezione di artisti contemporanei che cambia nel tempo.

Anche Cassina ha aperto lo store di via Durini a un progetto artistico, lanciato durante lo scorso Salone e curato da Federica Sala/PS, che mette in dialogo alcuni pezzi storici degli archivi Cassina (tra cui il prototipo della scultura Fiore in Bocca di Gaetano Pesce del 1973), con fotografie e disegni legati alla storia dell’azienda, ma anche opere di artisti internazionali contemporanei, affermati ed emergenti. L’uso di quadri o sculture, ma anche di oggetti di design vintage, è frequente inoltre in alcuni dei principali monomarca di Minotti nel mondo, ad esempio a Londra, Miami, Los Angeles, Tokyo e Shanghai, con allestimenti curati in genere dal centro creativo dell’azienda stessa. E ancora: la Visionnaire Design Gallery di Milano, oltre ad essere uno showroom, è un bistrot aperto al pubblico a pranzo e ha una sua galleria d’arte, dove tre volte l’anno ospita rassegne di artisti e fotografi, italiani o internazionali.

Ma non c’è solo l’arte: il flagship store di De Padova a Milano propone ad esempio, accanto ai mobili dell’azienda, tappeti, lampade, tessuti per la casa prodotti da terzi e tutto quello che serve a creare un ambiente domestico sofisticato. Vuole riprodurre un interno milanese il nuovo showroom della danese Carl Hansen & Son nel capoluogo lombardo, che ha preso in prestito lampade di Claus Bonderup & Torsten Thorup, vasi e bicchieri di Carlo Moretti e di Nason Moretti, cuscini di Jim Thompson, con l’obiettivo di creare un «perfetto connubio tra design nordico e sensibilità italiana».
Porro ha invece pensato di arricchire la propria offerta con una collezione di tappeti (Enigmi) disegnati da Elisa Ossino e realizzati in esclusiva dalla svedese Kasthall.

Riproduzione riservata ©
  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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