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L’arte «queer» non fa più scandalo

di Nicol Degli Innocenti

3' di lettura

LONDRA. Nel 1861 fu abolita la pena di morte per sodomia in Gran Bretagna. Nel 1967 – esattamente cinquant'anni fa - furono depenalizzati i rapporti sessuali tra uomini (quelli tra donne non erano mai stati considerati un crimine). Tra queste due date, due pietre miliari legislative, c'è quasi un secolo di arte che riflette i mutamenti sociali o che sfida al cambiamento. Una innovativa mostra alla Tate di Londra esplora l'arte di questi decenni dal punto di vista gay, puntando i riflettori su artisti, storie e percorsi poco noti.

La Tate punta i riflettori sulla Queer Art

La Tate punta i riflettori sulla Queer Art

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“Queer British Art” inizia in piena epoca di repressione vittoriana. I quadri della prima sala dimostrano come alcuni artisti abbiano usato la lecita ammirazione per l'arte greca e romana per creare opere ispirate dalla passione omoerotica. Era però un gioco pericoloso, come dimostra la storia di Simeon Solomon, artista celebre e celebrato all'epoca per i suoi quadri ispirati all'arte antica come “Saffo e Erinna”, poi caduto in disgrazia per uno scandalo sessuale e ostracizzato da tutti.

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Altri scandali sono più celebri, come l'arresto e il processo di Oscar Wilde. Un grande ritratto del 1881 dello scrittore irlandese lo mostra sull'orlo del successo. Il quadro, che Wilde amava e aveva appeso in casa, non è mai stato esibito in pubblico. Accanto al quadro c'è la porta originale della sua cella nel carcere di Reading, un simbolo di repressione e un contrasto voluto che riporta alla dura realtà della vita di un omosessuale di allora.

Il clima si fa più lieve con il passare del tempo. Una sezione dedicata al teatro dimostra come fosse un mondo a parte, un rifugio dove sfuggire all'implacabile giudizio dei benpensanti e creare una comunità solidale. “Teatrale” era un eufemismo usato per i gay. Il gruppo Bloomsbury di artisti, scrittori, scultori e poeti che sfidarono apertamente le convenzioni sessuali della società dell'epoca, giustamente merita una sezione a parte. Quando Duncan Grant presentò il suo splendido gigantesco quadro “Bathing” all'università che lo aveva commissionato, fu respinto perché gli atletici nudi maschili potevano “corrompere i giovani”.

Il tumulto della prima guerra mondiale servì anche a scardinare molte regole stabilite. Le donne iniziarono a indossare pantaloni, e le coppie gay di entrambe i sessi cominciarono a non nascondere più il loro legame. Gli artisti furono tra i primi a rivelarsi, sfidando l'opinione pubblica e scegliendo Soho, a Londra, come loro “covo”. La pittrice lesbica Hannah Gluckstein, che si faceva chiamare semplicemente Gluck, dimostra questo nuovo spirito con un potente autoritratto del 1942 con uno sguardo diretto di orgoglio e di sfida.

Due artisti più di tutti hanno rappresentato la loro sessualità nella loro arte anche se in modo diverso. Francis Bacon, che aveva definito la sua omosessualità “un difetto” la rappresenta in modo tormentato, David Hockney invece in modo solare, senza timori, spesso ostentandola. Entrambi, pur criticati e anche indagati per oscenità, hanno proseguito sulla loro strada, dando incoraggiamento e ispirazione a nuove generazioni di artisti.
La mostra si ferma al 1967, con la consapevolezza che gli ultimi cinquant'anni sono stati una storia di progresso. Basta salire al piano superiore della Tate, dove ogni giorno ci sono lunghe code per vedere la grande retrospettiva dedicata a Hockney.
Queer British Art 1861-1967
Fino all'1 ottobre 2017
Tate Britain, Londra

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