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L’Asia spinge la ripresa degli orologi

di Chiara Beghelli

2' di lettura

Anche per l’industria degli orologi l’alba arriva da est: è grazie all’Asia, infatti, che la sessantina di executive dell’orologeria svizzera intervistati da Deloitte per il suo sesto “Swiss Watch Industry Study” sono tornati a essere ottimisti per il futuro dopo almeno tre anni di visioni prudenti o addirittura fosche. Se nel 2016 solo il 2% di essi si dichiarava ottimista per i 12 mesi successivi, quest’anno la percentuale è schizzata al 52%, la seconda più alta dal 2012, anno della prima edizione del report.

È la Cina a guidare questo recupero: il 71% degli intervistati ritiene quel mercato in crescita, rispetto al 34% del 2016. «La ripresa della Cina ha diverse origini – spiega Patrizia Arienti, Emea fashion & luxury leader di Deloitte –. L’allentamento delle politiche anti corruzione del Governo di Pechino, con una diminuzione del 20% dei processi; l’aumento dei controlli e dei dazi all’import che ha spinto le vendite interne; la crescita della popolazione in grado di acquistare un orologio svizzero, soprattutto nelle città di secondo e terzo livello». Anche il resto dell’Asia è promettente (è ottimista il 71%), più incerti gli Stati Uniti, terzo mercato per l’export degli orologi svizzeri, «che sta pagando un senso di instabilità politica», mentre le buone aspettative per l’Europa (da parte del 45% del campione, contro il 26% del 2016) confermano la ripresa in atto nel vecchio continente, anche grazie al traino dei turisti.

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A guidare le vendite saranno ancora gli orologi meccanici del segmento più alto (con prezzo oltre i 3mila franchi svizzeri), mentre gli altri, soprattutto quelli al quarzo, in crisi di vendite da tempo, stanno pagando la concorrenza degli smartwatch: «Per i brand del lusso non sono mai stati una minaccia – prosegue l’analista –. Anzi, alcune maison, come Louis Vuitton, hanno appena lanciato questo tipo di orologio per completare la propria offerta. Gli smartwatch hanno trovato il loro spazio come strumenti legati soprattutto al fitness, anche se nel secondo trimestre 2017 il numero di smartwatch venduti ha superato per la prima volta quello degli orologi svizzeri».

Per gli intervistati, priorità delle maison è puntare su prodotti nuovi, anche se si tratta più che altro di rivisitazioni delle loro icone, una strategia che rispecchia anche le preferenze dei clienti più giovani: un campione di Millennials di Cina, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti intervistati per il report ha dichiarato che, con un budget di 5mila franchi svizzeri, preferirebbe acquistare un solo grande classico piuttosto di dieci smartwatch.

E se l’online guida la classifica degli investimenti retail nei prossimi 12 mesi (il 67% si dedicherà a una propria e-boutique: nel 2016 era il 24%, nel 2012 nessuno), sul fronte della clientela l’acquisto nel negozio fisico è ancora preferito dal 70% degli intervistati, un campione di 4.500 persone fra Cina, Italia, Germania, Giappone, Svizzera e Stati Uniti. «L’esperienza di acquisto tradizionale ha delle caratteristiche che quella online non riesce ancora a riprodurre – conclude Arienti –. Certamente, però, bisogna investire nella digitalizzazione del negozio fisico».

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