SCONTRO IN ASSEMBLEA

L’assemblea Parmalat boccia l’azione di responsabilità

di Simone Filippetti


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3' di lettura

Cronaca di un'assembla annunciata. Stamattina a Milano, all'Hotel Melià, ex fabbrica di panettoni Motta, Parmalat ha rischiato di dover fare causa ai propri manager. Per la prima volta, nella storia di Piazza Affari, una società quotata avrebbe potuto avviare un'azione di responsabilità verso gli amministratori.
Sarebbe stato un terremoto per la Corporate Governance in Italia. Ma il terremoto non c’è stato.

L'assemblea, come tutti si aspettavano peraltro, ha infatti respinto l’attacco del fondo Amber nei confronti di alcuni consiglieri in carica nel 2011-2012. A dire no alla proposta è stato il 94,43% del capitale in assemblea (il 90,26% del capitale complessivo) mentre a favore si è espresso il 5,56% del capitale presente in sala (il 5,32% di quello totale). Non poteva che andare così: Lactalis, la multinazionale del latte proprietaria di Parmalat, ha in mano la quasi totalità del capitale. Al colosso francese veniva rimproverato di aver spogliato la cassa di Parmalat, tramite l'accentramento della cassa in Lactalis.

In gergo si chiama cash pooling: in sostanza, la casamadre portava la liquidità di Parmalat a livello centrale. A suoi 5 manager (Antonio Sala, ex proconsole di Lactalis, l'ad Yvon Guerin, gli ex consiglieri Marco Reboa e Daniel Jouen, l'avvocato Francesco Gatti) veniva imputato di aver centralizzato la cassa nel solo interesse di Lactalis e non di Parmalat. Perché all'epoca, si parla del 2011, l’azienda fondata da Calisto Tanzi avrebbe potuto impiegare la propria liquidità in modo più redditizio. E dunque Parmalat avrebbe subìto un danno, mentre Lactalis, che all’epoca si era indebitata per 4 miliardi per scalare la Parmalat, incamerava della liquidità preziosa.

Tutto, però, è finito in una bolla di sapone, nonostante proprio ieri Glass Lewis, uno tra i principali proxy advisor in Europa, ha consigliato agli azionisti di votare a favore dell'azione di responsabilità. «Possibile che solo Lactalis abbia ragione tutti gli altri abbiano torto, dalla Consob, al Collegio sindacale, al Tribunale di Parma?» è andato all’attacco l’avvocato Luciano Castelli, consulente di Amber.

Il «Re del Latte» d’Oltralpe avrà pure fallito il delisting di Parmalat, e proprio per l'ostruzione di Amber, ma ha comunque una quota (89%) che le consente di fare il bello e cattivo tempo in assemblea. Dove gli azionisti di minoranza, oltre ad Amber, con il 3,8%, anche la Banca d'Italia e il fondo americano Gamco di Mario Gabelli, detengono circa il 10%. Lactalis, che controlla Parmalat tramite la Sofil, si trova in un abbastanza palese conflitto di interesse nella votazione: Amber ne ha chiesto il congelamento. Ma, ovviamente, è caduta nel vuoto: l'avvocato Gatti, ex consigliere e potenziale accusato, nonché legale di Lactalis, ha negato l'esistenza di un conflitto di interessi e tantomeno di un danno verso l'azienda di Collecchio.

Non è la prima volta che Parmalat rischia di subire uno schiaffo pesantissimo: anni fa sul colosso pendeva il rischio di azzerare del consiglio di amministrazione da parte del Tribunale di Parmalat. Altra decisione clamorosa per un'azienda quotata. Ma non si arrivò a tanto.

Lactalis ha dunque vinto la battaglia odierna e scansato la mina dell'azione di responsabilità. Ma tanto ormai la guerra, che si trascina da 5 anni, si è spostata a Roma: nei giorni scorsi, la Procura della Capitale,per mano della pm Carla Canaia, ha richiesto di mandare a processo il vecchio cda di Parmalat oltre all'attuale presidente Gabriella Chersicla che oggi ha preferito non guidare l’assemblea. Se si andrà a processo, con l'accusa ai manager di aver danneggiato l’azienda, lì si giocherà la battaglia finale su Parmalat tra Lactalis e Amber.

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