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L'assolo di Fuente nel Giro di Merckx


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2' di lettura

8 giugno 1973. Il Giro fa tappa ad Auronzo di Cadore affrontando in una sola frazione Passo di Valles, Colle Santa Lucia, Passo Giau (al tempo sterrato) e Passo Tre Croci: vince uno dei più grandi scalatori spagnoli della storia, Josè Manuel Fuente, ma il dominatore di quelle tre settimane fu uno solo, un certo Eddy Merckx. Il Cannibale belga quell’anno aveva già fatto incetta di Classiche nel Nord (Amstel Gold Race, Roubaix e Liegi, giusto per citare le più importanti) e vinto la Vuelta di Spagna, che al tempo si correva in aprile.

Arrivò comunque al Giro ancora assetato di vittorie, anche per le critiche ricevute al Mondiale di Gap dell’anno precedente, dove era giunto “solo” quarto. Così, indossò la maglia rosa dal primo giorno e non la mollò più. Un dominio totale condito da svariate vittorie di tappa: a Colonia (fu quello uno dei primi giri “internazionali”, cioè con partenza dall'estero), ad Aosta, sul leggendario Monte Carpegna caro a Marco Pantani, a Lanciano e infine ad Andalo, in Trentino, dove Merckx – tanto per cambiare - volle trionfare a tutti i costi perché era la prima volta che la corsa rosa arrivava sull’Altopiano della Paganella.

Agli altri rimasero le briciole: al debuttante Francesco Moser la frazione di Firenze, a Felice Gimondi la cronometro di Forte dei Marmi, a Fuente appunto la tappa di Auronzo di Cadore. Le classifiche finali? Un massacro o quasi. Merckx primo nella generale con quasi 8 minuti su Gimondi e oltre 10 su Battaglin; primo nella classifica a punti davanti al connazionale De Vlaeminck; e secondo dietro a Fuentes, per una manciata di punti, nel ranking degli scalatori. Ovviamente la Molteni del Cannibale vinse anche la classifica a squadre. Un corridore come Merckx, che l’anno successivo realizzò il leggendario en plein Giro-Tour e Mondiale, non si è più visto.

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