le ragioni industriali ed economiche

L’asta per il 5G spartiacque del consolidamento

Con la nuova tecnologia la rete ha bisogno di grandi investimenti sulle torri

di Andrea Biondi


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(Afp)

2' di lettura

C’è una data alla quale occorre tornare indietro con la memoria. Il 2 ottobre dello scorso anno chiude l’asta per l’assegnazione delle frequenze per lo sviluppo del 5G in Italia.

L’ammontare totale delle offerte è arrivato a 6,55 miliardi, superando di oltre 4 miliardi l’introito minimo fissato nella Legge di Bilancio che aveva previsto il bando. Cifra di per sé eloquente e le percentuali rincarano la dose: l’introito, che comunque sarà spalmato fino al 2022, ha superato del 164% il valore delle offerte iniziali e del 130,5% la base d’asta.

Per gli operatori che hanno partecipato al bando quello è stato uno spartiacque, un bagno di sangue in termini di esborsi che non ha potuto che portare a un bagno di realtà di cui l’operazione Tim-Vodafone – così come l’intesa fra Wind Tre e Fastweb annunciata un mese fa per fare sinergia sulla realizzazione di una nuova rete 5G – è un’evidente cartina di tornasole. «La valenza economica – commenta Claudio Campanini, managing partner di A.T. Kearney – è evidente. Se pensiamo ai siti, ognuno costa 12-13mila euro all’anno fra affitti, che pesano per il 70%, energia elettrica e operation and maintenance». Questo sulla parte opex, ma il ragionamento va fatto anche sugli investimenti, vista «la necessità di fare una densificazione dei siti per consentire tutte la applicazioni del 5G».

Questo, se visto dal lato delle società delle torri, indipendenti o meno, dovrebbe rappresentare un ulteriore driver visto che le telco dovranno occupare maggiore spazio messo a disposizione proprio dalle towerco appunto per rafforzare le proprie reti. Dall’altra parte, dal punto di vista degli operatori porta inevitabilmente all’esigenza di fare squadra.

E questo perché con il 5G ci sarà bisogno di un network fatto di celle, torri, sistemi di trasmissione molto più completo e performante. Anche perché un’altra peculiarità del 5G è la capacità di adattare l’output della rete in base alle esigenze. Quindi ottimizzare le connessioni e garantirne la qualità diventa una prerogativa imprescindibile anche per il tipo di servizi che si andranno ad abilitare: dalla chirurgia a distanza alla realtà aumentata anche a scopo industriale. Insomma, le reti classiche, storicamente dedicate alla connessione a bassa capacità di utenti umani si trasformeranno in reti di reti e connetteranno miliardi di oggetti, in tutti i settori industriali. «Il traffico da “verticale” – dagli utenti alle centrali e dalle centrali agli utenti – diventerà prevalentemente “orizzontale”, tra gli oggetti, con spostamento della domanda di elaborazione dal centro (“cloud centralizzato”) alla periferia (“edge computing”)» ha spiegato di recente in un incontro pubblico Antonio Sassano, presidente della Fondazione Bordoni. Il miglioramento nelle performance delle torri sarà basilare, anche grazie alla copertura in fibra con cui le infrastrutture andranno unite per essere “a prova di futuro”, come richiede il 5G. Perché questo avvenga una delle tendenze potrebbe essere un avvio di acquisti di infrastrutture da parte di towerco. Qui si libererebbero risorse che Ey per esempio ha quantificato in 28 miliardi nei prossimi 10 anni. Un toccasana per l’efficienza delle nuove reti.

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