Intervista a Francesco Svelto

«L’ateneo è centrale per il settore, dal Chips Act una nuova chance»

Rettore Università di Pavia

di Luca Orlando

2' di lettura

«Da molti anni il trend spinge verso il software, le app, il mondo digitale. Ma le competenze di progettazione del mondo analogico sono cruciali e questa tradizione, che Pavia coltiva da sempre, ci consente di essere un punto di riferimento nella microelettronica». Francesco Svelto, rettore dell’Università di Pavia, è consapevole del valore crescente dei laureati in questi temi per le aziende del territorio, e non solo. Neo-laureati e dottorandi sono sommersi di offerte di lavoro, per quella che rimane una specializzazione di nicchia, con numeri ridotti anche dal lato delle iscrizioni. «Nel biennio finale al momento abbiamo 45 persone iscritte - spiega - e tenendo conto che non tutti seguono questa specializzazione, possiamo dire che ogni anno ci sono una quindicina di giovani laureati. Che in termini lavorativi possono fare ciò che vogliono, perché la richiesta delle aziende è altissima. Così come lo è per i 7-8 dottorandi in uscita dall’unico Phd italiano dedicato alla microelettronica e realizzato in lingua inglese. Numeri ridotti, come lo sono del resto in tutto il mondo, l’attenzione all’hardware è limitata ovunque. Continueremo a fare ogni sforzo, ovviamente, ma non mi illudo di poter arrivare a 80 laureati all’anno». In termini di mercato gli spazi ci sono, perché le opportunità di crescita si stanno moltiplicando anche su base locale, con numerose multinazionali a caccia di talenti da valorizzare proprio a Pavia.

«La stessa Stmicroelectronics - spiega il rettore - con cui da anni qui abbiamo un laboratorio congiunto, vorrebbe moltiplicare le proprie dimensioni, portando a Pavia altri 50 ricercatori. Hanno preso nuovi spazi e cercano giovani talenti, speriamo di riuscire almeno in parte ad accontentarli».

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Una spinta in più sul territorio è attesa dalla realizzazione del parco dell’innovazione Gerolamo Cardano, centro di ricerca e luogo di insediamento di imprese che dovrebbe iniziare ad operare a fine 2024. «L’idea - aggiunge Svelto - è quella di ospitare aziende che vogliano stare vicine all’ateneo, ai nostri laboratori, alla nostra ricerca. La speranza è che diventi un polo di attrazione importante e i primi segnali sono positivi: dalle aziende della microelettronica ho già ricevuto molte manifestazioni di interesse, più o meno tutte sono disponibili ad insediarsi qui». Rapporti che l’ateneo ha peraltro già rafforzato siglando un accordo di partenariato con una decina di queste realtà, intesa che punta a promuovere la microelettronica sul territorio, finanziare borse di studio, attrarre giovani di talento a Pavia agevolandone l’inserimento nelle aziende.

L’auspicio è quello di sviluppare una massa critica maggiore, puntando sul territorio per renderlo ancor più baricentrico nello sviluppo del settore. «Penso ad un centro pubblico-privato - aggiunge Svelto - che diventi un luogo di crescita sulla scia di quanto accade altrove in Europa, dove esistono realtà di microelettronica con migliaia di addetti. Il Chips Act europeo, la voglia di rilanciare sull’indipendenza nei microprocessori, potrebbe essere l’occasione per questo salto di qualità, in cui Pavia può svolgere un ruolo da protagonista».

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