Lo scontro

L’attacco di Pompeo accresce la tensione tra Stati Uniti e Cina

Il Segretario di Stato parla di “prove sostanziali che il virus sia nato nel laboratorio di Wuhan”. La guerra politica è il prosieguo di quella dei dazi.

di Roberto Da Rin

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(REUTERS)

Il Segretario di Stato parla di “prove sostanziali che il virus sia nato nel laboratorio di Wuhan”. La guerra politica è il prosieguo di quella dei dazi.


3' di lettura

Trump accusa: la Cina usa il Covid per impedire la mia rielezione


Uno contro aperto. Le accuse che Stati Uniti e Cina si rimpallano rimandano ai tempi più cupi delle relazioni bilaterali tra le due superpotenze.

La supremazia economica


L'emergenza sanitaria e quella economica soverchiate da un braccio di ferro sempre più esibito: in palio la supremazia commerciale e soprattutto politica.
Le ultime accusa del Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, sono dirette e sferzanti. «Ci sono prove sostanziali che il Coronavirus sia nato in un laboratorio i Wuhan». E poi ancora: «Non è la prima volta che siamo colpiti da un virus per colpa di errori nei laboratori cinesi».
Da Pechino la replica è secca. Il Quotidiano del Popolo, organo del Partito comunista cinese, replica così: «Non importa quante volte una bugia venga ripetuta o quanto accuratamente venga fabbricata. Resta ciò che è».

La guerra dei dazi

Quella che si sta consumando tra Stati Uniti e Cina è una guerra politica, prosieguo di quella dei dazi iniziata tempo fa.
L'Europa, in quest'arena di scontro, è scesa in campo in ordine sparso. Il governo di Macron ha convocato l'ambasciatore cinese per protestare contro la diffusione di falsità diramate a Pechino in merito ai «dipendenti sanitari pubblici della Francia che abbandonano i pazienti e li fanno morire». Mentre la Germania, primo partner commerciale della Cina, ha espresso “stupore” per le pressioni esercitate sui funzionari tedeschi affinché esprimessero “commenti positivi sugli aiuti” inviati da Xi Jinping.
Nei giorni della massima allerta sanitaria in tutti i Paesi Ue che, con il lockdown, registreranno un crollo drammatico del Pil e dei valori in Borsa dei titoli azionari, Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, ha chiesto agli alleati di «proteggere i propri giganti economici dalle acquisizioni dei cinesi». Un intervento che rivela quanto cruciale sia il tema della supremazia economica, pur in piena emergenza sanitaria.

L’escalation di tensione

Le dichiarazioni di Donald Trump, che in gennaio elogiò Xi Jinping per la gestione della epidemia, sembrano lontani anni luce. Negli ultimi 40 giorni è cambiato tutto: il 27 marzo la US Defense intelligence agency, il servizio di spionaggio agli ordini del Pentagono, inverte la rotta e include l'ipotesi di “incidente e grave negligenza”, che supera l'iniziale teoria del contagio sfuggito dal mercato del pesce di Wuhan. E pochi giorni dopo, il 7 aprile, il direttore della National Intelligence che coordina tutte le centrali di spionaggio, dispone che le indagini sull'origine del virus vengano intensificate.
Il 30 aprile Trump annuncia: «Ho delle prove, ma non le posso dire» abbiano massima priorità. Una escalation culminata con le dichiarazioni di Mike Pompeo che parla di Rapporto firmato da “cinque occhi”, ovvero il lavoro congiunto di intelligence tra cinque Paesi alleanti, anglofoni. Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. Nel Rapporto viene evidenziata la campagna di disinformazione che Xi Jinping avrebbe attuato.
Il Dragone replica con la teoria del virus portato da un soldato americano durante i Giochi mondiali militari, svolti a Wuhan tra il 18 e il 25 ottobre, dove parteciparono 10mila atleti provenienti da 140 Paesi.
A inasprire la polemica e a disorientare l'opinione pubblica contribuisce la campagna elettorale americana; l'eventuale rielezione di Trump, nel prossimo mese di novembre, si gioca anche o forse soprattutto sulla credibilità che gli Stati Uniti sapranno guadagnarsi nella vicenda Covid19, aggravata dal bilancio di morti che non sarà inferiore, secondo le stime, ai 100mila morti.

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