in libreria

«L’Attimo prima» prima di diventare adulti

L’esordio per Rizzoli di Francesco Musolino è una straordinaria dichiarazione d’amore di un figlio nei confronti del padre

di Serena Uccello


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2' di lettura

Chiunque ha nella vita un momento, un unico momento, in cui quel che esisteva prima non esiste più, in cui la trasformazione diventa sovvertimento, in cui la vita va per proprio contro e con vigore lancia sul tavolo le sue carte e dice che lei resta più forte di qualunque individuale volontà. Qualche volta questo andar per proprio conto è una mutazione lenta, qualche altra un vero deragliamento. E se è quest'ultimo moto è stato scatenato da un lutto, dalla perdita, dalla tragedia, il deragliamento finisce in un pantano che immobilizza tutto.

Accade a molti e accade a Lorenzo protagonista de L’Attimo prima, esordio per Rizzoli di Francesco Musolino, giornalista che pratica il mestiere dei libri perché di libri scrive, perché di scrittura si occupa nei suoi corsi. E di libri, di libri attraversati e vissuti, in queste pagine ce ne sono molti, molti stranieri (mi pare) soprattutto eco della narrativa americana. Musolino riesce dall’opera di narrare con ritmo ciò che ritmo non ha ovvero l'immobilità e il lutto.

Questa è la storia di un amore: dell’amore di un figlio per suo padre, di un figlio per la sua infanzia, che forse non è stata così pienamente felice sempre come lui la ricorda, ma che importa! Perché per Lorenzo, l'infanzia è stata un'età dell'ora e la giovinezza per quanto avvilita dal peso degli studi, trova risoluzione nella condivisione di una passione condivisa con i genitori: il cibo, la cucina. Così questi non sono più papà e mamma ma diventano Leandro e Sara quando Lorenzo entra a lavorare nel ristorante di famiglia. La passione in questo modo diventa un'idea di futuro e una prospettiva. Fino al giorno in cui tutto cambia. Al giorno in cui Lorenzo non riesce più ad attraversare l'attimo del deragliamento e finisce per attardarsi in un eterno “attimo primo”.

Questa è la storia di uno struggimento: di un figlio che non riesce a consolarsi, che non riesce ad accettare la perdita, che non riesce a superare il lutto diventando l'adulto che il padre avrebbe voluto. Non c'è alterità nel modo in cui Lorenzo si pone nei confronti del padre ma ammirazione e affetto, nel modo forse più naturale ma proprio per questo più dirompente. È una narrazione dei sentimenti questa che la scrittura , sciolta e pulita, di Musolino riesce ad rendere convincente ed efficace. Il sogno smette di essere una possibilità e diventa rimpianto e per certi versi anche un alibi. Questa è la storia di una nostalgia, del sentimento nostalgico per i riti di una famiglia felice: Lorenzo non riesce a venire a patti con l'idea che quella felicità non può più esistere e quindi trovare la forza per cercarne una nuova. Si avvilisce e impigrisce in un lavoro che non ama, dietro la scrivania di un’agenzia di viaggi. Fino al giorno in cui il cambiamento non arriva da un incontro. Ed è così che il figlio smette di esserlo e trova lo slancio per entrare nell’età adulta. L’età del dolore affrontato e superato.

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