L’analisi

L’attivazione di competenze on demand non è sostenibile

di Ilaria Pozzoli

3' di lettura

I dati registrati dal sistema informatico Excelsior nelle prime settimane del 2022 ci restituiscono una fotografia del mercato del lavoro lombardo con alcuni elementi di contesto sicuramente favorevoli: la previsione di oltre 108mila entrate (quasi un quarto del valore a livello nazionale), un tasso di disoccupazione al 5,5% e il confronto – ampiamente in positivo - con i dati di inizio 2021, ci lasciano ben sperare rispetto a prospettive di ulteriore crescita. C’è un dato, tuttavia, che preoccupa il sistema produttivo: il 38% dei profili ricercati dalle imprese risulta introvabile o, nel migliore dei casi, di difficile reperibilità. Il mismatch di competenze ha radici molto profonde che, ad oggi, nessuna riforma del sistema formativo o del mercato del lavoro ha saputo attenuare in maniera efficace. La mancanza di professionalità adeguate colpisce a tutti i livelli - dai manager con competenze legate alla trasformazione digitale, ai tecnici specializzati – e in tutti i settori, e a volte la necessità di ottenere risposte rapide e concrete spinge gli attori del territorio a mettersi a disposizione per colmare i gap più evidenti. Tuttavia, l’attivazione di competenze in una logica quasi on-demand e l’investimento privato non possono e non devono essere considerate soluzioni sostenibili nel medio-lungo periodo. L’esigenza è quella di avere strumenti universali - a partire da un’offerta formativa adeguata alle esigenze del mercato del lavoro e flessibile nella propria programmazione - che vadano a supportare l’occupabilità delle persone e a ridurre la propensione all’inattività che caratterizza una larga fetta di giovani. E se le transizioni ecologica e digitale stanno condannando ad una rapida obsolescenza determinate figure professionali, viceversa da qui a pochi anni le stesse spinte innovative porteranno alla necessità di professionalità che oggi ancora non esistono. In questo contesto, il ruolo degli Istituti Tecnici Superiori diventerà cruciale: grazie alla capacità di curvare la propria offerta formativa e alla vicinanza al mondo produttivo che caratterizzano questi percorsi, gli Its rappresenteranno sempre di più la risposta ai fabbisogni di innovazione e trasferimento tecnologico delle imprese. Un’altra sfida importante riguarda l’imminente avvio del programma nazionale Gol (Garanzia Occupabilità dei Lavoratori) che in Lombardia avrà la fortuna di poggiare sulle solide fondamenta gettate dall’esperienza di Dote Unica Lavoro e da un consolidato modello di collaborazione tra operatori pubblici e privati. Come richiamato in un recente paper realizzato da Assolombarda in collaborazione con Adapt, le imprese auspicano che le politiche attive possano rappresentare un insieme di misure e strumenti utili non solo per il reinserimento di disoccupati nel mercato del lavoro, ma anche per la formazione continua dei lavoratori e nei processi di riorganizzazione, giocando quindi un ruolo anticipatorio rispetto alle esigenze di transizione e nel governo delle complessità del mercato del lavoro. Al netto degli obiettivi e dei target fissati dal Pnrr, quindi, il nuovo modello delle politiche attive tracciato da Gol sarà davvero efficace solo se saprà valorizzare adeguatamente le esigenze dei territori, rilevando - e se possibile anticipando - i fabbisogni espressi dalle principali filiere produttive. Se da un lato non sembra esserci un problema di risorse – oltre al Pnrr nei prossimi mesi saranno disponibili le risorse previste dal Fondo Sociale Europeo Plus per il periodo 2021-2027 – dall’altro sarà sempre più importante programmare gli investimenti in una logica integrata e senza sovrapposizioni per intercettare la crescita sostenibile di cui il nostro territorio ha bisogno.

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