crisi di governo

L’aumento dell’Iva costerà alle famiglie italiane 541 euro in più

Per come è scritta l’ultima legge di Bilancio, senza contromisure l’aliquota ordinaria del 22% salirà al 25,2% e quella ridotta al 10% passerà al 13 per cento

di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente


Senza contromisure l'Iva aumenterà e costerà 541 euro in più a famiglia

3' di lettura

La crisi di governo riporta in primo piano il doppio rincaro dell’Iva previsto dal 1° gennaio 2020. Per come è scritta l’ultima legge di Bilancio, senza contromisure l’aliquota ordinaria del 22% salirà al 25,2% e quella ridotta al 10% passerà al 13 per cento. Con un effetto sul budget familiare che Il Sole 24 Ore è in grado di stimare in 541 euro in media all’anno. Che corrispondono a 45 euro in più al mese su una spesa di 1.982 euro (al netto della voce affitti figurativi).

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I NUCLEI PIÙ COLPITI
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Il fattore tempo

La scelta di buttare la palla in avanti, presa lo scorso dicembre dalla maggioranza gialloverde, rischia ora di tradursi in un pericoloso contropiede (e forse in un autogol). A parole, infatti, tutte le forze politiche – opposizione compresa – hanno sempre detto di voler evitare il rincaro. Ma adesso si entra in una terra di nessuno, in cui gli scenari sono tutti possibili e le certezze poche. Tanto è vero che ieri ci sono state accuse incrociate tra Lega e M5S sulle responsabilità dell’incremento dell’imposta sul valore aggiunto.

Del resto, l’aumento dell’Iva “vale” 23,1 miliardi di euro per il solo 2020 (senza contare l’ulteriore rincaro già programmato per l’anno successivo). E per evitarlo bisognerà “coprirlo” con aumenti di altre imposte, tagli di spesa o ampliamenti del deficit. Alzando, in quest’ultimo caso, il livello dello scontro con la Commissione europea e accettando le reazioni dei mercati.

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Il secondo punto fermo è che il calendario della crisi lascerà poco tempo al nuovo governo per evitare l’aumento. E anzi potrebbe persino giustificare l’inevitabilità di un rincaro. Che a quel punto sarebbe senza padrini politici, visto che le prime clausole di salvaguardia risalgono al 2011 (governo Berlusconi) e sono state prorogate da quasi tutti gli esecutivi seguenti (Renzi compreso).

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Chi paga i rincari

Senza considerare il possibile impatto negativo sui consumi o un aumento dell’evasione fiscale, partendo dall’ultimo report dell’Istat sulla spesa per consumi delle famiglie (relativa al 2018) si può calcolare a quanto ammonta il conto della doppia maggiorazione. E chi è destinato a pagarlo.

A livello territoriale, i rincari maggiori colpiscono le famiglie delle regioni più ricche, con 681 euro all’anno in più in provincia di Bolzano, 660 in Valle d’Aosta e 648 in Lombardia. Il conto è più leggero, invece, in Calabria (405 euro), in Puglia (431) e in Sicilia (432). Il peso percentuale del maggior esborso, però, è strettamente collegato ai volumi di spesa, e cambia poco in percentuale. In Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, la “super-Iva” pesa per il 2,3% dei consumi familiari. Nelle regioni del Sud – dove è maggiore l’incidenza dei beni con l’Iva ridotta – il rincaro sfiora il 2,2 per cento.

Guardando al tipo di famiglia, l’aumento più elevato grava sulle coppie con due figli (756 euro all’anno), mentre le famiglie più numerose potrebbero sfruttare un minimo di economie di scala. In termini percentuali, però, i più danneggiati dalla stretta sull’Iva sono i single da 18 a 34 anni, con 428 euro in più all’anno, pari a quasi il 2,4% del proprio budget.

I RINCARI PER REGIONE
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