space economy

L’austriaco Aschbacher verso la guida di Esa, l’Italia perde l’occasione

La nomina non è ancora ufficiale ma ormai è certa. In teoria il posto spettava all’Italia ma la candidata Di Pippo non è entrata nella terna finale

di Leopoldo Benacchio

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AFP

La nomina non è ancora ufficiale ma ormai è certa. In teoria il posto spettava all’Italia ma la candidata Di Pippo non è entrata nella terna finale


4' di lettura

È ufficioso e non ufficiale, ma è certo: il nuovo Direttore Generale dell'Agenzia Spaziale Europea sarà l'austriaco Josef Aschbacher, che alla seconda votazione dei 21 rappresentanti degli Stati membri dell'Agenzia, il 24 novembre scorso, ha raccolto la bellezza di 18 voti.

Certamente i migliori auguri al futuro direttore, di fatto un candidato interno all'Agenzia stessa, dato che attualmente ricopre il ruolo di direttore del Programma per l'Osservazione della Terra, a Frascati nello stabilimento Esrin, di Esa. Ora spetta al governo italiano riprendersi dalla batosta subita e trovare al più presto un candidato di riserva per quel che resta da portare a casa, ovvero il posto lasciato libero da Aschbacher.

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Per una legge non scritta il posto di direttore generale spettava all'Italia, terzo finanziatore dell'Agenzia, praticamente a pari merito con la Francia e subito dopo la Germania, che ha avuto il direttore generale negli ultimi anni, Johann Dietrich Wörner, che scade fra poco. Nella partita, politica ben più che tecnica, dovevano poi pesare parecchio anche gli oltre due miliardi messi sul tavolo a novembre scorso dal sottosegretario Riccardo Fraccaro, durante la riunione fra i 21 ministri competenti per lo spazio tenutasi a Siviglia.

Invece la candidata ufficiale del nostro Governo, probabilmente mal scelta e mal supportata rispetto all'Europa, non è neppure stata selezionata nella terna finale. Si è detto un po' di tutto, come sempre in questi casi: che era una candidata invisa ad Esa, che invece era il nome e anche che, finalmente, si sarebbe avuta una donna come top person dell'Agenzia, in un ambiente di lavoro decisamente maschile, se non maschilista, dato che 10 degli 11 direttori di livello sono affidati a uomini, peraltro in gamba.

Divisioni sulla candidata italiana

Simonetta Di Pippo, la candidata italiana, è oggi responsabile dell'Unoosa, l'ufficio Onu per lo Spazio, con sede a Vienna, è stata selezionata dallo staff di Fraccaro e accettata dal Comint, il Comitato per le attività spaziali il cui segretario, l’ammiraglio Carlo Massagli, secondo molta stampa specializzata sarebbe in transito verso i Servizi. Di certo i candidati sono tutte persone outstanding, come la Di Pippo.

Non è in discussione il valore della candidata. Ma evidentemente qualcosa non è andato per il verso giusto: forse il profilo non era quello giusto o il supporto politico non è stato adeguato se la Di Pippo nemmeno è stata inserita nella terna finale di possibili candidati, da cui è uscito vincente, soprattutto pare grazie alla Germania, Aschnbacher. La terna comprendeva anche lo spagnolo Pedro Duque, astronauta e ministro della Scienza e dell'innovazione di Madrid, e il norvegese Christian Hauglie-Hanssen, direttore dell'agenzia spaziale di Oslo.

Dispiace per la persona ovviamente, che ha un curriculum di tutto rispetto, che resta nel suo importante posto di lavoro, fondamentale ora che c'è l'invasione dei cieli da parte dei costruttori privati, ma che richiede una pronta e intelligente regolamentazione.

Penalizzata l’industria italiana

Fra le altre candidature italiane - la domanda era libera - spicca quella di Roberto Battiston, già presidente di Asi, tolto dal suo incarico dal governo Conte primo. Anche lui con le carte in perfetta regola. Certamente la divisione tra una candidatura governativa, ma con etichetta Cinque stelle, e una libera, con una forte connotazione Pd, non ha giovato.

Detto questo, è da registrare che alla riunione decisiva dei delegati Esa non era presente il presidente Asi, Giorgio Saccoccia, per motivi non divulgati, ma è stato inviato l'ambasciatore all'Ocse Alessandro Azzoni. Saccoccia, arrivato alla presidenza Asi con grandi speranze e credenziali del comitato di selezione, sembra mantenere un profilo molto riservato e comunque rimane, al di là di tutto, un dipendente di Esa prestato all'Italia, così come era una dipendente Esa l'italo tedesca Chiara Manfletti, mandata a fare il presidente della costituenda Agenzia Spaziale Portoghese, ora dimessasi.

È un po' questo forse il lato più preoccupante, ovvero sembra quasi una progressiva occupazione capillare di Esa nell'Europa dello spazio: Italia, Portogallo, ora anche un dipendente Esa che assume il ruolo di massima dirigenza. Nel caso di Aschbacher non ci sono problemi ovviamente, ha un curriculum di tutto rispetto, ma certo questo vuol dire altri anni, chi dice anche dieci ma vedremo quanti, in cui l'Italia quel posto, che costa caro alle casse dell'erario, se lo sognerà.

Il tutto a fronte di un sistema industriale italiano, dalle piccole aziende ai colossi multinazionali che presenta una filiera completa e in gran competizione a livello internazionale. Persa insomma una bella occasione per avere sinergia con la politica, come ai tempi dell'ottima avventura di Antonio Rodotà, direttore generale Esa dal 1997 al 2003, ma la politica allora fu determinata e monolitica nel sostenere la candidatura.

Per non parlare poi dell'interesse del pubblico sempre più interessato, finalmente, alla Space Economy, settore entusiasmate in cui peraltro il nostro Paese funziona sempre meglio. Per il momento nessuna reazione ufficiale dal governo, anche se qualche commentatore ha lasciato intravedere che il voto dell'Italia per Josef Aschbacher, sia stata una furba manovra per avere il direttorato di Frascati, per l'osservazione della Terra, rimasto libero.


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