l’analisi

L’auto aziendale chiede soltanto il regime fiscale dei Paesi Ue

di Gian Primo Quagliano

(MasterSergeant - stock.adobe.com)

2' di lettura

Nel 2019, rispetto al 2007, l’anno che ha preceduto la crisi dei mutui subprime, il Pil dell’Italia era ancora in calo del 3,8%, mentre le altre economie avanzate erano in notevole crescita (+15,2% la Germania, +14,5% il Regno Unito, +11,6% la Francia e +7,6% la Spagna). Nel 2020 il Pil italiano è calato di un ulteriore 8,9% sul 2020 e il calo rispetto al 2007 è salito al 12,3%. Il divario tra la situazione dell’Italia e quella delle altre maggiori economie è dovuto, come è noto, ad una serie di anomalie che penalizzano fortemente la crescita. Il Recovery Fund può far recuperare il calo del 2020 e gli effetti residui della crisi dei mutui sub prime e mettere il nostro Paese in condizioni di riprendere un cammino di crescita che consenta quantomeno di annullare il divario con i competitor. Per ottenere questo risultato una condizione essenziale è eliminare le anomalie, comprese quelle che riguardano la mobilità ed in particolare l’utilizzo dell’auto per lavoro. Trascurando l’andamento del 2020 che è assolutamente atipico, la quota degli acquisti di auto aziendali in Italia sul totale delle immatricolazioni era nel 2019 del 43,2% contro il 47,5% della Spagna, il 55,7% della Francia, il 55,9% del Regno Unito e il 65,5% della Germania. Secondo Anisa, l’associazione delle società di noleggio che hanno un ruolo di crescente importanza nel settore dell’auto aziendale, l’insufficiente dotazione di auto da parte delle flotte aziendali dipende essenzialmente da un trattamento fiscale vessatorio e da una normativa farraginosa e paralizzante. Non si può non essere d’accordo con Aniasa: la situazione italiana, rendendo più onerosa e più complessa l’utilizzazione dell’auto per lavoro, incide infatti direttamente sulla competitività delle
nostre imprese nel contesto dell’Unione Europea.

Al Governo che verrà ci permettiamo di ricordare le priorità sulle auto aziendali: 1) La detraibilità dell’Iva sull’acquisto dell’auto. Secondo la normativa europea l’Iva deve essere integralmente detraibile. Dal 1978, in Italia, grazie ad una esenzione temporanea che dura da 43 anni, l’Iva sulle auto, prima è stata integralmente indetraibile e poi solo parzialmente detraibile, nonostante una condanna della Corte di Giustizia Europea del 14 settembre 2006. 2) Rendere integralmente deducibili fiscalmente i costi di ammortamento e di esercizio analogamente a quello che avviene nella maggior parte dei paesi europei. 3) Semplificare gli adempimenti amministrativi con l’obiettivo di favorire e non di complicare le attività delle aziende. 4) Completare la revisione del nuovo codice della strada, ferma da due legislature, oltre a quella attuale, e finita in un binario morto.

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In sintesi, il mondo dell’auto aziendale chiede di ritornare alla normalità secondo gli standard Ue. Chiede troppo? Ce lo dica il Presidente Draghi, in cui tutti confidiamo.

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