l’automotive del terzo millennio

L’auto del futuro: quando un robot ci farà da autista

di Enrico Marro


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3' di lettura

La fantascienza da blockbuster cinematografico diventerà realtà molto prima di quanto si immagini. Ricordate nel film Io, Robot del 2004 quando Will Smith alla guida della sua Audi RSQ innesta il pilota automatico, facendo “scomparire” il volante dal cruscotto, e schiaccia un pisolino mentre la sua auto sfreccia a tutta velocità nel lungo tunnel autostradale di Chicago? Bene: ancora qualche anno e non sarà più fantascienza, come nota un report di Pictet Asset Management intitolato Rivoluzione digitale: tecnologia senza conducente.

Il mio autista è un robot. McKinsey stima che un buon 15% dei veicoli passeggeri venduti nel 2030 in tutto il mondo sarà a guida completamente autonoma, mentre i ricavi dell’automotive potrebbero quasi raddoppiare a 6.700 miliardi di dollari grazie alla mobilità condivisa (car-sharing, e-hailing) e ai servizi di conessione dati, incluse app e aggiornamenti di software per auto. Uno scenario che potrebbe diventare realtà grazie a nuovi player del mercato automotive come Tesla Motors, colossi informatici come Google e Microsoft e tutta una serie di start-up che sfidano (e a volte si alleano con) produttori tradizionali del calibro di Ford, General Motors e Nissan.

Le vetture intelligenti. Anche se la tecnologia, le barriere normative e i dilemmi etici rimandano la commercializzazione su ampia scala dei veicoli completamente autonomi a dopo il 2020, la semi-automazione è già realtà grazie all’introduzione e al continuo aggiornamento di sistemi avanzati di guida assistita (Adas). Un mercato che da solo potrebbe arrivare a 34 miliardi di dollari entro il 2020, stima Pictet Asset Management, con una crescita percentuale media annua (Cagr) del 40%, a fronte di un tasso di penetrazione globale triplicato.

La mia auto parla col semaforo. Una funzione di chiamata eCall - destinata a diventare obbligatoria per tutte le nuove auto in Europa dal 2018 - contatterà automaticamente i soccorsi in caso di incidente grave, comunicando la posizione del veicolo e altri dettagli: si stima che salverà oltre mille vite ogni anno. Intanto i top di gamma del 2017 di Cadillac e Mercedes sono tra i primi veicoli con tecnologia di comunicazione veicolo-veicolo (V2V) integrata. Al livello base, la V2V consente alle auto di condividere ubicazione, velocità, posizione del volante e stato dei freni, con l’obiettivo di individuare la presenza di altri veicoli e ridurre la probabilità di incidenti. Presto le auto potrebbero quindi avvisarsi reciprocamente di ingorghi o strade pericolose, o comunicare con ponti e semafori.

Nel nome della sicurezza. Un punto cruciale dell’innovazione tecnologica (e quindi secondo Pictet una possibile opportunità di investimento finanziario) è la sicurezza. Solo negli Stati Uniti, la National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa) stima che gli incidenti fra veicoli a motore costino quasi mille miliardi di dollari l’anno, anche in termini di perdita di produttività. Le principali cause di incidente sono la distrazione, i colpi di sonno, la guida sotto l’effetto di alcool o sostanze stupefacenti, la velocità e il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza. Poiché gli esseri umani sono fallibili, per migliorare la sicurezza si potrebbe affidarsi di più alla tecnologia. La svedese Autoliv5, leader nell’ambito dei sistemi di sicurezza automobilistici, stima che i suoi prodotti contribuiscano ogni anno a evitare 30mila vittime e 300mila feriti: comprendono un’ampia gamma di sistemi di assistenza radar e sistemi a infrarossi per la guida notturna oltre a tecnologie ottimizzate per airbag e cinture di sicurezza.

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