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L’auto di James Bond sceglie la Pmi di Maranello per gli scarichi hi-tech

di Luca Orlando


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2' di lettura

«Eh sì, dovremo certamente assumere altre persone, almeno una trentina entro un paio d’anni». Scelta inevitabile quella di Marco Stella, ad di Dts, una crescita dimensionale e organizzativa necessaria per poter gestire il picco di attività garantito dalle nuove commesse.

L’ultimo “colpo” per la Pmi di Maranello (Modena) è l’ordine di Aston Martin, un contratto da 20 milioni di euro nell’arco dei prossimi cinque anni per costruire nuovi sistemi di scarico. È la conferma di un percorso di crescita avviato da tempo, con l’azienda arrivata a nuovi record di ricavi (21 milioni, + 13% rispetto al 2015) e di addetti, saliti a 150 unità.

«Negli ultimi cinque anni - spiega l’ad - abbiamo praticamente raddoppiato le vendite e inserito una cinquantina di persone. Lavoriamo in una nicchia, con volumi ridotti. Ma per fortuna ci cercano clienti da tutto il mondo, adesso persino Honda».

Il business è quello delle auto sportive, dove gli impianti di scarico, settore di specializzazione dell'azienda, rivestono un’importanza particolare, sia in termini estetici che acustici, contribuendo in modo determinante alla caratterizzazione dei singoli modelli.

Tra i clienti del gruppo, creato nel 2012 dalla fusione tra Duerre e Tubi Style (nata nel 1987), vi sono tutti i grandi costruttori delle supercar: da Ferrari a Lamborghini, e poi Mc Laren, Aston Martin e Honda, che ora richiede la componentistica dell’azienda per il suo nuovo modello sportivo. «È confortante notare - spiega Stella - come anche i grandi gruppi esteri vengano qui, nella Motor Valley emiliana, a cercare le competenze per lo sviluppo dei prodotti. Il passo avanti che vogliamo fare è andare oltre progettazione e produzione per arrivare fino alla validazione conclusiva, ampliando la quota di valore aggiunto che possiamo intercettare».

L’export assume per l’azienda un ruolo determinante, con la Gran Bretagna a rappresentare il primo mercato estero di sbocco. «I clienti però ci pagano in euro - chiarisce l'ad - e quindi non corriamo rischi diretti di cambio. L'eventuale svalutazione della sterlina quindi non preoccupa troppo, anche se i danni maggiori, in caso di “hard” Brexit, sarebbero gli eventuali dazi. Un problema per noi, ma ovviamente anche per i buyer britannici».

Il target del gruppo per il 2017 prevede un’ulteriore crescita a doppia cifra dei ricavi e in prospettiva sono in fase di avanzata negoziazione altri contratti rilevanti. «Ci stiamo attrezzando con nuovi investimenti - spiega Stella - e anche noi approfitteremo dell'iperammortamento per aggiornare e irrobustire il nostro parco macchine, con nuovi impianti di taglio laser. Scelte necessarie per continuare a competere, anche se per una Pmi il “gettone d'ingresso” nell'hi-tech è sempre relativamente alto».

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