tratta a emissioni zero

Autobrennero, prima autostrada a idrogeno: le nuove stazioni di rifornimento

L’obiettivo è quello di rendere la A22 «la prima autostrada green d’Italia a emissioni zero», spiega l’amministratore delegato di Autostrada del Brennero spa, Diego Cattoni. Una rivoluzione, che permetterà di percorrere oltre 300 chilometri della tratta Vipiteno-Modena emettendo al posto dei gas di scarico solo acqua

di Cristiana Gamba


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Il guard rail è in Corten, una lega d’acciao di aspetto perennemente arruginito che garantisce un ottimo assorbimento meccanico

3' di lettura

Il prossimo anno, in questa stagione, sarà stata posata la prima pietra per la realizzazione dei nuovi quattro punti di rifornimento ad idrogeno lungo l’Autobrennero. L’obiettivo è quello di rendere la A22 «la prima autostrada green d’Italia a emissioni zero», spiega l’amministratore delegato di Autostrada del Brennero spa, Diego Cattoni. Una rivoluzione, che permetterà di percorrere oltre 300 chilometri della tratta Vipiteno-Modena emettendo al posto dei gas di scarico solo acqua.

In realtà si tratta di una rivoluzione a metà, precisa l’ad, perché l’attenzione all’impatto ambientale «per noi non è una novità». E aggiunge: «La stessa genesi della infrastruttura ha sempre visto i territori protagonisti della sua gestione e quando senti una cosa tua l’attenzione che poni ai progetti è altissima, in particolare all’ambiente. Non è un caso, infatti, che fin dagli anni Novanta si è pensato di portare su rotaia il traffico pesante con la costituzione della società Rail Traction spa».

Non si tratta dunque di cominciare a raccontare una nuova storia, ma aggiungere un capitolo al canovaccio che ormai risale a più di cinquant’anni fa. E le testimoniante di questo sono un po’ ovunque. La tratta conta oltre 85 chilometri di barriere antirumore, che diventeranno 180 con il nuovo piano; l’asfalto è drenante e fonoassorbente. E lo stesso guardrail in Corten, che si estende per chilometri e chilometri, di aspetto perennemente arruginito, è stato realizzato per ben integrarsi con il paesaggio grazie alla sua colorazione bruna e calda. Ecco quindi che i punti di rifornimento all’idrogeno sono nel segno della continuità.

I PUNTI CHIAVE DELL’AUTOBRENNERO

I PUNTI CHIAVE DELL’AUTOBRENNERO

Piano di mobilità
Il nuovo piano green della mobilità, che ha avuto il via libera dal Cda nel settembre dello scorso anno, può far conto su un finanziamento di 20 milioni: 7 sono destinati alla realizzazione di colonnine di ricarica veloce per le auto elettriche, 2 milioni per la rete di distribuzione del metano (Gnl) e 11 per le centraline di idrogeno, che andranno ad aggiungersi a quella già in funzione di Bolzano sud. Qui l’impianto, inaugurato nel 2014, produce, stocca e distribuisce idrogeno grazie all’energia idroelettrica della centrale di Cardano.

L’idrogeno allo stato puro non si trova in natura, è necessario il processo dell’elettrolisi che grazie all’energia elettrica scompone la molecola dell’acqua in ossigeno (O) e idrogeno (H).

«Acqua e energia elettrica - continua l’ad - è tutto ciò che serve. Certo, la nostra peculiarità è quella di utilizzare fonti elettriche pulite. Insomma l’energia non può arrivare dalla combustione di petrolio per intenderci ma da fonti alternative come l’idroelettrico, che da noi abbonda, o dai parchi eolici e fotovoltaici e più a sud verso Modena dalle biomasse». È per questo che l’impianto di Bolzano sud non si limita alla produzione e allo stoccaggio ma ospita un centro ricerca all’avanguardia: 800 metri quadrati di edificio con una capacità annua di 1,5 milioni di metri cubi di idrogeno; l’idrogeno sotto forma gassosa attualmente può rifornire fino a 15 autobus urbani (con tratte giornaliere di 200-250 km) o fino a 700 vetture, il che significa un risparmio annuo ambientale di 700mila litri di benzina.

IL TREND

Evoluzione attesa dello stock di vetture a idrogeno in Italia e in %. (Fonte: Autobrennero)

IL TREND

Le stazioni di rifornimento
Le nuove quattro stazioni, alla quale va aggiunta quella di rifornimento aziendale presso la sede di Trento, sorgeranno in contemporanea. I luoghi deputati sono Rovereto (che funzionerà con energia prodotta dai pannelli fotovoltaici), il Plessi Museum (centrale idroelettrica o eolico), in prossimità di Verona (eolico e biomassa) e Campogalliano, vicino a Modena, che prenderà l’energia dalle biomasse.

«Rispetto al centro pilota gestito da Iit– precisa Cattoni – i nuovi impianti saranno molto più snelli: due strutture grandi come un container (12 metri quadrati circa). Una ospiterà il macchinario per produrre l’elettrolisi con acqua e corrente elettrica, l’altro servirà per lo stoccaggio».

I veicoli a idrogeno
Il piano di sviluppo dell’idrogeno deve però fare i conti con l’esiguità dei veicoli a disposizione sul mercato. «In economia è la domanda che crea l’offerta - aggiunge Cattoni - noi vogliamo ribaltare la logica dell’adagio. Con un'infrastruttura adeguata costruiamo l’offerta che attirerà la domanda». Lo scenario, secondo Cattoni, è favorevole: le auto entro il 2020 saranno un migliaio per poi toccare quota 27mila nel 2015 e balzare a 8,5 milion i (il 20% del parco auto italiano) nel 2050. E lo stesso discorso vale per gli autobus: si prevede che gli operatori del trasporto pubblico garantiscano un ruolo guida nella transizione verso una mobilità alternativa. Nel 2020 saranno 100 e nel 2050 23mila, un quarto del parco autobus italiano.

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