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L’avversione al rischio frena le prospettive di crescita dei giovani

l’Italia è un Paese in buona salute e con fondamentali forti, anche se confrontati al resto dell’Europa

di Gian Maria Gros-Pietro

(contrastwerkstatt - Fotolia)

3' di lettura

Nonostante il 2022 sia stato un anno che potremmo definire, senza ombra di dubbio, horribilis, l’indagine del Centro Einaudi sul Risparmio e sulle scelte delle famiglie italiane evidenzia un quadro sostanzialmente positivo e coerente con le evidenze della nostra banca: l’Italia è un Paese in buona salute e con fondamentali forti, anche se confrontati al resto dell’Europa.

Cresce al 93% la quota di coloro che si definiscono finanziariamente indipendenti, e lo scenario dei consumi famigliari è in forte crescita (+50%), mentre la percentuale di reddito risparmiata nel 2022 è salita all’11,5% dal 10,9% del 2021.

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Sul 2023 pesa, invece, il fardello dell’incertezza, che secondo l’indagine è la causa primaria che impedisce il rientro in circolo della liquidità immobilizzata sui depositi bancari. Nel nostro Paese la ricerca di sicurezza negli investimenti è al primo posto nella funzione di preferenza degli investitori; ciononostante, gli italiani sono titubanti ad avvicinarsi a forme assicurative e previdenziali integrative, mentre il risk sharing, base del meccanismo di protezione dell’assicurazione, è uno dei concetti più potenti dell’economia per affrontare eventi non prevedibili. La nostra banca sta quindi facendo molto per aiutare i clienti ad avere una chiara comprensione dei rischi.

Dal punto di vista dell’educazione finanziaria, di cui la cultura assicurativa fa parte, l’Italia non mostra segni evidenti di miglioramento nelle classifiche internazionali; quanto ai giovani, a essi manca l’interesse per la materia (solo 2 su 100 si dicono molto interessati, e 38 su 100 affermano di non esserlo per niente). La scarsa preparazione finanziaria li induce così a scelte strategiche di investimento non ottimali: quasi otto su dieci detengono un portafoglio dal grado di diversificazione pressoché nullo.

L’articolazione del portafoglio dei giovani mostra una netta preferenza per mattone, conto corrente e titoli di stato. Circa la metà degli intervistati si dichiara per niente favorevole a correre rischi. L’avversione al rischio presente tra i giovani potrebbe sorprendere se non tenessimo conto che l’educazione finanziaria dei giovani proviene essenzialmente dagli insegnamenti familiari, secondo schemi in essere da decenni.

Qualcosa andrebbe fatto e si può fare: come rilevano le neuroscienze, mentre la paura è istintuale, il coraggio si impara. L’indiscriminata avversione al rischio dei giovani li limita nel cogliere le future opportunità, personali e lavorative. L’esperienza insegna che il rischio va affrontato e gestito, non evitato. D’altro canto, la curiosità dei giovani per il nuovo è testimoniata dal loro interesse per le criptovalute e le startup tecnologiche, mentre l’attenzione alla sostenibilità li spinge anche verso i fondi etici.

La nostra banca ritiene fondamentale lavorare per sensibilizzare l’opinione pubblica e fornire ai cittadini strumenti per interpretare la realtà, per affrontare le decisioni strategiche e quelle di tutti i giorni, dal budgeting alla pianificazione, per comprendere i princìpi alla base delle scelte di risparmio e investimento. Concetti che rendono le persone consapevoli dei loro obiettivi, dei tempi necessari a raggiungerli, e più attente alla valutazione dei rischi. Saper gestire il proprio denaro in maniera consapevole e lungimirante non è solamente utile al benessere individuale, ma anche un fattore essenziale per non essere esclusi dai meccanismi di ripartizione della ricchezza, dalla mobilità sociale e dalla crescita inclusiva.

L’educazione finanziaria promuove infatti l’inclusione finanziaria e la gestione efficiente delle risorse scarse, rappresentando un elemento molto importante per uno sviluppo sostenibile, sia a livello economico che sociale e ambientale.

La banca del futuro, per i giovani, non è quella dell’intelligenza artificiale e del metaverso, ma quella che conserva alcune caratteristiche della banca del passato, dove fiducia e rapporto umano rimangono centrali.

La fiducia, che emana da un rapporto con persone competenti, rimane la parola chiave della finanza. Una maggiore comprensione di quali siano i princìpi alla base di una gestione consapevole del denaro, di quali siano gli strumenti che la finanza offre per risolvere molte delle necessità quotidiane e straordinarie, può aiutare a creare il terreno fertile a un rinvigorimento della fiducia. Perché, come dicono Robert Shiller e Jean Tirole (due noti premi Nobel dell’economia), la finanza e l’economia non sono né buone né cattive: sono mezzi che, se usati bene, possono aiutare a costruire una società migliore.

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