professionelegale

L’avvocato glocal cresce nei board dei grandi studi internazionali

Nelle law firm straniere siedono anche professionisti italiani: più uomini che donne, capaci di andare oltre l’ottica italiana

di Elena Pasquini

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3' di lettura

La grande sfida in corso per la professione legale prende residenza negli organi di governo delle law firm internazionali. A cui partecipano anche alcuni professionisti di base in Italia, con cultura internazionale e capacità di sedere in consessi dove sotto la voce “strategia” si disegnano piani di business e di sviluppo, con le relative declinazioni nelle giurisdizioni di pratica.

Più uomini che donne, anche se non mancano le avvocatesse con incarichi gestionali di responsabilità (si veda il Sole 24Ore del 13 gennaio 2020). Centrale la capacità di far propri i valori della firm e contribuire a interpretare un’unica vision in mercati diversi tra loro, astraendosi dalle peculiarità del contesto italiano per operare con ottica internazionale.

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Equilibrio tra approcci diversi
«La professione legale può essere esercitata solo localmente - fa notare Federico Sutti, nel global board di Dentons dal novembre 2019 - ed è quindi necessario trovare un punto di equilibrio e di sintesi tra approcci culturalmente diversi al mercato, in un contesto in cui il trend globale complessivo vede una accelerazione del consolidamento dei grandi studi». Una nomina, quella di Sutti, che racconta, per la sua stessa origine, la contaminazione tra skill personali, reputazione e risultati raggiunti nell’ufficio di riferimento. L’avvocato già un decennio fa era stato nell’international board di DLA Piper; ora guida un “case study” per l’insegna: abituato alle integrazioni con realtà già presenti sul territorio, in Italia Dentons ha affidato a Sutti lo sviluppo da zero delle sue sedi che, da ottobre 2015 a oggi, hanno via via incluso oltre 130 professionisti, attivi in tutte le aree del diritto.

La leadership, quando si è dentro a un organismo di coordinamento, fa un passo indietro rispetto al lavoro per obiettivi comuni, che permettono di sviluppare le singole practice. «Serve molta attenzione per valutare il migliore interesse dello studio e trovare un bilanciamento, sia per le questioni legali sia sul fronte risorse umane - conferma Davide Mencacci, dal 2019 Global head of banking per Linklaters - Dobbiamo assicurarci che stiamo facendo tutto quanto è nelle nostre possibilità per dare strumenti ai professionisti della firm» facendo leva sulle competenze legali, certo, e sulle peculiarità dei singoli mercati «per capire dove possiamo aggiungere valore al business dei clienti», spiega.

La professione non si abbandona
Normale mantenere il contatto con la professione: spesso si aggiunge del tempo, non lo si sottrae alla giornata lavorativa standard. L’ottimo inglese come passepartout, i ruoli di coordinamento hanno gestioni difformi negli studi anche in base alla tipologia di organo cui si partecipa. Così come le remunerazioni. Per esempio, Olaf Schmidt, partner DLA Piper, managing director Groups and global board member, Emea and Asia pacific representative, divide equamente il tempo tra il management e i clienti. «Chi è nell’executive ha una responsabilità che deve essere remunerata - afferma Schmidt, tedesco di nascita, in Italia da oltre 25 anni - ma l’avvocato deve continuare a praticare per mantenere il contatto con il mercato e credibilità rispetto ai colleghi». Agli incontri, da mensili a trimestrali, si aggiungono call settimanali e giorni negli headquarters, dove in genere risiede la “business force”. «Si viaggia molto. È importante ascoltare le esperienze dei colleghi da Madrid a Sydney, da Helsinki a Abu Dhabi: ognuno è portatore di una propria cultura ma tutti noi siamo legati da comuni valori» riflette Massimiliano Mostardini, chairman del board internazionale Bird & Bird da quattro anni, dopo 13 come managing partner dello studio italiano. Per lui riunioni settimanali su Londra ma «la crescita del mio fatturato e del numero di clienti hanno forse dimostrato che è possibile svolgere simultaneamente il ruolo di avvocato della branch italiana e quello di chairman».

La squadra a supporto
Sebbene gli incarichi siano personali, nessuno di loro dimentica il ruolo dei colleghi nel compiere appieno il mandato. «È richiesto un costante impegno ma posso contare a livello nazionale e internazionale su un team con molta esperienza, motivato e con un fortissimo spirito di gruppo», afferma Mostardini. «Abbiamo una squadra meravigliosa» gli fa eco Mencacci ricordando qualità e capacità a livello globale e su Milano. Così Sutti, che sottolinea il ruolo del network e dei professionisti negli studi italiani. Schmidt ricorda la delicatezza dei compiti dei singoli nei Groups grazie a cui DLA Piper innesta nella strategia globale le specifiche dei singoli Paesi: «La sfida è saper conciliare le linee guida e la corporate identity centrale con le esigenze di comunicazione e business dei singoli mercati. È un compito complesso, ma motivante».

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