i documenti al vertice di palazzo chigi

Tav, l’Avvocatura: alt alle gare? Rischio danno erariale

di Giorgio Santilli


Tav, verso richiesta bilaterale con Francia su fondi

2' di lettura

L’ultimo arrivato - fra i quattro documenti tecnici che mercoledì sera sono stati al centro del vertice di Palazzo Chigi sulla Tav - è il parere dell’Avvocatura generale dello Stato cui il governo si era rivolto per formulare due quesiti: se la mancata pubblicazione dei bandi di gara di Telt (2,3 miliardi) nella scadenza prevista di marzo prefigurasse il rischio di perdita dei fondi europei e quindi di danno erariale a carico dei responsabili della mancata pubblicazione (in assenza di una decisione politica definitiva del governo che modificasse gli accordi internazionali e le intese sottostanti); se fosse possibile, una volta pubblicati i bandi, sospendere la procedura di gara.

Il parere, esposto direttamente dell’Avvocato generale dello Stato alla riunione di governo, è arrivato solo ieri sera ed è rimasto riservato ma Il Sole 24 Ore è in grado di ricostruirne i contenuti principali.

Sul primo quesito la risposta è affermativa: impedire la pubblicazione dei bandi di gara o ritardarla ulteriormente implica un grave rischio di perdere i primi 300 milioni degli 800 milioni fondi Cef stanziati dall’Europa (come ha ribadito anche la lettera arrivata ieri da Bruxelles a Roma) e conseguentemente configura una ipotesi di danno erariale per il mancato rispetto delle intese. Un rischio che graverebbe sui consiglieri italiani di Telt in prima battuta ma anche su figure ministeriali.

Molto più complessa la risposta al secondo quesito perché il diritto francese, che tutela l’interesse pubblico con forza, consente la sospensione della procedura di gara, soprattutto se prevista una «clausola di dissolvenza», ma la subordina comunque a una «sopravvenienza», cioè al fatto che dal momento della pubblicazione a quello della sospensione sia accaduto qualcosa che giustifichi la decisione. Questa è la prima difficoltà non banale per la tesi che comunque sia sempre possibile sospendere le gare.

La seconda difficoltà nasce dal fatto che Telt è una società con due soci paritetici (per l’Italia Rfi del gruppo Fs) e non è quindi evidente come il socio italiano potrebbe far prevalere la propria posizione, in assenza di una intesa con quello francesi, per sospendere o revocare la procedura di gara.

Fin qui il parere dell’Avvocatura.

Gli altri due documenti tecnici rilevanti nella partita politica sono l’analisi costi-benefici bis e l’analisi dell’avvocato Pucciariello sui costi della mancata realizzazione. La prima ha ridotto la differenza fra costi e benefici a 2,4 miliardi rispetto ai 7 della prima analisi. La seconda stabilisce una forchetta di costi fra 1,7 e 3,9 miliardi. Salvini ha sintetizzato ieri, a sostegno della posizione leghista, che «costa più non farla che farla». E un argomento che la Lega può usare per sostenere in modo più forte questa affermazione è la contestazione nell’analisi costi benefici (1 e 2) del calcolo delle accise, che sopravvaluta i costi e riduce il calcolo dei benefici ambientali, in violazione con le linee guida europee e nazionali sull’analisi costi-benefici. Secondo questo ragionamento l’analisi (essendo un atto di derivazione ministeriale) non sarebbe legittima in quel passaggio.

C’è anche da definire meglio la forchetta dei costi del «non fare» (troppo ampia) e non è escluso che il premier Conte si appelli anche a questo per fare un ultimo supplemento di indagine.

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