lusso

L’azienda cresce dell’8,8%, Cucinelli ringrazia ogni collaboratore «per l’eccellente 2019»

Ricavi a 460 milioni, trainati dall’export (+10,2%), ma l’Italia è comunque positiva (+2,2%)

di Giulia Crivelli


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3' di lettura


Quasi tutti lo teorizzano, ma in pochi lo dicono apertamente quando arrivano i conti: se un’azienda ha successo è merito di tutte le persone che vi lavorano. Brunello Cucinelli è da sempre un’eccezione: difficile, in oltre 40 anni di attività come imprenditore del lusso, non trovare una sua dichiarazione di stima, quasi affetto, per i collaboratori che hanno portato l’azienda e il marchio a essere un simbolo globale di stile e qualità del made in Italy. Ancora più difficile non trovarla negli ultimi anni, da quando, dopo la quotazione a Milano, fatturato e utili hanno fatto dei veri e propri balzi. La pubblicazione dei risultati dei primi nove mesi del 2019, appena approvati dal cda, conferma la coerenza della visione di Cucinelli e il suo approccio umanistico (la definizione è sua). I più cinici possono avere dei dubbi, ma i fatti non mentono. Esattamente come non mente il fondatore dell’azienda umbra che ha prima rivoluzionato il mondo del cashmere e poi quello dell’alta gamma più in generale. Anche se oggi, forse, il contributo più importante di Brunello Cucinelli a questi tempi di incertezza, relativizzazione, mancanza di punti di riferimento, è proprio (di)mostrare che l’impresa etica, cioè sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, esiste.

I dati del periodo gennaio-settembre
I ricavi netti sono saliti dell’8,8% 459,2 milioni a cambi correnti e del 7,7% a cambi costanti). L’incremento nei mercati internazionali è stato del 10,2%, ma è cresciuto anche il mercato italiano (+2,2%). L’aumento è stato omogeneo a tutte le aree geografiche (Europa +9,6%, Nord America +9,2%, Cina +14,4%, Resto del Mondo +11,3%) e a ogni canale distributivo (retail +11,2%, monomarca wholesale +3,2%, multimarca wholesale +6,9%).

Le parole a caldo di Brunello Cucinelli
«Siamo ormai quasi alla fine di questo 2019, anno eccellente per la nostra industria, sia sotto il profilo dei numeri, sia sotto quello dell’immagine – ha detto l’imprenditore –. Molto, molto bene il sell-out della stagione autunno-inverno e l’atmosfera di grande apprezzamento intorno al brand. Dietro a questi risultati, possiamo immaginare una chiusura dell’anno in corso con una bella crescita del fatturato intorno al 9% e una sana crescita dei profitti. Vista inoltre l’evoluzione nel mercato mondiale del ready to wear made in italy di lusso e l’importantissima raccolta ordini primavera-estate 2020, prevediamo che anche il prossimo possa essere un altro bell’anno di crescita del fatturato e dei profitti, in linea con il nostro progetto decennale».

Il pensiero per dipendenti e collaboratori
«Un ringraziamento particolare va a tutti i nostri collaboratori che con la loro creatività ci consentono di progredire in quel progetto che noi chiamiamo “lavorare e vivere secondo natura” – ha aggiunto Cucinelli –.
Le dinamiche dei 9 mesi si inseriscono all’interno del primo anno di un progetto di crescita di lungo e lunghissimo periodo, le cui radici affondano in Solomeo, “Borgo dello Spirito” dove cerchiamo di vivere e lavorare secondo i ritmi della natura, in armonia con il Creato, provando a recare meno danni possibili alla nostra amata Terra. Questa dedizione alla “umana sostenibilità” è da sempre parte del nostro mondo, fatto di attenzioni per tutti gli stakeholder, collaboratori, fornitori, comunità, territorio».

Il pensiero per i clienti del marchio
Se le parole più “calde” sono quelle per i collaboratori, Cucinelli pensa ovviamente ai clienti del marchio, che riconoscono alle collezioni il valore e ne comprendono il prezzo e il posizionamento, decisamente di alta gamma. «Attraverso la condivisione dei valori che caratterizzano la nostra realtà, crediamo di essere in qualche modo riusciti a creare un forte legame di “appartenenza” con il cliente finale, per il quale diventa sempre più importante e attuale il valore “affettivo” del capo. Abbiamo la sensazione – ha aggiunto Cucinelli – che possedere un nostro capo, per molti dei clienti significhi “custodire” e magari tramandarlo alle generazioni».

L’importanza del retail
Il network di boutique al 30 settembre 2019 è pari a 103 boutique, rispetto alle 100 al 30 settembre 2018, con 3 aperture nel corso di quest'anno. Il network del canale monomarca wholesale è passato da 27 a 29 boutique, rispetto alle 27 boutique al 30 settembre 2018.

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