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L'azienda data driven passa dal cloud. Ma la migrazione non è priva di ostacoli

Per Scott Russelll (Sap) l’impresa agile e «composable» passa per soluzioni full cloud, che abilitano la capacità di rispondere a condizioni mutevoli

di Gianni Rusconi

(Shuo - stock.adobe.com)

5' di lettura

Eliminare le complessità legate a integrazione, accessibilità e gestione di diversi formati di dati: chi fra i responsabili It non si è mai trovato ad affrontare questa problematica alzi la mano. E facciano altrettanto coloro che, nell'intraprendere un percorso di migrazione delle risorse informatiche nel cloud, non siano inciampati in un qualsiasi ostacolo imputabile all'armonizzazione dei dati.

Detto che tali difficoltà interessano trasversalmente tutte le aziende, dalla grandissime a quelle di medie e piccole dimensioni, è ormai consolidato il fatto che la trasformazione (digitale) del business abilitata dal software e delle infrastrutture “as a service” sia una priorità condivisa, anche in relazione a una gestione della supply chain divenuta più farraginosa a causa della pandemia e alla continua evoluzione delle minacce in tema di cybersecurity.

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La logica che muove questa migrazione è nota: le imprese si spostano sul cloud per assicurarsi quella flessibilità e resilienza necessaria a rispondere ad eventi di grande discontinuità e investono sempre di più in questa “tecnologia” (e in modo particolare sul cloud ibrido) per facilitare il trasferimento dei carichi di lavoro, l'archiviazione dei dati e lo sviluppo di applicazioni.

Il punto chiave è dunque il seguente: come si affronta questa migrazione? E quali sono le opportunità che i vendor tecnologici mettono a disposizione dei Cio? Ne abbiamo parlato con Scott Russell, membro esecutivo del board di Sap e responsabile di Customer Success, progetto nato per aiutare i clienti a definire il giusto approccio al cloud.

Percorso non uguale per tutti

La migrazione di sistemi, applicazioni e servizi nel cloud è una strada ormai tracciata e la conferma arriva interpretando queste parole di Russell. «La capacità di accedere all'innovazione è fondamentale per ogni impresa e i business leader che sto incontrando in questi mesi hanno come obiettivo quello di scalare: ma se non puoi innovare non puoi scalare, e questo porta naturalmente al cloud».

Un assunto che, secondo il manager, trova conferma nei numeri. Secondo Gartner, infatti, l'85% delle aziende mondiali avrà adottato entro il 2025 strategie “cloud-first” per gestire i nuovi carichi di lavoro digitali e il 95% di questi carichi sarà distribuito su piattaforme cloud “native”, rispetto al 30% del 2021. «In teoria tutte le aziende potrebbero adottare il cloud – ha aggiunto Russell - ma non tutte lo faranno allo stesso modo e il percorso scelto da ogni azienda può diventare un fattore chiave di differenziazione rispetto ai concorrenti».

Scelte che devono in ogni caso tener conto di sfide che cambiano a seconda dei settori e dal punto di partenza in cui si trova un'organizzazione in fatto di sicurezza, architetture esistenti, fornitori multipli, obblighi contrattuali, ammortamenti di sistemi legacy e altro ancora.

Essere un azienda “full cloud”

Pensare al cloud come a una piattaforma tecnologica riflette, a detta dell'executive di Sap, una visione un po' limitata che può rallentarne l'adozione. «Il cloud non sarà solo un approccio tecnologico per la fornitura di applicazioni, ma fungerà anche da motore chiave dell'innovazione di un'azienda. Oggi molte imprese pensano che la trasformazione digitale avvenga semplicemente acquistando nuove soluzioni, e così facendo la necessità di cambiare il modo in cui funziona un'organizzazione, con l'aiuto di nuovi modelli di business e processi più intelligenti, viene spesso ignorata».

Diventare più agili e resilienti è dunque un obiettivo di tutti ma la semplice migrazione delle applicazioni al cloud non basta a garantire la velocità di innovazione necessaria a competere sul mercato. Ed è per questo che in Sap sono convinti che, per poter indirizzare il cambiamento e crescere sostenibilmente, le aziende devono abbracciare il cloud come un'opportunità per abilitare cambiamenti rapidi e profondi del modello operativo e di business.

Se si diventa un'organizzazione “full cloud”, in altre parole, si è in grado di modernizzare, standardizzare e digitalizzare meglio. E a più livelli. «Il passaggio dal modello on premise alla nuvola – spiega il manager - riguarda il desiderio di aumentare il dinamismo e la resilienza nelle catene di approvvigionamento e la necessità di sfruttare in modo più intelligente i dati e le reti in tutte le aree dell'organizzazione per passare più velocemente dalla raccolta di informazioni all'analisi delle stesse sfruttando le potenzialità offerte da applicazioni e servizi cloud nativi».

La “composable enterprise”

Una volta si parlava di aziende “agile”, oggi di aziende “composable” e quindi di organizzazioni che devono adattarsi ai cambiamenti del mercato, combinando dinamicamente le diverse funzionalità di business. Il cloud può essere considerato un abilitatore di questo passaggio?

La convinzione di Russell è che il viaggio in questione sia ancora lungo, perché la maggior parte delle aziende si trova nella fase concettuale e di sperimentazione di approcci diversi. «La componibilità dei processi aziendali è un argomento di grande attualità - ha precisato più in dettaglio - e la nostra visione in proposito è chiara: creare una piattaforma che consenta a clienti e partner di progettare, creare e modellare processi end-to-end da blocchi costitutivi ed eseguirli in modo automatico con il supporto di tecnologie avanzate come il machine learning».

Aumentando ulteriormente la modularità del software, questa insomma la visione di Sap, le aziende potranno adattare i processi in modo dinamico nel cloud per rispondere alle mutevoli esigenze del mercato, utilizzando in modo efficace una piattaforma dati altamente scalabile e flessibile e consentendo quindi maggiore adattabilità e agilità per reagire rapidamente anche ai cambiamenti organizzativi.

Le mosse di BigTech in Italia

I recenti annunci di Amazon e Google finalizzati a rafforzare lo sviluppo delle rispettive attività cloud nel nostro Paese non possono essere che buone notizie nell'ambito del processo di digitalizzazione del sistema Paese e di questo avviso è anche Carla Masperi, che di Sap per l'Italia è chief operating officer e acting country manager: «Gli hyperscaler sono parte centrale della nostra strategia per aiutare le aziende a diventare organizzazioni intelligenti e sostenibili».

La collaborazione con le BigTech si fonda su piani di co-innovazione e un esempio pratico, nell'ottica di una maggiore efficienza energetica, è il porting su Aws Graviton del database alla base di tutte le soluzioni Sap, Hana Cloud. Altri diversi progetti sono in essere con Google Cloud Platform, per offrire alle aziende un pacchetto (Rise with Sap) che comprende l'Erp in cloud di nuova generazione, soluzioni di analytics e di business process intelligence, e con Google Workspace, per aumentare la produttività degli utenti finali integrando la gestione dei documenti.

«Non possiamo che guardare con grande interesse all'apertura di nuove cloud region in Italia che avranno ricadute in termini economici e occupazionali molto positive e ritengo che una terza dimensione altrettanto positiva sarà rappresentata dalla maggior fiducia delle nostre aziende a passare più velocemente al cloud grazie alla disponibilità di infrastruttura su base locale».

L'allusione agli investimenti previsti dal Pnrr è implicita.

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