Venezia

Premio Campiello, vince Giulia Caminito con «L'acqua del lago non è mai dolce»

La cinquina dei finalisti era abbastanza agguerrita: oltre alla giovane vincitrice Paolo Nori, Andrea Bajani, Paolo Malaguti, Carmen Pellegrino

di Stefano Biolchini e Alberto Fraccacreta

(Agf)

4' di lettura

La cinquantanovesima edizione del Premio Campiello inaspettatamente va a Giulia Caminito che con “L'acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani), si è dedicata alle inquietudini radicali della giovinezza nell'intricata vicenda di Gaia: primi anni Duemila, immersioni in «acque immobili di un'esistenza priva di orizzonti». «Grazie a tutti quelli che hanno lavorato con me, alla mia famiglia, ai miei lettori. Dedico il premio alle donne e alla loro possibilità di leggere e scrivere in qualsiasi parte del mondo». Così la scrittrice ha commentato il premio.

La scrittrice ha avuto 99 voti sui 270 arrivati dalla Giuria Popolare di Trecento Lettori Anonimi. Al secondo posto “Se l’acqua ride” (Einaudi) di Paolo Malaguti, 80 voti, al terzo “Sanguina ancora” (Mondadori) di Paolo Nori, 37 voti, al quarto “La felicita’ degli altri” (La nave di Teseo) di Carmen Pellegrino, 36 voti e al quinto “Il libro delle case” (Feltrinelli) di Andrea Bajani, 18 voti.

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Non ha invece vinto quello che in molti davano come favorito, Paolo Nori per il romanzo Sanguina ancora. L'incredibile vita di Fëdor Michajlovic Dostoevskij, edito da Mondadori.

La Giuria dei Letterati, presieduta da Walter Veltroni, ha espresso la sua preferenza durante cerimonia di premiazione dall'Arsenale di Venezia (secondo gli organizzatori «luogo simbolo dell'ingegno dei veneziani e del loro saper fare»), trasmessa in diretta su Rai 5 e in streaming su Rai Play a partire dalle 20:30 con la conduzione (priva di guizzi per una serata davvero troppo lunga) di Andrea Delogu. Daniela Gambaro aveva già vinto, nelle settimane precedenti, il Campiello – Opera Prima con Dieci storie quasi vere (Nutrimenti).

La cinquina

La cinquina dei finalisti era abbastanza agguerrita: oltre a Caminito e Nori, figuravano anche Bajani con “Il libro delle case”, Paolo Malaguti con “Se l'acqua ride” (Einaudi), Carmen Pellegrino con “La felicità degli altri”. Bajani ha dato spazio alle angustie del soggetto – il protagonista del romanzo è convenzionalmente chiamato “Io” – per conquistare una vera identità contro le parti menzognere del nostro essere, Il mestiere del barcaro di fiume (un po' come Suttree di McCarthy) è al centro del libro di Malaguti, «al timone degli affusolati burchi dal fondo piatto», quando l'estate si infiamma e le avventure umane si moltiplicano. Una storia di trapassi e crescite, con il dolore e il ricordo della perdita sempre in agguato. Infine Pellegrino ha, invece, rappresentato gli spettri e le ombre di una donna, Cloe, «allontanata dal villaggio per pura crudeltà».

Nonostante le esteriori difformità tematiche, la cinquina rivela un'unità di fondo che può darci indicazioni importanti sulla direzione della letteratura contemporanea: l'estremo bisogno dell'altro contro ogni solipsismo, la volontà di uscire da sé stessi per trovare nella sponda di un tu amato il punto di approdo.

Campiello giovani

Alice Scalas Bianco è la vincitrice della 26esima edizione del Campiello Giovani, il concorso riservato ai giovani tra i 15 e i 22 anni organizzato dalla Fondazione Il Campiello - Confindustria Veneto. Alice Scalas Bianco, 18 anni di Vigevano (Pavia), fresca di diploma di liceo classico, si è aggiudicata il premio con il racconto “Ritratto di Parigi” scelto dalla Giuria dei Letterati, presieduta da Walter Veltroni, tra i cinque racconti arrivati in finale. Il premio è stato consegnato da Marco Dalla Bernardina, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Veneto. Questa la motivazione della Giuria: “Il racconto di Alice Scalas Bianco ha la qualità di unire in un solo gesto ingenuità e intelligenza, dispersione e lampi di lucidità ironica. Ai luoghi comuni inevitabilmente vincenti, l'autrice ha cercato di resistere con la dolcezza di un racconto che si fa leggere fino alla fine”.

Daniele Del Giudice

Quanto a Daniele Del Giudice che aveva scelto di vivere proprio a Venezia e al quale proprio quest'anno La Fondazione ha assegnato il Premio speciale alla Carriera, e appena scomparso (è morto nella notte tra l’1 e il 2 settembre), in apertura è stato ricordato dalla toccante testimonianza di Ernesto Franco. Il direttore editoriale della Einaudi, per cui tornerà in libreria a novembre “Lo stadio di Wimbledon”, e grande amico dello scrittore ha riassunto la sua poetica nella parola “sentire”. Walter Veltroni, Presidente della Giuria dei Letterati, si è così espresso: “Daniele Del Giudice è stato uno degli scrittori più importanti della letteratura italiana contemporanea. Come tale la giuria del Campiello, d'intesa con il presidente Carraro, aveva deciso di onorarne la figura conferendogli un meritato premio alla carriera. Premio che anche ora, di fronte alla devastante notizia della sua scomparsa, resta tale. Non è e non sarà un premio alla memoria, ma un riconoscimento attuale per le storie e le parole che nei suoi testi ha scelto, per la loro qualità e per le emozioni che ha offerto ai suoi lettori. Daniele da tempo era stato inghiottito dal buio di una malattia cattiva ma il suo lavoro parla ogni giorno e ogni giorno regala agli altri pensieri, dubbi, bellezza. Per questo Venezia, la città che lo ha adottato, lo onora come merita. Per questo il Campiello lo ricorda con grande affetto e riconoscenza.”


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