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L’Ecofin: no alle criptovalute prima che ci siano regole della Ue

La posizione verrà assunta dai ministri delle Finanze che si riuniranno a Bruxelles. Bocciata la proposta di dare mandato alla Bce di studiare una criptomoneta pubblica. Le sfide legali, regolamentari e di vigilanza

dal nostro corrispondente Beda Romano


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(REUTERS)

2' di lettura

BRUXELLES - I ministri delle Finanze dell’Unione europea, che si riuniranno giovedì 7 e venerdì 8 novembre a Bruxelles, discuteranno di criptomonete. I Paesi membri sono d’accordo per evitare che valute di questo tipo - come Libra, messa a punto da Facebook - possano vedere la luce in Europa prima che vi sia un chiaro quadro regolamentare. Il contesto di abbondante liquidità sui mercati finanziari rende la questione particolarmente d’attualità.

I timori per la stabilità finanziaria

Già in settembre, i ministri avevano espresso t imori per la stabilità finanziaria, l’efficienza dei sistemi di pagamento, la libera concorrenza e la sovranità monetaria. «Entità che intendono emettere o gestire nell’Unione europea valute di questo tipo devono mettere a disposizione urgentemente informazioni complete e adeguate perché si possa fare una analisi appropriata», si legge nella dichiarazione ancora oggetto di negoziato.

Consiglio e Commissione sono convinti che nessuna criptovaluta dovrebbe vedere la luce nell’Unione finché le sfide legali, regolamentari e di vigilanza non verranno analizzate e affrontate. Ciò detto, i Ventotto non vogliono dare mandato alla Banca centrale europea di studiare una criptovaluta pubblica. I ministri dovrebbero limitarsi a valutare positivamente il fatto che banche centrali, in cooperazione con altre autorità rilevanti, continuino a studiare costi e benefici di valute digitali emesse da istituti monetari.

La questione della Bce
La questione è soprattutto istituzionale. Consiglio e Commissione non possono dare indicazioni alla Bce senza mettere a rischio la sua indipendenza. Il dibattito a livello diplomatico ha messo in luce differenze tra i paesi. Secondo le informazioni raccolte a Bruxelles, Francia e Germania hanno avuto un ruolo motore. Altri paesi, che ospitano importanti centri finanziari, hanno voluto mettere in chiaro che la partita sulle criptovalute non riguarda l’ambito più generale delle cripto-attività.

In Cina, la banca centrale cinese sta valutando l’ipotesi di creare una criptovaluta pubblica. L’obiettivo è di riprendere le redini di uno nuovo strumento finanziario che gli istituti monetari ritengono pericoloso per la sovranità monetaria di un paese o di una unione di paesi. Storicamente, le monete sono emesse da entità statali, non da società private. Si capisce quindi la forte preoccupazione di governi nazionali e di autorità di vigilanza.

Peraltro, la preoccupazione è tanto più forte per il contesto di abbondantissima liquidità sui mercati. Libra potrebbe diventare non solo uno strumento di scambio, ma anche una fonte di investimento, con tutte le conseguenze che ciò potrebbe avere per la stabilità dei mercati azionari o obbligazionari. Patrick Artus, economista di Natexis a Parigi, parla del rischio di “fuga dalla moneta” da parte degli investitori, che potrebbero quindi essere attirati dalle criptovalute.

È da notare che dal 1996 ad oggi il bilancio totale delle banche centrali a livello mondiale è passato da 2200 miliardi di dollari a 23mila miliardi di dollari. L’abbondante liquidità ha comportato tra le altre cose dalla fine del 2018 in poi un calo dei rendimenti obbligazionari a lungo termine, ormai negativi in alcuni paesi (in Germania questi sono scesi da +0,5% a -0,5%). Di riflesso, è aumentato il prezzo dell’oro e del bitcoin (quest’ultimo da 5600 a 8400 euro).

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