SETTORI EMERGENTI

L’economia degli agrumi locali, Savona scommette sul chinotto

In espansione la coltivazione delle piante importate dalla Cina nel 1500 e usate per anni nella marineria. Ora l’obiettivo è ottenere il riconoscimento europeo Igp

di Enrico Netti


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Business green. Piante di chinotto cariche di frutti, il fiore e le bottiglie destinate al consumo. Ora la nuova sfida per il chinotto è guadagnare spazio come essenza e ingrediente per cocktail

3' di lettura

Si lascia alle spalle una storia secolare e oggi sta vivendo una seconda giovinezza sull’onda lunga degli investimenti per realizzare linee di prodotti e pacchetti di esperienze che spaziano dalle essenze, al wellness e al turismo.

Il chinotto, Dop, oggi viene coltivato in una piccola fascia del Ponente ligure che comprende una striscia di territorio lunga una trentina di chilometri tra Savona e Pietra Ligure e le vallate retrostanti. L’agrume arrivò intorno al 1500 in Liguria dalla Cina importota da un navigatore savonese che scoprì le qualità dei suoi frutti, molto ricchi di vitamina C. Un grande pregio perché, nonostante il gusto amaro, riduceva il rischio di malattie provocate in navigazione dalla dieta povera di frutta e verdura.

Grazie al clima mite la provincia di Savona divenne terra di elezione del chinotto che si affermò come un prodotto medicale acquistato da mercanti inglesi, francesi e russi che lo rivendevano agli armatori. Tra ’700 e ’800 nelle dispense delle navi il frutto non mancava mai.

L’importanza economica della pianta crebbe fino ad favorire, nei primi anni dell’800, la coltivazione intensiva. Verso la fine del secolo XIX arrivò a Savona dalla vicina Francia un’impresa specializzata nella realizzazione di canditi - la Silvestre -Allemand, fondata alla fine del ’700 - dando così vita a una tradizione pasticcera a base di chinotti che continua tutt’ora. Poco dopo venne fondata la Società Cooperativa dei chinotti che si occupava della coltivazione, la trasformazione e la vendita dei frutti.

Il fiore del Chinotto

La filiera del chinotto era così pronta ad entrare in quello che sarebbe stato il suo periodo d’oro con produzioni record raggiunte tra il 1900 e il 1915 quando nella Riviera di Ponente si contarono oltre 55mila piante. Tra frutti canditi, marmellate, bevande alcoliche e bibite la moda del chinotto continuò fino agli anni Trenta. Iniziò, anche a causa della guerra e del maltempo, una breve parabola discendente che durò pochi anni. Negli anni del boom economico riprese quota il consumo di soft drink, bibite gasate al chinotto, gelati e ghiaccioli. Tra i produttori Sanpellegrino (gruppo Nestlé) con Crodo e Recoaro, San Benedetto, Neri. A cavallo tra il secondo e terzo millennio anche Coca Cola provo a cavalcare il fenomeno con la Fanta Chinotto, bollicine «al sapore e colore di chinotto» come recitava lo slogan pubblicitario dell’epoca.

La seconda giovinezza e la valorizzazione dell’agrume sono iniziate nel settembre 2004: con l’evento «Savona, città del chinotto» viene annunciato che l’agrume entra a fare parte dei presidi Slow Food italiani per quelle piante coltivate nell’arco di territorio che spazia da Varazze a Pietra Ligure. Nell’aprile 2006 l’amministrazione comunale di Savona deposita e registra il marchio «Chinotto di Savona» mentre nell’autunno 2008 Lurisia (si veda l’articolo in pagina ndr) inizia a vendere le bollicine con chinotto Dop.

Progressivamente si riaffaccia la domanda dei frutti e nel ponente ligure alcuni agricoltori riprendono la coltivazione delle piante sebbene in volumi minimi rispetto quelli di un tempo. Le piante inoltre sono molto sensibili alle gelate e alle escursioni termiche ed alternano anni di buon raccolto ad annate scarse. «Ora il prezzo è intorno ai 7 - 8 euro al chilo e si puo arrivare a 10 per i prodotti migliori, quelli con un calibro di 4 centimetri, perché nel 2019 il raccolto è inspiegabilmente scarso - spiega Marco Abaton, di professione profumiere e promotore di Il Chinotto nella Rete -. Il chinotto ha sempre avuto periodi di alti e bassi passando da più di 55mila piante presenti nel Savonese all’inizio del secolo scorso a pochi agrumeti concentrati nel Finalese e in alcune zone vocate del capoluogo».

Bottiglie di Chinotto destinate al consumo. Ora la nuova sfida per il chinotto è guadagnare spazio come essenza e ingrediente per cocktail

La nota positiva è che il chinotto Dop viene utilizzato in molti altri prodotti premium. Acqua di Parma, per esempio, ha creato alcuni profumi con la fragranza del chinotto di Liguria. Il vero traino arriva comunque dalle bevande e tra le novità in arrivo il prossimo anno c’è il Chinotto di S. Bernardo. «Il nostro chinotto, che sarà sul mercato a partire da gennaio, è totalmente biologico e di origine italiana. Senz’altro avrà base del chinotto di Savona e del chinotto calabro, di cui c’è una disponibilità maggiore sul mercato» anticipa al Sole 24 Ore Antonio Biella, direttore generale di Acqua S. Bernardo.

Per il succo di chinotto ora si prospetta una nuova sfida: affermarsi nel mixology come ingrediente per i cocktail. Più facile trovare il suo nome nelle bibite prodotte da una decina di imprese italiane. Mentre Abaton promette «continuereno il progetto di ricerca e con altri produttori del territorio vogliamo ottenere l’Igp. Faremo ricerche a livello nutraceutico, farmaceutico e cosmetico per scoprire e evidenziare le potenzialità dei chinotti in altri campi e per altri impieghi».

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