terzo trimestre

L'economia cinese si ferma al +6%, peggior dato dal 1992

Il Pil nel terzo trimestre rallenta al ritmo più modesto dall'inizio del 1992, accelerando la frenata rispetto al +6,2% dei tre mesi precedenti. Pesano gli effetti del contenzioso commerciale con gli Stati Uniti. L'anno scorso la crescita era stata del 6,6%

di Stefano Carrer


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2' di lettura

Non accadeva da quasi trent'anni: l'economia cinese nel terzo trimestre 2019 ha rallentato il suo tasso di crescita al 6%. Una performance leggermente inferiore alle attese che rappresenta il peggior dato dal primo trimestre del 1992 e una ulteriore indicazione di frenata dell'economia globale, tra gli effetti del contenzioso commerciale sino-americano e il raffreddamento sia delle attività manifatturiere sia degli investimenti.

Viene cosi' “testato” il livello più basso della fascia tra il 6 e il 6,5% indicata come target ufficiale annuale dal governo cinese. L'anno scorso il Pil era cresciuto del 6,6%.

L'Ufficio Centrale di Statistica di Pechino ha comunque cercato di sottolineare che, in termini complessivi, l'economia è riuscita a mantenersi su binari di sostanziale stabilità, pur aggiungendo che “occorre essere consapevoli di come l'economia sia sotto crescenti pressioni, alla luce delle complicate e severe condizioni economiche sia interne sia internazionali, del rallentamento dell'economia globale e delle crescenti instabilità e incertezze esterne”.

In effetti lo stesso Fondo Monetario Internazionale questa settimana ha nuovamente ridotto al ribasso le sue stime sulla crescita mondiale di quest'anno al 3% - i minimi dalla crisi finanziaria del 2008 - rispetto al 3,8% dell'anno scorso, citando proprio gli effetti negativi della guerra commerciale in corso tra Washington e Pechino, solo parzialmente alleviata dal recente accordo molto limitato raggiunto tra le due parti per evitare una ulteriore escalation di dazi e controdazi.

L'Fmi ha ridimensionato le sue proiezioni sul Pil cinese dal 6,2 al 6,1% per il 2019. Nei nove mesi da gennaio a fine settembre, il Pil risulta in aumento del 6,2% a un totale di 69.780 miliardi di yuan (circa 9.870 miliardi di dollari) rispetto ai primi tre trimestri del 2018.

Nel secondo trimestre 2019, la crescita del Pil cinese si era attestata al 6,2%. Il successivo ulteriore rallentamento è legato in parte alla debole performance delle esportazioni, scese dello 0,4% (mentre le importazioni si sono contratte del 6,5%). Dal primo settembre gli Usa hanno iniziato a imporre dazi addizionali del 15% su merci cinesi per un ammontare di 110 miliardi di dollari, in aggiunta alle tariffe del 25% su beni di importazione per 250 miliardi di dollari introdotte in precedenza.

Sul fronte interno, si segnala una relativa debolezza dei consumi tra aumentate pressioni inflazionistiche (l'indice dei prezzi al consumo è salito al 3% a settembre, il massimo dal novembre 2013). Il governo cinese ha varato alcune limitate misure di stimolo all'economia sul fronte fiscale e finanziario, che secondo vari analisti risulterebbero insufficienti a sostenere la domanda interna. L'ultima misura è stata varata mercoledì: una iniezione di liquidità da 200 miliardi di yuan nel sistema finanziario.

Il dato rilasciato oggi ha contribuito a un leggero indebolimento degli indici delle Borse cinesi. Vari investitori, comunque, sembrano sollevati per il fatto che la performance non sia stata peggiore, dati i tanti venti contrari che soffiano sull'economia cinese e globale.

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