I dati e le imprese

L’economia circolare può dare all’arredo Ue cinque miliardi di ricavi e 163mila posti di lavoro

Le stime di Furn360 fino al 2030 indicano come decisive la progettazione, l'utilizzo dei materiali, gli imballaggi e la gestione degli scarti. Le iniziative di Moroso, Poliform, Scavolini

di Chiara Beghelli

La cucina della nuova collezione Formalia, il progetto di Scavolini realizzato con il designer Vittore Niolu, disponibile anche con versione delle ante in Pet riciclato

3' di lettura

Secondo i dati più recenti della Commissione Europea, le 130mila aziende dell’arredo del Continente generano circa 96 miliardi di euro di fatturato. Se investissero nella circolarità della loro produzione, potrebbero generare un valore aggiunto di quasi 5 miliardi di euro entro il 2030 e creare oltre 163mila nuovi posti di lavoro. Queste ultime stime provengono dal programma di formazione Furn360, offerto in ambito del progetto Erasmus a quegli studenti che vogliano specializzarsi, appunto, nella circolarità del design, della produzione e della gestione degli arredi. Stime che confermano come la sostenibilità, anche in ambito dei processi produttivi, non sia più un termine da marketing, ma un deciso volano di sviluppo.

Processi che riguardano il design, i materiali utilizzati, gli imballaggi, la gestione degli scarti e che sempre più spesso le aziende amano raccontare, oltre che adottare: «In Poliform dichiariamo con trasparenza il nostro impegno per l’ambiente e la salute dell’uomo. E il fatto che stiamo crescendo costantemente, quest’anno arriveremo a 105 monomarca nel mondo, vuol dire che i clienti riconoscono e sostengono questa strategia – spiega Giovanni Anzani, ad dell’azienda brianzola che guida insieme ai soci Alberto e Aldo Spinelli – . Siamo sempre più attenti a produrre con materiali sostenibili, con emissioni ridotte al minimo. Per esempio, usiamo pannelli a bassa emissione di formaldeide conformi a una normativa americana, la più bassa, e vernici ad acqua, che fanno sì che anche un bambino possa toccare uno sportello o un’anta senza alcun pericolo. Il legno proviene tutto da foreste certificate e gli scarti li recuperiamo per alimentare le caldaie, dunque per il riscaldamento ma anche per alcuni macchinari, come le presse. Da un anno a questa parte – prosegue – abbiamo iniziato a fare delle ricerche per imbottiture più facili da smaltire e recuperare. E per gli imballaggi usiamo sempre meno polistirolo e sempre più cartone, riciclabile al 100%».

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Il tema dei materiali alternativi è uno dei più appassionanti del momento nell’industria: «Quelli che prima erano esperimenti ora stanno diventando finalmente disponibili, anche su scala industriale. E questo è entusiasmante – aggiunge Damir Eskerica, ceo di Moroso –. Fino a tre anni fa questi materiali erano pressoché inutilizzabili, soprattutto dal punto di vista estetico. Ora non è più così». Un’altra, positiva novità è che la sostenibilità inizia a pervadere ogni segmento della filiera: «Oggi sono i fornitori a offrire delle soluzioni che prima eravamo noi a dover chiedere. Questo è un ottimo segno, perché vuol dire che questa sensibilità è sempre più diffusa. Da parte nostra, in Moroso utilizziamo già da tempo legno certificato, vernici a zero emissioni, colle ad acqua e gli scarti dei nostri tessuti li regaliamo a Ilaria Fendi, che ne fa bellissime borse con il suo marchio Carmina Campus. Noi abbiamo l’artigianalità nel Dna e anche la manualità è parte della sostenibilità».

Come lo è la durevolezza: «I nostri prodotti sono progettati per durare nel tempo, il che significa un minor impatto ambientale», nota Fabiana Scavolini, ad dell’azienda specializzata in cucine, che ha fatto della circolarità uno dei suoi punti di forza: «Abbiamo iniziato a studiare questo tema nel 2019 e abbiamo ottenuto di recente due certificati Cosmob che attestano una circolarità del 96% dei nostri prodotti. La maggior parte dei materiali e degli imballaggi provengono da materiale di riciclo e il nostro prodotto finito è facilmente separabile a fine vita, in gran parte riciclabile e quindi riutilizzabile. Questo studio, inoltre, ci ha permesso di capire cosa possiamo ancora migliorare. Sicuramente cercheremo di agire in questa direzione, per ridurre la piccola percentuale che ci separa dal 100%».

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