Interventi

L’economia di Francesco parte dai beni comuni

Al via da oggi i seminaridel corso online di alta formazione voluto dal Papa

di Enzo Fortunato

3' di lettura

«Non potete rimanere fuori dai luoghi in cui si genera, non dico il vostro futuro, ma il vostro presente. Voi non potete restare fuori da dove si genera il presente e il futuro. O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra». Queste le parole che il Papa lasciò ai giovani collegati onlinecon Assisi lo scorso novembre per The Economy of Francesco, un incontro che ci ha ricordato la necessità di una inversione di marcia, cambiare ciò che era prima.

E quell’appello non è rimasto inascoltato: oggi parte The Economy of Francesco School, il primo corso onlinedi alta formazione, promosso dal comitato scientifico di EoF, per approfondire i temi del magistero di Papa Francesco: le radici e le istituzioni economiche francescane, e i temi dell’Economia di Francesco a partire dai beni comuni.

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Come ci ricorda Luigino Bruni, che terrà la prima lezione dal titolo “L’economia dell’ultimo tempo”: «Economy of Francesco è oggi il più vasto movimento di giovani economisti e imprenditori diffuso in tutto il mondo: giovani impegnati per una economia nuova, all’altezza dei tempi nuovi. Il XXI secolo sta mostrando che i beni comuni, i beni relazionali e l’ambiente non sono più gestibili con la logica capitalistica. La sua razionalità basata sulla ricerca del benessere individuale non sa curare il pianeta, i beni che usiamo insieme e i rapporti umani». Cosa accadrebbe se i corsi di Economia focalizzassero la loro attenzione sul tema dei “beni comuni” piuttosto che sui beni privati? E se i primi diventassero il principale oggetto di studio per la scienza economica e i secondi l’eccezione? E se il social business, anziché essere considerato una forma di business, diventasse l’approccio normale e la finanza etica e verde dominasse il settore finanziario? È possibile passare dal primato dei consumatori a quello dei consumatori etici che esprimono con le loro scelte quotidiane le loro preferenze a sostegno di un sistema economico inclusivo e sostenibile?

Dodici lezioni e quattro workshop interattivi sui temi dei “beni comuni”: dalla pace all’etica della cura, dalle misurazioni multidimensionali della povertà alla salute pubblica, dai big data alla finanza etica. Quasi 700 persone iscritte a oggi per partecipare agli incontri in streaming da oltre 55 Paesi tra cui Messico, Italia, Nigeria, Filippine, Portogallo, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Cuba, Spagna, Camerun, Cile, Perù, Sud Africa, India, Kenya, Corea del Sud. Studenti, economisti, imprenditori di tutto il mondo interessati a contribuire alla realizzazione di una nuova stagione di pensiero economico. Oggi l’economia è diventata la grammatica del linguaggio sociale ed è una priorità se si vuole cambiare il mondo.

I docenti della scuola sono personalità di rilievo del mondo accademico, dell’impresa e della società: il Patriarca di Gerusalemme, Mons. Pierbattista Pizzaballa, che approfondirà il legame tra “Pace, Fiducia ed Economia”; lo storico medievale, Giacomo Todeschini, con una lezione dal titolo “Ricchezza francescana: alle radici del pensiero economico francescano”; e l’economista statunitense, Julie Nelson, che si focalizzerà sui grandi assenti del dibattito economico internazionale come l’etica della cura e i commons. Interverranno tra gli altri: Cristina Bicchieri, Eve Chiappello, Robert H. Frank, Sabina Alkire, Alex Edmans, Ridhi Kashyap, Francis Dodoo, Jennifer Nedelsky. È il caso di dirlo: nulla sarà più come prima.

Il grido di San Francesco: «Voglio lavorare con le mie mani, voglio che tutti lavorino». Come si conviene all’onestà. Quest’ultima non è la strada beffarda della convenienza, ma quello che è convincente, cioè il bene comune, il bene di tutti, e non solo il bene privato. Puntare. E si punterà alle strade e allo sviluppo che disinquinano l’ambiente. A questa strada si aggiunge anche la grande iniziativa lanciata dal Manifesto di Assisi, insieme all’amico Ermete Realacci, sulle mille azioni concrete per cambiare il nostro Paese. E le risposte arrivano da ogni parte d’Italia. Non parla più la teoria, ma la concretezza dell’agire. Il mondo sta cambiando.

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