Porti e armatori

L’economia del mare cresce ma saranno decisivi gli investimenti

di Vera Viola

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Infrastrutturazione, sostenibilità, digitalizzazione sono le sfide che dovrà affrontare il settore dell’Economia del Mare nei prossimi mesi e anni. Un settore che rappresenta oggi il 3% del totale economia italiana: non poco. Ma ha potenzialità di crescita importanti. Si è discusso di questo in occasione del webinar dedicato a «L’importanza strategica dell’economia del mare» che si è svolto ieri nell’ambito di Connext di Confindustria.

«Il cluster dell'economia del mare si estrinseca in una molteplicità di settori – descrive il vicepresidente di Confindustria per l’Economia del Mare, Natale Mazzuca –. In totale si contano oltre 208 mila imprese, in crescita costante nell'ultimo quinquennio di quasi il 15%; quasi 900 mila addetti, diretti e indiretti, pari al 5% dell'occupazione nazionale, in crescita dell’8,5% nell'ultimo quinquennio». E conclude: «Il Pnrr e il Pnic (Piano nazionale investimenti complementari), che dedicano importanti risorse per investimenti nella portualità, rappresentano una grande opportunità per il Paese che non possiamo perdere, soprattutto per colmare i divari». Settore strategico in modo particolare per il Mezzogiorno, come fa rilevare Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria per la Politiche di Coesione Territoriale. Per Grassi «un ruolo determinante devono assumerlo le Zone economiche speciali del Mezzogiorno, ma anche le Zone Logistiche Semplificate del Centro-Nord, con un utilizzo efficace ed efficiente delle risorse finanziarie previste». Confindustria sta predisponendo un Piano strategico nazionale per il rilancio dell’economia del mare, consapevole delle grandi potenzialità di ulteriore sviluppo. «Sarà pronto a gennaio – annuncia Giuseppe Mele, direttore Infrastrutture e Coesione Territoriale di Confindustria – e sarà presentato a marzo. Con questo offriremo indicazioni su temi caldi come infrastrutture, riforme, attrazione di investimenti, fiscalità e lavoro, transizioni».

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Nel mondo dell’economia del mare in verità, la transizione ecologica è già iniziata, anche se solo in alcuni comparti e aree. «L’armamento italiano _ dice Salvatore D’Amico, presidente del gruppo Giovani Armatori di Confitarma – ha investito e ha istituito un fondo di investimento in ricerca e sviluppo. Oggi però ha bisogno di regole certe».

Tra le best practice del comparto compare anche la costruzione di piattaforme logistiche nel porto di Trieste, le grandi innovazioni della nautica da diporto, per cui l’Italia è seconda nel mondo. O ancora, nel mondo della pesca e dell’acquacoltura, il progetto Agape per migliorare offerta e domanda di lavoro.

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