Sostenibilità

L’economia rigenerativa di Almo Nature

di Giulia Crivelli

Monferrato. La Fondazione Capellino ha avviato un progetto di agricoltura sintropica: si stanno rigenerando 20 ettari di terreni, tra agricoli iper-sfruttati e boschivi abbandonati da oltre 30 anni. In ristrutturazione anche gli edifici storici, in parte tutelati dalle Belle Arti

3' di lettura

Troppo spesso noi italiani ci stupiamo dei nostri primati o dell’essere all’avanguardia in settori che non ti aspetti. È accaduto con l’introduzione del green pass sul lavoro e in altri luoghi pubblici – misura che ora sono in molti, dagli Stati Uniti alla Germania, a imitare – e accade con Almo Nature, leader nel cibo per gatti e cani, primo esempio al mondo di azienda che è, per forma giuridica e nei fatti, di proprietà dei suoi clienti (cani e gatti) e della natura più in generale. In poco più di vent’anni Almo Nature, fondata a Genova nel 2000 dai fratelli Pier Giovanni e Lorenzo Capellino, è arrivata a 100 milioni di fatturato, con un export del 60%.

«Quando decidemmo di fondare Almo Nature, il settore del pet food era già affollato e competitivo – spiega Pier Giovanni Capellino –. C’era spazio però, pensammo, per prodotti e aziende che seguissero valori diversi dagli altri. Scegliemmo di usare solo ingredienti hfc (acronimo di human food chain, ndr), ovvero destinati al consumo umano. L’idea è molto semplice, per chiunque consideri cani e gatti compagni di vita: garantire loro la stessa qualità e affidabilità che desideriamo dal cibo che scegliamo per noi stessi». Viste le premesse, non dovrebbero stupire i passi successivi: nel 2018 la famiglia Capellino ha rinunciato ai dividendi e dal giugno 2019 anche al 100% della proprietà, donando con atto pubblico irreversibile (quindi per sempre) utili e proprietà dell’azienda alla Fondazione Capellino. «La finalità di questo ente non profit è semplice – racconta Pier Giovanni –. Sostenere progetti per la salvaguardia della biodiversità e per la lotta al cambiamento climatico, un modello che abbiamo chiamato reintegration economy perché di questo si tratta, di ridare alla natura, al pianeta che ci permette di vivere, una parte di ciò che abbiamo tolto».

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Nelle settimane del G20 e di Cop26 tutto questo può sembrare quasi normale, ma non lo era due anni fa e non lo è tuttora: sono molte le aziende di ogni settore e Paese impegnate in progetti di sostenibilità ambientale, ma il caso Almo Nature resta unico. E non sempre di facile gestione, come sottolinea Pier Giovanni Capellino: «I nostri valori e sogni sono chiari e chi lavora per noi in Almo Nature e alla Fondazione li condivide. Ma porsi obiettivi troppo grandi, avere pretesa, da soli, di cambiare il mondo è ingenuo, se non addirittura sbagliato. L’ho dovuto capire io per primo».

Da una parte quindi Capellino e Almo Nature continueranno a lanciare il messaggio che ogni singola azione personale e ogni piccolo (grande) atto di responsabilità conta. Dall’altro si cercherà di concentrare le risorse (cioè gli utili dell’azienda) per progetti ideati, in Italia e all’estero, da chi ha molta esperienza e credibilità.

«Negli anni siamo cresciuti, credo, per la qualità intrinseca dei nostri prodotti ma anche grazie alla comunicazione, che è sempre importante – aggiunge Capellino –. Abbiamo aspettato che il periodo più buio del Covid finisse, poi abbiamo lanciato una campagna che proseguirà nel tempo, dove campeggiano le parole “Riporta la natura nel pianeta”. Non lo considero un claim o uno slogan, come si dice nel marketing, bensì una dichiarazione sincera e un impegno altrettanto serio per l’ambiente».

Investimento quotidiano ma anche a lungo termine: Almo Nature si impegna, entro i prossimi trent’anni, a diventare un’azienda a impatto neutrale sulla biodiversità, obiettivo per il quale Capellino ha commissionato alla società francese CdC Biodiversité uno studio che misuri l’impatto dell’industria del pet food sulla biodiversità. «Continueremo a sostenere strutture sul territorio che aiutano cani e gatti in difficoltà, anche con campagne nei punti vendita – conclude Capellino –. Ma il nostro amore e la nostra preoccupazione per esseri viventi che non siano solo della specie homo sapiens va ben oltre. Il know how di Almo Nature è nel pet food per cani e gatti, la visione della Fondazione include ogni creatura».

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