Unicredit

L’economia rimbalza, in crescita i mutui e le nuove erogazioni

di Paolo Paronetto

Il segmento corporate delle erogazioni ha messo a segno un +63% e un +63,5% se si limita l’analisi alle piccole imprese

3' di lettura

«Noi come banca abbiamo avuto il cambio di management (con l’arrivo del nuovo amministratore delegato, Andrea Orcel, ndr). Ci sarà il nuovo piano presentato nella seconda parte dell’anno, ma oggi la strategia per noi è già molto chiara: è una strategia di presenza sul territorio, di vicinanza, di saper accompagnare questo momento che richiede davvero una grande unità di intenti da parte di tutti gli attori in campo».

Così Luisella Altare, regional manager Nord Est di UniCredit, indica le linee guida dell’azione dell’istituto nel Triveneto in quello che definisce «un momento davvero unico», che «richiede grande lavoro di squadra per sfruttare il rimbalzo dell’economia e il Piano nazionale di ripresa e resilienza». Dalla sede di Verona, Altare descrive un territorio che «potrà svolgere un ruolo importante nel rimbalzo economico», di cui già si colgono «segnali tangibili da parte delle imprese» a partire da una «ripresa degli investimenti». A testimoniarlo, del resto, sono i dati sull’attività commerciale della banca nel primo trimestre dell'anno. Le nuove erogazioni hanno raggiunto quota 1,08 miliardi, con un incremento del 44% su base annua, che diventa ancora più consistente considerando solo il segmento corporate, che ha messo a segno un +63% e un +63,5% se si limita l’analisi alle piccole imprese. Nello stesso periodo, l’erogato di mutui casa ha visto una crescita del 26% annuo a 179,3 milioni. «Straordinaria è stata l’emergenza, straordinaria è ora la ripartenza – nota Altare -. Parliamo di numeri a cui non siamo abituati tradizionalmente in Italia e a cui si aggiungeranno gli impatti del Pnrr con ricadute importanti dal punto di vista economico».

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Il team Nord Est di UniCredit può contare su 3.300 dipendenti al servizio di poco meno di 1,2 milioni di clienti (di cui 10.700 arrivati nel primo trimestre dell’anno) in oltre 350 filiali. L’analisi degli aggregati patrimoniali evidenzia una raccolta diretta di 30,4 miliardi (+9,9%) e una raccolta indiretta da 31,1 miliardi (+14,1%), a fronte di impieghi per 17,8 miliardi. La crisi Covid ha lasciato in eredità 18.300 moratorie a imprese per oltre 1,7 miliardi di debito residuo, ma dopo un 2020 in cui tutte le banche hanno lavorato soprattutto sugli schemi di garanzia pubblica per sostenere il circolante, ora la partita da vincere è quella del posizionamento competitivo a sostegno della ripresa. «Oggi stiamo vedendo aziende robuste, con buona qualità, che stanno riprendendo i pagamenti o con cui stiamo riconfigurando l’esposizione in termini di durata», spiega Altare. Tanto più che, «dopo un 2020 bloccato in termini di M&A, oggi le imprese tornano a far ricorso al mercato dei capitali per finanziare la crescita sia con aggregazioni che con l’apertura del capitale a minoranze». La sfida della ripresa si gioca così in un territorio che vede un nuovo fermento, che coinvolge anche lo stesso settore bancario. Se infatti è ormai storia antica l’acquisizione degli asset della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca da parte di Intesa Sanpaolo, è invece di questi giorni l'annuncio dell’opa lanciata da Crédit Agricole Italia sulle minorities della controllata FriulAdria, con l’obiettivo di integrare l’istituto e ottenere maggiore efficienza e flessibilità operativa. Recente è anche l'annuncio della collaborazione strategica sull’asse Bolzano-Cividale tra Sparkasse e Civibank, che potrà essere foriera di ulteriori sviluppi. In questo contesto, UniCredit intende far leva sul binomio locale/globale, declinato in storica e capillare presenza sul territorio, unita all’appartenenza a un gruppo bancario internazionale. «Noi abbiamo origini di forte radicamento di questa regione», a partire dalla Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, nota Altare: «Radici profonde, conoscenze profonde delle comunità in cui operiamo. Siamo capillari e molto locali, ma a questo associamo la dimensione globale del gruppo». «Siamo vicini, siamo presenti, conosciamo le dinamiche delle imprese – sintetizza - ma possiamo offrire una dimensione globale ad esempio in tema di finanza straordinaria e internazionalizzazione». Senza dimenticare il capitolo sostenibilità, asse portante del Pnrr, che nel Triveneto si è già tradotto in 600 micro-finanziamenti per 10,5 milioni e 20 finanziamenti a impatto sociale per 14 milioni. «Guardiamo a un 2021 ancora condizionato da dinamiche particolari, come il costo delle materie prime – conclude Altare -. Sarà necessario ascoltare le necessità delle imprese, accompagnare la lettura dei numeri con l’analisi del modello di business e delle prospettive. Guardare sì i numeri, ma dando valore a quei numeri e capendo come l’azienda vede il suo futuro».

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