Congiuntura

L’economia siciliana torna a crescere. Ma è il sommerso a fare da traino

di Nino Amadore


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(© claudio ciabochi)

3' di lettura

Un sistema economico che cresce e continuerà a farlo dopo anni di caduta libera. E cresce a ritmi leggermente superiori a quelli del Paese nel suo insieme. Sono le conclusioni cui arriva la Fondazione Res nel rapporto II/2017 “Congiuntura Res – Analisi e previsioni”. Una visione ottimistica che però gli esperti della Fondazione spiegano con il basso livello di partenza dell’economia siciliana caratterizzata da condizioni strutturali più deboli rispetto al resto del Paese.

«Le più recenti evidenze Istat relative al 2015 – spiega Adam Asmundo, responsabile dell'Osservatorio congiunturale della Fondazione Res e autore del rapporto - certificano l'inversione di tendenza del ciclo economico regionale, più volte anticipata dal nostro modello di previsione . La crescita è sostenuta soprattutto dalla domanda interna, in un positivo clima di fiducia che alimenta i consumi delle famiglie, la produzione e gli investimenti produttivi, nonostante le crescenti disparità nella distribuzione del reddito e della ricchezza. I dati su forze di lavoro e occupati segnalano un positivo aumento della manodopera utilizzata in agricoltura e nei servizi, a fronte dell'affacciarsi sul mercato del lavoro di persone precedentemente non occupate, un indicatore di fiducia non trascurabile, soprattutto fra i giovani».

In ogni caso, si legge nel rapporto, dopo la svolta del 2015 (un incremento del Pil del 2,1% certificato anche dall’Istat), anche nel 2016 si registra una crescita del Pil dell’1,3%, il 2017si dovrebbe chiudere con un aumento dell’1,8% e per il 2018 è previsto ancora un miglioramento (+1,5%). Risultano tutti moderatamente positivi gli indicatori economici: dalle esportazioni ai consumi, con la disoccupazione che dovrebbe scendere al 20,9% nel 2017 e al 20,6% nel 2018, ma il miglioramento si basa per lo più su contratti di lavoro precari e stagionali.

A sostenere la crescita del Pil è stata inizialmente la domanda delle famiglie (+1,7%), ma «sull'onda di un clima più positivo saranno soprattutto gli investimenti produttivi a registrare le dinamiche più vivaci, consolidando la necessaria ristrutturazione e l’ammodernamento del sistema produttivo». In termini di reddito, però, le condizioni delle famiglie siciliane sono le peggiori a livello nazionale: oltre la metà vive con meno di 18 mila euro, a fronte di un reddito medio familiare regionale di 21.800 mila euro. La media nazionale è di circa 30 mila euro, con punte tra i 34 e 37 mila euro nelle regioni più ricche. «Di difficile valutazione rimane, comunque, l'entità dei redditi distribuiti al di fuori del circuito formale, fenomeno che fornisce una parziale spiegazione della tenuta della domanda aggregata, anche in periodi critici» si legge nel rapporto. Ovvero: il sommerso e l’economia in nero hanno sostenuto la crescita del Pil siciliano. Del resto sono sempre gli esperti della Fondazione Res ha sostenere che le famiglie siciliane spendo il 40% in più di quello che incassano.

Per quanto riguarda il numero delle imprese, la flessione iniziata nel 2007-2008 sembra ormai essersi arrestata: le variazioni nel periodo 2007-2016 rimangono negative (-7,7%) «ma i dati evidenziano importanti cambiamenti strutturali». Rispetto al 2007-2008, il settore primario ha registrato, fra agricoltura e pesca, un evidente processo di razionalizzazione e concentrazione della base produttiva (circa 28 mila imprese in meno), mentre nel settore manifatturiero (da 37.700 a circa 27.500 mila imprese attive, -27,0%) i dati confermano un processo di deindustrializzazione della regione che probabilmente si è ormai concluso.

Dopo un 2016 che aveva segnato per il quarto anno consecutivo un complessivo rallentamento degli scambi diretti con l'estero «adesso import ed export sembrano più vivaci» si legge: le importazioni dirette sono in aumento del 62,7%, a fronte di un meno rapido incremento delle esportazioni (+37,6%), che nel primo trimestre 2017 sono salite in totale da 1.677 a 2.307 milioni di euro, recuperando in parte i livelli del biennio 2012-2013.

A partire dalla seconda metà del 2016 l'andamento dei crediti bancari ha registrato un'inversione di tendenza, con un progressivo recupero nel finanziamento alle famiglie (+2,7%), al quale si è contrapposto un calo dei prestiti al settore produttivo. A trainare sono stati il credito al consumo e la domanda di mutui per l'acquisto di abitazioni.

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