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L’economia Usa chiude il quarto trimestre 2019 in crescita del 2,1%

L’espansione americana procede a passo moderato a anche se frena. È sostenuta dai consumi e ora anche dall'export, soffrono gli investimenti

di Marco Valsania


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(Ikon Images / AGF)

2' di lettura

L’economia americana rallenta la sua lunga marcia, ma la sua crescita rimane avviata a una velocità di crociera attorno al 2 per cento. Nel quarto trimestre dell’anno scorso il Pil Usa è avanzato al passo del 2,1%, rispettando le attese; e nell’intero 2019 l’espansione ha messo a segno il 2,3%, anche se si è trattato della performance più debole dal 2016.

La spesa dei consumatori, oltre due terzi del Pil, ha continuato a crescere, anche se ha frenato progressivamente: nel quarto trimestre i consumi personali sono lievitati dell’1,8%, rispetto al 3,2% del terzo trimestre e al 4,6% del secondo. L’anello più debole è stato rappresentato piuttosto dagli investimenti aziendali, che negli ultimi tre trimestri dell’anno appena concluso sono diminuiti. Gli investimenti fissi, in impianti, macchinari e proprietà intellettuale, sono in particolare scivolati nel quarto trimestre dell'1,5 per cento.

L’export, reduce da traumi causati da escalation nelle tensioni commerciali, negli ultimi tre mesi ha ritrovato smalto, forse aiutato da segni di tregua affiorati in alcuni conflitti, tra i quali anzitutto quello tra gli Stati Uniti e la Cina. Le esportazioni nette hanno portato in dote 1,48 punti percentuali alla crescita del quarto trimestre, un record dal secondo trimestre del 2009. Un contributo positivo è arrivato inoltre negli ultimi mesi dal settore immobiliare, dove gli investimenti residenziali, in passato parsi fragili, sono saliti del 5,8 per cento.

I dati appaiono corrispondere sostanzialmente al giudizio sull’economia della Federal Reserve: nel suo ultimo vertice la Banca centrale americana ha giudicato l’espansione, ormai la più lunga nella storia giunta all’undicesimo anno consecutivo, prosegue a ritmo “moderato”, senza richiedere al momento nuovi interventi di politica monetaria. La Fed e il suo chairman Jerome Powell hanno notato il continuo sostegno offerto dai consumi e dal mercato del lavoro, definito “robusto”, nonostante debolezza invece negli investimenti di business e nel comparto manifatturiero.

Powell ha tuttavia anche citato la persistenza di incognite sull’outlook del 2020 che richiedono vigilanza: da incertezze sul commercio a incognite sul possibile impatto economico della nuova epidemia globale del coronavirus di Wuhan. Un impatto che, ha precisato, è ancora troppo presto per ipotizzare.

L’espansione americana tuttora in atto, se ha battuto record di longevità, non ha inoltre inanellato performance altrettanto brillanti in termini di forza; un fattore che ha continuato a lasciare dubbi sulla prosperità complessiva del Paese e non ha saputo sanare le ferite sociali lasciate da passata crisi, da impennate della diseguaglianza, dalle ripercussioni di rapide trasformazioni tecnologiche e da salari e redditi rimati deboli per molti americani soprattutto i meno abbienti e qualificati. È un'eredità che potrebbe pesare al momento di una futura impasse o recessione.

L'andamento medio della crescita di questi anni, dai suoi inizi nel 2009, e' stato di poco superiore al 2%, rispetto al 2,9% messo a segno nel periodo tra il 2001 e il 2007 e al 3,6% registrato tra il 1991 e il 2001.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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