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L’ecotassa sulla plastica ci costa 350 milioni e la paghiamo già: ecco come

Mentre il Governo progetta una nuova ecotassa sulla plastica, su tutti gli imballaggi i consumatori pagano il contributo Conai che, senza passare dal Fisco, va direttamente a pagare raccolta differenziata e riciclo. Oggi paghiamo 26,3 centesimi per chilo di plastica

di Jacopo Giliberto


Plastic tax, arriva l'imposta da un euro al chilo

7' di lettura

Già paghiamo una “supertassa” sulla plastica. Questa “ecotassa” ci costa 350 milioni l’anno, si chiama “ contributo Conai ”, va tutta a ripagare direttamente le raccolte differenziate e il riciclo della plastica senza passare dalle tasche del Fisco.
Al contrario, ha scopi non ambientali bensì fiscali la nuova tassa di 1 euro al chilo sulla plastica immaginata dal Governo nella Legge di Bilancio.
Secondo le aziende del settore e le imprese dei riciclo, se passasse la norma quei soldi verrebbero tolti all’ambiente per essere destinati al Fisco.

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Il prelievo Conai che paghiamo oggi per finanziare direttamente la raccolta e il riciclo della plastica è in media di 26,3 centesimi per ogni chilo di imballaggio che acquistiamo insieme con i prodotti che vi sono confezionati.
Questo costo dal 1° gennaio salirà a 33 centesimi per via dell’aumento dei costi reali del servizio di raccolta e riciclo.

Infatti gli italiani pagano un prelievo su tutti gli imballaggi, non solamente sulla plastica, e si chiama contributo Conai.
Questo prelievo nel 2017 ha pesato sulle tasche degli italiani per 524 milioni tra plastica, vetro, alluminio, acciaio, legno e carta.
Sono soldi sui quali lo Stato non mette mano perché è un contributo obbligatorio pagato dalle imprese e dai consumatori per ogni bene confezionato ed è destinato esclusivamente a finanziare la raccolta differenziata e il riciclo.
Nel 2018 il Conai ha trasferito direttamente ai Comuni italiani 561 milioni di euro per ripagare il loro servizio di raccolta differenziata.

Per questo motivo contro l’ipotesi di un’altra tassa verniciata di ambiente ma in realtà destinata al Fisco protesta il mondo del riciclo rappresentato dal consorzio di ricupero Corepla , i consorzi di settore Conip e Coripet, le imprese riunite dalla Confindustria e quelle del settore rappresentate dall’ Unionplast e da Plastics Europe , i sindacalisti della Cgil .

L’ecotassa che paghiamo oggi sulla plastica
Oggi ogni imballaggio di plastica paga un contributo Conai alla raccolta differenziata e al riciclo diviso in quattro fasce secondo la valenza ambientale.
Il sovraccosto che paghiamo oggi va da 15 centesimi al chilo per le plastiche più riciclabili (come le bottiglie di Pet per l’acqua minerale) fino ai 36,9 centesimi al chilo per gli imballaggi più impossibili da riciclare (gli imballaggi complessi formati da più polimeri non compatibili).
Il costo medio è di 26,3 centesimi per chilo di plastica.

L'ECOTASSA CHE PAGHIAMO GIÀ SUGLI IMBALLAGGI

L'ECOTASSA CHE PAGHIAMO GIÀ SUGLI IMBALLAGGI

Per via dell’aumento dei costi del servizio, il contributo Conai sulla plastica dal 1° gennaio salirà a 33 centesimi al chilo.
Le quattro fasce di riciclabilità diventeranno 15 centesimi per gli imballaggi più riciclabili, 20,8 per la fascia B1, 43,6 per la fascia B2 e 54,6 centesimi al chilo per gli imballaggi in fascia C («imballaggi non selezionabili o riciclabili allo stato delle tecnologie attuali»).

Il riciclo degli imballaggi

Secondo i dati a consuntivo del 2018 pubblicati dal Conai (Consorzio nazionale imballaggi) nel Programma generale di prevenzione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, in particolare nella Relazione Generale Consuntiva 2018, gli imballaggi immessi al consumo l’anno scorso sono cresciuti dello 0,8%, attestandosi su 13,2 milioni di tonnellate di confezioni e imballi arrivati alle aziende o ai consumatori.

I pessimisti se ne facciano una ragione: vengono raccolti e non finiscono nell’immondizia i quattro quinti di tutti gli imballaggi.
Il recupero complessivo di imballaggi è in aumento e arriva all’80,6% degli imballaggi usati (+3% sul 2017).
Il riciclo complessivo è stato del 69,7% dell’immesso al consumo, per un totale di 9,2 milioni di tonnellate (+2,6% sul 2017). Un risultato che è ampiamente al di sopra degli obiettivi europei al 2020.

ENTITÀ DEL CONTRIBUTO AMBIENTALE PER L’ANNO 2019

Protesta il consorzio di riciclo Corepla
Già oggi gli italiani pagano sugli imballaggi di plastica il contributo ambientale Conai pari a 350 milioni l’anno, afferma Antonello Ciotti, presidente del consorzio nazionale di recupero degli imballaggi plastici Corepla.
«Aggiungere altri 200 euro a tonnellata significa costi supplementari per i consumatori e zero vantaggio per l’ambiente», avverte Ciotti.

E contro una simile tassa protesta anche Cosimo De Benedittis, direttore del consorzio volontario specializzato Conip (raccolta e riciclo di casse e pallet di plastica): «Con tale provvedimento anche un sistema virtuoso come quello di Conip cesserebbe di esistere».
Aggiunge Corrado Dentis, presidente del consorzio volontario specializzato Coripet (raccolta e riciclo delle bottiglie di Pet): «Tassare tutti gli imballaggi in plastica non aiuta l’ambiente: punisce gli imballaggi riciclabili che hanno un efficace circuito di raccolta e riciclo e pone freni allo sviluppo di una vera economia circolare».

Le aziende della plastica
Protestano le due associazioni delle aziende di settore, cioè la Plastics Europe Italia (Federchimica), che raccoglie i colossi della chimica che sintetizzano le materie plastiche, e l’Unionplast, che riunisce le imprese

Manovra: lo sconto del Fisco vale più di quello dell’idraulico infedele

che acquistano la plastica e la lavorano per produrre oggetti e beni.

L’Unionplast è contro «la volontà del Governo di inserire, nell’ambito della Legge di Bilancio, una tassazione che andrebbe a colpire le imprese produttrici di imballaggi in plastica». Secondo il presidente dell’associazione, Luca Iazzolino, la tassa «rischia di affossare ulteriormente la competitività di un settore di eccellenza che sta già intraprendendo una transizione verso soluzioni più sostenibili. Già oggi, infatti, il 15% della plastica utilizzata proviene da economia circolare, con un trend in continua crescita, anche sulla spinta delle dinamiche di mercato. Basti pensare che la domanda di polimeri riciclati è salita nel 2018 del 3,1%, a fronte di una discesa dei consumi di materie plastiche vergini». Conclude l’Unionplast che vanno evitati «provvedimenti inappropriati che fanno male al Paese, come ad esempio la messa al bando tout-court delle plastiche monouso, che ha messo a rischio la sopravvivenza di 30 aziende e di 3mila posti di lavoro».

Contrarissima a un’eventuale tassazione della plastica è anche Plastics Europe Italia, che raggruppa i produttori di materie plastiche. «Siamo contrari a questa misura — commenta il presidente Massimo Covezzi — essenzialmente per due ragioni».
Il primo motivo di contrarietà è il fatto che «la plastica è un materiale d’eccellenza ad altissima efficienza energetica e l’industria sta ulteriormente investendo per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di economia circolare. La nostra industria riconosce che l’utilizzo degli imballaggi in plastica, essenziali per ridurre gli sprechi di cibo, va responsabilmente gestito anche nella sua fase terminale. Per questo è disponibile a supportare programmi educativi e a continuare lo sviluppo tecnologico di soluzioni ancora più sostenibili».

La seconda ragione di Covezzi di Plastics Europe Italia «è che si penalizzerebbe un’intera filiera produttiva (produzione, trasformazione, macchinari e riciclo) che conta in Italia oltre 10mila aziende con 150mila addetti e un fatturato di oltre 40 miliardi di euro. La filiera delle materie plastiche in Italia è in assoluto la seconda a livello europeo, dopo quella tedesca, e presenta imprese di assoluta eccellenza mondiale, alcune di queste proprio per quegli imballaggi che la plastic tax colpirebbe».

Confindustria: un danno all’economia e all’ecologia
In una nota, la Confindustria esprime forte contrarietà. «La misura non ha finalità ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti, e rappresenta unicamente un’imposizione diretta a recuperare risorse ponendo ingenti costi a carico di consumatori, lavoratori e imprese». La confederazione ricorda che le imprese già oggi pagano il contributo ambientale Conai.
«L’introduzione di una “tassa sulla plastica” equivarrebbe, quindi, a una sorta di doppia imposizione e - come tale - sarebbe ingiustificata sia sotto il profilo ambientale che economico e sociale».
Un’altra conseguenza è che il tributo colpirebbe anche gli imballaggi realizzati con materiale riciclato, «andando a penalizzare gli enormi sforzi che le imprese stanno compiendo per la completa transizione verso l’economia circolare, sottraendo inoltre importanti risorse per gli investimenti in sostenibilità ambientale. La misura rischia, infine, di compromettere il buon funzionamento del sistema dei consorzi per la gestione e il riciclo degli imballaggi, che da più di vent'anni ha consentito al nostro Paese di essere leader nell’economia circolare e di raggiungere tutti gli obiettivi europei per il riciclo».

Il sindacato Filctem Cgil
La parola a Marco Falcinelli, segretario generale della Filctem Cgil: «La tassa sulla plastica non ha alcun razionale logico. Le aziende produttrici di imballaggi già pagano ai consorzi per il recupero e riciclo dai 150 ai 500 euro a tonnellata in funzione proprio delle differenti difficoltà di raccolta e riciclo dei prodotti. Produrre una tonnellata di plastica per imballaggi costa circa 1000 euro e la ventilata ipotesi di una tassa aggiuntiva del 20% metterebbe a rischio il futuro di 50mila lavoratori e di 2000 imprese. Non si tratta di difendere gli interessi di un settore ma di evitare un disastro dal punto di vista sociale e produttivo. Il Governo deve dotarsi di una seria politica industriale, basta seguire istinti ed emotività».

Tra i politici, forte il disappunto della Lega, come Vannia Gava (già sottosegretaria all’Ambiente) e come Elena Lucchini, capogruppo Lega in commissione Ambiente della Camera: «La tassa sulla plastica dimostra che il governo giallo-fucsia sta raschiando il barile pur di non aumentare l’Iva», dice Lucchini. «Per Pd e 5S poco importa se a pagarne il prezzo saranno consumatori, famiglie a basso reddito e agricoltori in particolare».

Come è stato speso il contributo al riciclo
Nel 2017 il flusso economico complessivo del Conai sui diversi imballaggi di carta (come la scatola ordinata via web o il cartone del latte), vetro (il vasetto di marmellata o la bottiglia di birra), alluminio (come la lattina di aranciata o il tubetto del dentifricio), plastica (il vasetto dello yogurt o il flacone dell’ammorbidente), acciaio (come il barattolo di fagioli o la latta di olio), legno (la cassetta di frutta o i bancali del supermercato) è stato pari a circa 849 milioni di euro, che derivano in primo luogo dal contributo ambientale Conai pagato dai consumatori, pari a 524 milioni di euro, cui si aggiungono 288 milioni di euro di ricavi dalla vendita dei materiali e 36 milioni di euro di altri ricavi della gestione non caratteristica, finanziaria e straordinaria.

Nello stesso anno i costi di gestione sono stati pari a 875 milioni di euro, di cui l’86% è rappresentato dai costi di conferimento, raccolta e avvio a riciclo (logistica, selezione, pretrattamento, ecc):
il 58% per la raccolta differenziata ( corrispettivi riconosciuti alle pubbliche amministrazioni nell’ambito dell’accordo quadro Anci-Conai a copertura dei maggiori oneri delle raccolte differenziate degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio);
il 32% per il riciclo (destinato dai consorzi di filiera per remunerare le imprese di servizio per il ritiro e il recupero dei materiali raccolti);
il 10% per la promozione del riciclo (i costi di struttura dei consorzi,
promozione, progetti territoriali ordinari e speciali, campagne di educazione e comunicazione rivolte ai cittadini).

I costi attuali per chilo di imballaggi
Questi i corrispettivi Anci Conai oggi in vigore per le fasce di qualità più alte, in euro per tonnellata:
acciaio 119,18
alluminio 563,74
carta 98,91
legno 17,12
plastica 310,57
vetro 53,01

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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