La nuova avventura di Giulio Milani

L’editoria si reinventa: un camper, il crowdfunding e libri come serie tv

di Serena Uccello

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3' di lettura

Un camper e un progetto. Un romanzo, anzi più romanzi che guardano ai meccanismi del cinema e della televisione. Sarà questa l’esperienza innovativa in grado di aprire nuovi spazi per l’editoria? Andiamo con ordine. Una delle critiche che più di frequente vengono rivolte all’editoria italiana di questi anni è la scorsa propensione al rischio, ovvero al rischio di innovare. L’obbedienza cioè a un certo modo sicuro (comodo) di percorrere strade consuete, note. Scoperto un filone, lo si percorre fino a spremerne l’ultima goccia, dicono gli osservatori più severi, con il risultato che dopo un po’ i lettori si disaffezionano, i canali di selezione dei testi si ingolfano. Da qualche mese, una iniziative sembra puntare al ribaltamento del tavolo. Arriva dalla casa editrice indipendente Transeuropa Edizioni e dal suo direttore editoriale Giulio Milani.

Milani che ha già dietro le spalle il caso Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi (ma anche il lancio di scrittori come Fabio Genovesi, Giuseppe Catozzella, Andrea Tarabbia e Demetrio Paolin), sfida ora tre nodi chiave: l’invenzione del genere, la scelta dei talenti, il reperimento delle risorse.

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Cominciamo dall’ultimo punto che è forse quello che ripropone un modello conosciuto, seppur ancora poco diffuso: il crowdfunding. Dallo scorso 11 gennaio il progetto è ospitato da Eppela, la principale piattaforma di crowdfunding in Italia (https://www.eppela.com/it/projects/17530-romanzo-italiano-nasce-un-nuovo-genere-letterario). I fondi reperiti serviranno a sostenere le spese di avvio e la promozione. E l’idea deve essere piaciuta, visto che a poco meno di due settimane dalla fine della campagna l’obiettivo economico è stato centrato.

Ma qual è esattamente il progetto di Milani? Si chiama Wildworld. L’ispirazione che la sostiene è quella della serialità. «Esattamente come accade nelle serie televisive – spiega Milani – ogni titolo della collana sarà come un episodio di una serie». Ed esattamente come nella gran parte delle serie televisive lo sguardo si concentrerà sulla narrazione delle realtà, sulla complessità della cronaca. La serialità, la narrazione orizzontale, riguarderà la struttura della collana ma anche l’organizzazione interna dei testi: «Ogni capitolo – dice Milani – anticiperà un “colpo di scena” che verrà chiarito, svelato, nel capitolo successivo».

Il primo titolo, in libreria il 15 marzo, ma già disponibile in prevendita su Eppela, è La notte dei ragni d’oleandro di Mario Bramè. Bramè, che oltre a essere saggista, studioso, editore a sua volta (ha fondato e diretto Edizioni Melquìades, casa editrice attiva in filosofia della scienza. Attualmente dirige la collana “Meccanismi” per BookTime), è anche musicista e ci porta a Parigi, ci conduce al Bataclan: è il 13 novembre del 2015. Un gruppo di attentatori entra e fa fuoco. E con l’autore anche noi diventeremo “ragni d’oleandro”, “stupidi parassiti” da distruggere. Ma se di quella notte crediamo di sapere, se non tutto, molto, ecco ciò non importa più. Perché non è per confermare le nostre certezze che le pagine di Bramè meritano di essere lette. Bramè ripercorre un Bataclan reale per connotarne uno immaginario. Riuscita prova di trasfigurazione.

Il secondo titolo, previsto in libreria per maggio, sarà Sotto il suo occhio di Giulia Seri: si ispira a quanto successo a molte vittime del revenge porn. Attraverso l’artificio letterario dello sdoppiamento, l’autrice cercherà di raccontare l’evento più misterioso: la rinuncia alla vita.

E il camper? Cosa c’entra? Non solamente l’idea, l’ossessione principale di un editore è infatti trovare il talento, l’autore. Segue la promozione. Milani allora la scorsa estate mette le due cose insieme e le carica su un camper assieme alla famiglia. È il Discovery Tour che tocca le Marche, la Puglia, la Calabria, e poi risale verso il Lazio e la Toscana. Cinque settimane in giro. Ogni tappa, un incontro. Ogni incontro, un confronto. «È l’editore - conclude Milani - che si mette sulla strada. Non che tutti debbano fare così, ma anche questo può essere un modo per uscire dalle secche».

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