il divorzio visto dall’italia

L’effetto Brexit nel nostro Paese colpisce quasi mille imprese e 30mila inglesi

di Marzio Bartoloni

(© Bodo Schieren/imageBROKER)

3' di lettura

L’effetto Brexit non tocca solo italiani ed europei (e i loro interessi) in Inghilterra. Ma avrà sicuramente delle ripercussioni anche sugli inglesi in Europa e in Italia. Nel nostro Paese secondo l’Istat sono quasi 30mila quelli residenti. Mentre le imprese d’Oltremanica sono la terza presenza europea, con quasi mille società, dopo Germania e Francia. Per molti cittadini britannici sicuramente ci saranno complicazioni in più (dal passaporto per i viaggi all’assitenza sanitaria). Per le aziende il rischio è di doversi scontrare con dazi e barriere, visto che potrebbero non avere più le semplificazioni del mercato unico. Tanto che dai primi sondaggi emerge che un terzo delle aziende inglesi è convinta che ci saranno effetti sul loro business.

Le partecipazioni inglesi in Italia
Secondo l’ultima indagine effettuata dall’Agenzia Ice insieme al Politecnico di Milano nel rapporto «Italia Multinazionale» sono esattamente 860 le partecipazioni inglesi nel nostro Paese. Circa un migliaio di aziende - meno della metà di quelle a partecipazione tedesca (2138) e molto dietro a quelle francesi (1467) - che comunque hanno un peso specifico importante con 68500 dipendenti e 33 miliardi di fatturato. Se si considerano anche gli Usa - subito dietro la Germania con 2055 partecipazioni in imprese stabilite in Italia - l’Inghilterra rappresenta il quarto investitore per numero di imprese e per fatturato, rappresentando il 7% circa delle partecipazioni estere totali. Oltre a essere tra i primi investitori esteri ad essere entrati nel nostro Paese , con diverse imprese che si sono insediate già dagli anni novanta.

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I timori per il loro business
Se si guarda alla loro concentrazione geografica emerge che la maggior parte delle aziende - quasi 500 - si concentrano in Lombardia (con oltre 13 miliardi di fatturato), seguita da Lazio e Toscana. I settori in cui i cittadini del Regno Unito sono più presenti sono quello delle attività commerciali, della manifattura e degli alloggi (o della ristorazione). Subito dopo il referendum sulla Brexit la Camera di commercio di Milano ha sentito a caldo un piccolo drappello di imprenditori d’Oltremanica per capire che tipo di effetti si aspettano. Se per il 23% non ci sarà alcuna conseguenza, per il 35% ci sarà su parte del business e per il 18% ci saranno costi più elevati, ma anche conseguenze su import e export. Per il 10% arriverà invece un calo di fatturato. Per il 60% il mercato italiano ed europeo manterranno comunque la stessa rilevanza, ma per il 24% ci sarà un calo di business. Per tutti l’Italia, nel contesto europeo, resta un Paese interessante. Comunque restano ottimisti sull’Unione europea (65%).

Le complicazioni per i cittadini d’Oltremanica
Secondo l’ultimo censimento i cittadini britannici residenti ufficialmente in Italia sono poco meno di 27mila, concentrati anche qui in tre Regioni, le stesse dove si contano più realtà imprenditoriali d’Oltremanica. E cioè Lombardia, Lazio e Toscana dove vivono quasi la metà degli inglesi con Roma, Milano e Firenze a guidare la classifica delle città con la maggiore presenza di sudditi di Sua Maestà. Se l’incombenza di doversi munire di nuovo del passaporto per viaggiare sarà forse la novità meno fastidiosa il rischio maggiore per i cittadini inglesi, dopo la Brexit, sarà probabilmente quello di perdere alcune agevolazioni importanti garantite ai cittadini Ue come l’assistenza sanitaria automatica o le facilitazioni per l’accesso al mercato del lavoro. Da non sottovalutare poi l’effetto svalutazione della sterlina sull’euro. Ma qui il risultato potrebbe essere positivo, almeno per chi percepisce redditi con la moneta unica europea.

Video-cartoon - Il negoziato per Brexit: conto alla rovescia di una mission impossible
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