L’indice di sportività di PtsClas

L’effetto Covid-19 cambia la geografia dello sport in Italia: primato a Bologna con ciclismo e Formula 1

La 14ª edizione fotografa le difficoltà della pratica agonistica e amatoriale a causa della pandemia. Penalizzate in particolare Trento, Rimini e Aosta. L’eccezione di Bologna che «guadagna» due eventi internazionali

di Andrea Gianni e Gianni Menicatti*

Giochi 2021, Quadarella: "L'anno in piu' un punto di forza"

La 14ª edizione fotografa le difficoltà della pratica agonistica e amatoriale a causa della pandemia. Penalizzate in particolare Trento, Rimini e Aosta. L’eccezione di Bologna che «guadagna» due eventi internazionali


4' di lettura

Non poteva essere altrimenti: lo sport italiano - che si è completamente fermato per alcuni mesi e ha ripreso a spalti (semi)vuoti tra mille difficoltà - ha ceduto il passo alla pandemia. In un anno dominato dall’emergenza sanitaria, con tanto di Olimpiadi rinviate di 12 mesi e senza certezze che neppure nel 2021 a Tokyo si possa gareggiare, l’indagine targata PtsClas sull’Indice di sportività delle province italiane è fortemente condizionata dal fattore Covid.

I quattro parametri creati allo scopo di misurarne gli effetti (negativi per la grande maggioranza dei territori) influiscono in maniera decisiva sulla classifica finale. Così - a fronte dell’arretramento imposto ad altre aree d’Italia particolarmente strutturate - la provincia di Bologna segna una rete in zona Cesarini con l’assegnazione a Imola, non prevista dai calendari di inizio anno, di una prova di F1 e del campionato mondiale di ciclismo su strada, e conquista lo scudetto della qualità e della diffusione dello sport. A poche lunghezze arriva Bergamo, prima lombarda a salire sul podio dal 2007 a oggi.

LAB24 / Tutte le classifiche complete e interattive, provincia per provincia

L’Indice di sportività elaborato da PtsClas, giunto all’edizione n. 14, ha tenuto presente l’emergenza coronavirus attribuendo un peso minore del solito ai risultati degli sport di squadra i cui campionati sono stati interrotti (praticamente tutti, a eccezione del calcio professionistico) ma soprattutto predisponendo quattro classifiche “al contrario”, nelle quali i valori più alti riguardano le province che sul piano sportivo hanno maggiormente risentito del lockdown.

I nuovi indicatori

Il numero degli indicatori è passato da 32 a 36. Le new entry vanno a misurare l’impatto delle regole anti Covid-19 riguardanti lo svolgimento dell’attività sportiva a tutti i livelli. Si è fatto riferimento:

1 ai periodi di stop imposti a strutture fortemente correlate all’attività turistica (campi di golf, circoli velici, impianti sciistici eccetera);

2 alla temporanea chiusura e alla limitazione dell’attività di scuole sportive per ragazzi (scuola calcio, scuola basket, eccetera) e delle imprese che gestiscono impianti;

3 alla cancellazione e al ridimensionamento di eventi nazionali e internazionali originariamente previsti dai calendari;

4 alle difficoltà connesse alla ripartenza dei campionati 2020/2021 con la rinuncia di alcune squadre, l'autoretrocessione di altre e, più in generale, con la limitazione alla presenza del pubblico.

Il nuovo insieme di indicatori riconducibili all’effetto Covid-19, che concorre “in negativo” alla determinazione dell’indice generale, ha un peso complessivo pari al 20 per cento e si integra con quelli consolidati (sia pure arricchiti di alcune novità rispetto al 2019, tra cui le “imprese per lo sport”) che riguardano gli aspetti strutturali, le discipline a squadre e quelle individuali, le relazioni dello sport con la realtà economica e sociale.

Trento, che senza la pandemia avrebbe riconquistato l’ideale medaglia d’oro (anche grazie alle affermazioni nell’attrattività di eventi del 2019 e nel ciclismo), scende al terzo posto in classifica generale pagando più di tutte le altre il “malus sportivo” indotto dal virus. Subito dopo, nella graduatoria che raggruppa i quattro “controindicatori”, ci sono Rimini e Aosta. È quest'ultima a rimetterci di più nella relazione fra turismo e attività sportiva, che nella Vallée - come in altri territori montani colpiti per lo stesso motivo - è diffusa sia nei mesi invernali che in quelli estivi. Mentre Rimini, Brescia e Reggio Emilia formano il terzetto che ha risentito maggiormente della chiusura di strutture per grandi e piccoli.

Il Trentino, in particolare, paga pegno soprattutto sul terreno dell’attrattività di eventi sportivi, a causa di numerose manifestazioni di carattere nazionale che nel 2020 si dovevano svolgere sul suo territorio e invece sono rimaste sulla carta. Sempre sotto questo aspetto vanno in sofferenza - fra le altre - Genova, che con Recco ha perso le finali della Champions League di pallanuoto, e Cagliari, che si è vista annullare le regate preliminari dell’America’s Cup. La nuova stesura dei calendari, di contro, ha rilanciato alcune realtà territoriali, prima fra tutte - come già accennato - Bologna. Un vantaggio anche per i territori (Palermo, Matera e L’Aquila) nei quali farà tappa il Giro d’Italia dopo la cancellazione di quelle iniziali in Ungheria. Mentre la F1, per la prima volta al Mugello, ha reso meno pesante la perdita di eventi in provincia di Firenze.

Gli effetti negativi sull’iscrizione ai campionati si sentono soprattutto nelle aree più piccole: è il caso di Fermo (Montegranaro) e Pistoia, che pagano parecchio la rinuncia al basket maschile di vertice.

Da Bolzano in giù

Appena sotto il podio della classifica generale si trova Bolzano, grazie al successo negli sport invernali e a numerose altre posizioni di rilievo. Notevole il quinto posto di Vicenza, con due vittorie di tappa legate agli sport di squadra: nella graduatoria che raggruppa le discipline meno popolari e in quella che premia la presenza di team al di fuori del capoluogo di provincia.

Tra le grandi aree metropolitane Torino riconquista la leadership (è nona nel ranking generale) lasciata lo scorso anno a Milano (ora 21ª, con una posizione recuperata); ancora in leggera salita Roma (dal 33° al 31° posto) e balzo significativo per Napoli (dal 76° al 60°). La provincia partenopea può contare soprattutto sull’ottima organizzazione delle Universiadi 2019, che hanno fatto guadagnare numerose posizioni anche a Salerno, Caserta e Benevento (favorita ancor di più dal ritorno nella Serie A calcistica). Resta il fatto che quasi tutti i territori meridionali e insulari continuano a rimanere indietro: nella prima metà della classifica si trovano solo Cagliari (15ª), che senza Covid sarebbe stata nona, Teramo (45ª), Chieti (47ª) e Bari (52ª).

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti