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L’effetto sacchettino spinge le bioplastiche

Nel 2019 la plastica biodegradabile usa-e-getta è cresciuta in Italia del 14,1% (101mila tonnellate) e ha fatturato 745 milioni di euro (+8,8%)

di Jacopo Giliberto

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(ANSA)

Nel 2019 la plastica biodegradabile usa-e-getta è cresciuta in Italia del 14,1% (101mila tonnellate) e ha fatturato 745 milioni di euro (+8,8%)


4' di lettura

Ricordate la legge che imponeva i sacchettini biodegradabili usa-e-getta a pagamento per l’ortofrutta nel supermercato?
E le polemiche che ne avevano accompagnato l’adozione?
Ricordate le ordinanze plastic free a tutela dei nostri mari che tanto piacevano prima dell’epidemia?
Ecco, oggi si possono leggere nei numeri di mercato quei fenomeni indotti da norme e leggi.
Nel 2019 le bioplastiche sono cresciute del 14,1% (101mila tonnellate) e hanno guadagnato 745 milioni di euro (+8,8%).

Un ritratto per tanti prodotti

Che cosa sono le bioplastiche? La definizione è duplice e riguarda i due lati estremi della vita della plastica, cioè l’atto iniziale del produrla e l’atto finale di smaltirla dopo l’uso.

Lato iniziale. Sono bioplastiche quelle che partono da materie prime di origine biologica invece che dal petrolio, per esempio cellulosa o amido, e possono perfino non essere biodegradabili.
Lato finale. Si definiscono bioplastiche anche quelle che sono biodegradabili, indipendentemente dalla materia prima perfino quando provengono dalla lavorazione del petrolio.
Ovviamente le più apprezzate, ma scarsamente disponibili, sono le bioplastiche che posseggono entrambe le caratteristiche, la materia prima biologica e la biodegradabilità.

Un’altra caratteristica è la compostabilità, cioè la proprietà dei manufatti di bioplastica di degradarsi fino a diventare compost agricolo se vengono lavorati in impianti di compostaggio con caratteristiche di temperatura e di trattamento adeguate.

Le bioplastiche più diffuse sono l’acido polilattico (Pla), del tutto simile alle plastiche convenzionali petrolifere ma biodegradabile e perfino compostabile, e quelle butadieniche con amido. Il Pla è richiestissimo in tutto il mondo ma la capacità produttiva è del tutto inadeguata alla domanda.
La normativa italiana per spingerne il mercato impone limiti minimi di materie prime di origine biologica e rinnovabile, da alzare gradualmente nel tempo per puntare sempre più a prodotti sostenibili in entrambi i lati della definizione di bioplastica, cioè nella produzione e anche nell’uso.

A differenza delle altre plastiche, queste non sono riciclabili con facilità in nuovi prodotti, sono plastiche che si possono usare una sola volta, ma possono essere riutilizzate per creare compost e se gettate riescono a essere degradare dall’ambiente se si trovano in condizioni appropriate.

I dati del rapporto

Il 6° rapporto annuale di Assobioplastiche , curato dagli esperti della milanese Plastic Consult, dice che nel 2019 l’industria italiana delle plastiche biodegradabili e compostabili è rappresentata da 275 aziende divise in quattro gruppi: i colossi della produzione chimica e degli intermedi di base (sono rimasti in quattro perché è uscita di scena la Bio-On ), i produttori e distributori di granuli (21), le aziende di prima trasformazione (188), operatori di seconda trasformazione (62).
I dipendenti sono 2.645; come accennato sopra, la produzione è pari a 101mila tonnellate di manufatti compostabili prodotti, il fatturato complessivo è salito a 745 milioni di euro.

La crescita del numero di imprese presenti nel settore è risultata costante negli ultimi anni, passando da 143 operatori del 2012 ai 275 del 2019.
La regione con il maggior numero di imprese è la Lombardia, che vede la presenza di oltre 45 aziende che occupano poco più di 220 addetti, seguita da Veneto, Campania, Emilia Romagna, Puglia e Piemonte.

La Campania, grazie alla parziale riconversione dell'industria dell’usa-e-getta, diventa nel 2019 la regione con il maggior numero di addetti, mentre le regioni con la maggiore intensità occupazionale si confermano Liguria e Umbria.

Le aziende crescono i prezzi calano

Il fatturato complessivo generato dalla filiera è notevolmente cresciuto nel corso degli ultimi anni, passando da poco meno di 370 milioni di euro del 2012 ai 745 milioni di euro nel 2019, con una crescita media annua superiore al 10%. Nel complesso il comparto ha aumentato il valore di oltre

l’85% rispetto ai primi anni di attività, nonostante la progressiva decrescita dei prezzi di vendita.
I dati 2019 confermano la tendenza di crescita del mercato e di diminuzione dei prezzi: se la produzione è salita del 14,1% e il fatturato è cresciuto meno, significa che si vende di più con prezzi di listino meno orgogliosi.

Le ragioni dei ribassi di prezzo sono da individuare nello sviluppo delle economie di scala del comparto ma anche alla competizione sempre più feroce lungo tutta la filiera, dalla sintesi chimica del polimero fino al prodotto finito.

Sacchetti del supermercato e le capsule del caffè

Tutti i segmenti del mercato vanno forte, per obblighi di legge o per scelta dei consumatori consapevoli.
Ecco gli ultraleggeri per ortofrutta, cioè i sacchettini diventati obbligatori fra le polemiche, ma corrono anche gli articoli usa-e-getta come i bicchieri di plastica Pla uguali per aspetto a quelli convenzionali, oppure il telo agricolo, e le capsule del caffè.
Qualche numero.
• I sacchetti della spesa hanno superato le 56mila tonnellate (+4,2% sul 2018) nonostante la permanenza sul mercato di sacchetti illegali.
• I sacchettini ultraleggeri per alimenti sfusi si stanno avvicinando alle 20mila tonnellate.
• Il telo agricolo ha superato le 2mila tonnellate.
• La pellicola per imballaggio alimentare è cresciuta del 67%.
• L’usa-e-getta biodegradabile come bastoncini cotonati, posate, bicchieri è aumentato del +120%.

In ottima salute

«Un comparto in ottima salute, confermata da una crescita costante e consecutiva nell’arco di un decennio, non solo in quantità ma anche in qualità, come dimostrano le nuove, innovative applicazioni che iniziano ad entrare nel mercato grazie al consolidamento della raccolta della frazione organica», commenta Marco Versari, presidente di Assobioplastiche.


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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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